Voto di scambio, Alfieri dinanzi al Gup - Le Cronache Ultimora
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Voto di scambio, Alfieri dinanzi al Gup

Voto di scambio, Alfieri dinanzi al Gup

di Erika Noschese

Si terrà il prossimo 21 gennaio, alle ore 10, presso l’aula 318 (terzo piano della Palazzina C) della Cittadella Giudiziaria di Salerno, l’udienza preliminare a carico di Franco Alfieri, già sindaco di Capaccio Paestum, chiamato a rispondere dell’ipotesi di voto di scambio elettorale politico-mafioso. Si tratta di un filone investigativo distinto ma parallelo che coinvolge l’ex amministratore cilentano ed ex presidente della Provincia di Salerno, arrestato il 3 ottobre 2024 nell’ambito di un’inchiesta su presunte irregolarità negli appalti, quando ricopriva contemporaneamente gli incarichi di presidente della Provincia e di sindaco di Capaccio Paestum. In quell’occasione Alfieri fu condotto in carcere e successivamente posto agli arresti domiciliari dopo le dimissioni dai rispettivi incarichi. Successivamente, il 27 marzo 2025, Alfieri è stato nuovamente coinvolto in un’altra indagine ed è risultato tra i dieci arrestati nell’ambito di un’inchiesta sulla presunta pratica di scambio politico-mafioso tra Campania e Abruzzo. È proprio su questo secondo filone che Alfieri rischia ora un nuovo processo. Insieme a lui sono imputati Antonio Bernardi, agente della polizia municipale di Capaccio Paestum; Antonio Cosentino, esponente del clan di Baronissi; Domenico De Cesare e Vincenzo De Cesare; Stefania Nobili, ex consigliera comunale di Capaccio Paestum ed ex moglie di Roberto Squecco; Michele Pecora, dipendente del cimitero di Capaccio Paestum e Roberto Squecco, l’imprenditore capaccese che aveva festeggiato la prima elezione di Alfieri a sindaco sfilando con ambulanze a sirene spiegate. Risulta invece stralciata la posizione di Angelo Genovese, altro componente del cosiddetto “gruppo di Baronissi”, per il quale i difensori avrebbero richiesto il patteggiamento, che andrebbe in continuazione con precedenti sentenze di condanna. Genovese è attualmente detenuto nel carcere di Sulmona per altri reati. In sede di udienza preliminare, il Gup Brigida Cavasino dovrà decidere, per ciascun imputato, se disporre l’archiviazione o il rinvio a giudizio. Secondo l’accusa, Alfieri avrebbe stretto un accordo con Roberto Squecco, imprenditore locale già condannato per associazione mafiosa (art. 416 bis) e ritenuto vicino al clan Marandino. In cambio dell’appoggio elettorale ricevuto nel 2019 per l’elezione a sindaco, Alfieri avrebbe garantito a Squecco la gestione del lido Kennedy, successivamente abbattuto. I nuovi avvisi di garanzia potrebbero portare a sviluppi significativi nelle indagini. Proprio da questa inchiesta è emerso anche un presunto tentativo di uccidere l’allora primo cittadino di Capaccio Paestum, circostanza che ha ulteriormente aggravato il quadro accusatorio. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, dopo l’uscita di scena dal lido Kennedy, Roberto Squecco avrebbe maturato un forte risentimento nei confronti dell’amministrazione comunale e, in particolare, del sindaco Alfieri, arrivando a ipotizzare una vera e propria vendetta. In questo contesto, Squecco avrebbe chiesto l’intervento di un gruppo ritenuto vicino al clan di Baronissi, composto da Antonio Cosentino, Domenico De Cesare e Angelo Genovese, con l’obiettivo di intimidire, e successivamente eliminare, l’amministratore. Il gruppo, secondo l’accusa, si sarebbe attivato fin da subito per studiare le modalità dell’azione: sarebbero stati effettuati sopralluoghi e valutate diverse opzioni operative, tra cui quella di piazzare un ordigno sotto l’autovettura del sindaco. Un piano ritenuto particolarmente grave dagli investigatori ma che, per una serie di circostanze, non sarebbe mai stato portato a termine. Restano tuttavia agli atti le interlocuzioni e i tentativi di pressione che, secondo la Procura, dimostrerebbero la concretezza dell’intento criminoso. A veicolare i messaggi intimidatori sarebbero stati Antonio Bernardi, agente della polizia locale di Capaccio Paestum, e Michele Pecora, dipendente dell’ufficio cimiteriale comunale. Entrambi, considerati vicini a Squecco, avrebbero fatto da tramite, esercitando pressioni sull’allora assessora alle Politiche sociali, Mariarosaria Picariello, affinché riferisse direttamente ad Alfieri le minacce, nel tentativo di condizionare l’azione amministrativa e le scelte politiche del Comune.