Sulla Salerno-Napoli i rincari record - Le Cronache Attualità
Attualità Campania

Sulla Salerno-Napoli i rincari record

Sulla Salerno-Napoli i rincari record

di Erika Noschese

L’avvio del 2026 ha segnato un punto di rottura profondo per il sistema della mobilità italiana, trasformando il tradizionale passaggio al nuovo anno in una vera e propria prova di resistenza economica per milioni di automobilisti. Sebbene il fenomeno dei rincari autostradali abbia assunto una dimensione nazionale, colpendo in modo trasversale quasi tutte le tratte della penisola con un adeguamento medio dell’uno e mezzo per cento, è lungo la direttrice della A3 Salerno-Pompei-Napoli che la tensione ha raggiunto i livelli di guardia. Questa arteria, vitale per il collegamento tra il capoluogo campano e il Mezzogiorno costiero, è balzata tristemente agli onori delle cronache come la tratta che ha registrato gli incrementi più significativi a livello nazionale, diventando il simbolo di una “stangata” che non risparmia nessuno, dai pendolari quotidiani alle grandi imprese di logistica. Il quadro emerso ieri, durante le prime analisi ufficiali sull’impatto dei nuovi pedaggi, conferma che la situazione della A3 non rappresenta un caso isolato, ma l’estremizzazione di una tendenza punitiva per l’utenza. Mentre nel resto d’Italia i ritocchi tariffari sono stati giustificati con i piani di investimento pluriennali delle diverse concessionarie, sulla tratta che collega Salerno a Napoli il rincaro è stato percepito come un vero e proprio affronto alla produttività di una delle aree più densamente popolate d’Europa. La decisione del Ministero delle Infrastrutture, che l’altro ieri ha dato seguito operativo alla sentenza della Corte Costituzionale dello scorso ottobre, ha scoperchiato un vaso di Pandora fatto di malcontento e rivendicazioni territoriali. Non si tratta più solo di una questione legata all’area dell’Agro nocerino sarnese, ma di un problema che investe l’intero bacino di utenza regionale, colpendo chiunque debba spostarsi per lavoro, studio o necessità tra i poli urbani della Campania. Nella giornata di ieri, i sindaci del comprensorio hanno cercato di mediare con la società concessionaria, ottenendo chiarimenti che tuttavia non hanno del tutto placato gli animi. Se da un lato è stato confermato che gli aumenti di dieci centesimi riguardano specificamente i mezzi pesanti a quattro e cinque assi, dall’altro resta il dato politico e sociale di un’infrastruttura che costa sempre di più a fronte di un’efficienza spesso messa in discussione. La difesa delle tariffe per le autovetture private, rimaste invariate rispetto al 2025 insieme ai costi chilometrici per il Telepass, appare come una vittoria parziale in un mare di aumenti indiretti che finiranno comunque per pesare sulle tasche dei consumatori finali attraverso il rincaro dei trasporti delle merci. La critica più feroce a questo nuovo assetto tariffario è arrivata da Carmela Zuottolo, esponente di Forza Italia e profonda conoscitrice del settore trasporti, la quale ha evidenziato come il paradosso della A3 sia quello di essere una delle strade più care d’Italia pur mantenendo standard di servizio da “strada di serie B”. Il grido di protesta che si leva da Salerno e provincia punta il dito contro l’assenza di miglioramenti strutturali che dovrebbero giustificare simili prelievi. Anche dal fronte progressista, con l’intervento dei consiglieri del Partito Democratico di Scafati, Michele Grimaldi e Francesco Velardo, la critica si è fatta sistemica. Per la sinistra locale, la mobilità deve essere considerata un diritto sociale fondamentale, che viene eroso ogni volta che un pedaggio aumenta senza un corrispondente potenziamento del trasporto pubblico o della qualità stradale. La preoccupazione è rivolta in particolare alla sostenibilità economica per le famiglie, già gravate da un costo della vita che non accenna a diminuire. Il richiamo alla coesione territoriale, sul modello di quanto già avviene per i grandi progetti di sviluppo come il Masterplan, diventa l’unica via per evitare che il territorio venga trattato come un bancomat dai gestori autostradali. L’aumento dei pedaggi sulla Salerno-Pompei-Napoli e sul resto della rete nazionale non viaggia da solo, ma si inserisce in una cornice di rincari che il Codacons ha definito drammatica. L’altro ieri, primo gennaio 2026, è infatti scattato il riallineamento delle accise sul gasolio, una manovra del Governo che ha innalzato il costo alla pompa di oltre quattro centesimi al litro. Questa misura, finalizzata a generare entrate fiscali per oltre 550 milioni di euro, rappresenta un colpo durissimo per il settore dell’autotrasporto e, a cascata, per ogni cittadino che possiede un veicolo diesel. A questo si aggiunge la stangata sulle polizze assicurative: l’aliquota per le coperture relative a infortuni del conducente e assistenza stradale è balzata dal 2,5% al 12,5% per tutti i nuovi contratti e i rinnovi partiti da ieri. Gerardo Rosanova, segretario provinciale della Flaica Cub, ha messo in luce la natura paradossale di questi aumenti, notando come sull’A3 persistano ancora limitazioni tecnologiche anacronistiche, come le difficoltà nei pagamenti digitali presso alcuni caselli. La critica sindacale si sposta quindi sul potere d’acquisto: a che servono le battaglie per i rinnovi contrattuali e gli aumenti salariali se poi ogni entrata viene immediatamente drenata da pedaggi, benzina e assicurazioni? Il sindacato chiama in causa direttamente il sottosegretario Tullio Ferrante, chiedendo risposte concrete e non semplici visite istituzionali di rappresentanza. La sensazione diffusa tra i lavoratori è quella di essere prigionieri di un sistema di tariffe che cresce senza sosta, mentre la qualità della vita e la sicurezza sulle strade rimangono ferme al palo. Il 2026 si apre dunque con una sfida cruciale per la politica locale e nazionale. I rincari sulla Napoli-Salerno sono solo la punta dell’iceberg di una gestione della mobilità che appare sempre più sbilanciata a favore delle rendite di posizione dei concessionari. Gigi Vicinanza, della Cisal Metalmeccanici, ha ribadito la necessità di un intervento coordinato della Provincia di Salerno per garantire che le manutenzioni vengano realmente effettuate e che i tempi di percorrenza diventino certi. Senza una visione coraggiosa che preveda investimenti tecnologici e alternative valide all’auto privata, il Mezzogiorno rischia di vedere ulteriormente compromessa la sua capacità di attrarre investimenti e di garantire una vita dignitosa ai propri cittadini. La mobilità non è un privilegio, ma l’architettura stessa della libertà economica e sociale. La battaglia che si sta consumando in queste ore lungo i caselli dell’A3 e nelle aule consiliari dei comuni salernitani è destinata a segnare i prossimi mesi, con la speranza che la protesta si trasformi in una proposta concreta di riforma di un settore che, oggi più che mai, appare lontano dalle reali esigenze del Paese. I cittadini e le imprese non chiedono solo tariffe più eque, ma un servizio che sia finalmente all’altezza delle sfide di modernità, sicurezza e sostenibilità che il nuovo anno impone con urgenza.