Strage di Crans Montana e strage di S. Gregorio Magno del 2001 - Le Cronache Attualità
Cronaca Attualità

Strage di Crans Montana e strage di S. Gregorio Magno del 2001

Strage di Crans Montana e strage di S. Gregorio Magno del 2001

Michelangelo Russo

Un filo diretto di criminale superficialità istituzionale accomuna due tragedie avvenute a 25 anni di distanza l’una dall’altra. I quaranta morti asfissiati e bruciati della discoteca svizzera rimandano ai 19 morti, asfissiati e bruciati, dell’incendio che devastò il reparto ospedaliero di Psichiatria follemente dichiarato agibile dall’ASL di Salerno poco tempo prima dell’incendio. Le giovani vittime del locale svizzero peseranno per sempre sulla coscienza non solo dei proprietari della discoteca bar, che hanno agito nel nome del demone del profitto, ma soprattutto sulla coscienza di chi, addetto ai controlli, per negligenza, a dir poco, ha avvalorato l’idoneità della sala da ballo nonostante l’assenza totale di certificazioni tecniche idonee. La civilissima Svizzera, patria del rigore e della precisione dei suoi orologi di marca o a cucù, patria della difesa del segreto bancario più impenetrabile di un confessionale, ha fatto la figura di un Paese da bagattella dove gli imbrogli amministrativi sono diffusi più che in un territorio infiltrato da mafia e camorra. La ridicola amministrazione del paesino di Crans Montana, non meno che delle strutture antinfortuni federali, è colpevole in modo impressionante nonostante si sia affrettata ad annunciare che si costituirà parte civile. Sono stati i giornalisti per primi a scoprire che il locale della tragedia non era munito di autorizzazione, andando a leggere subito il fatto sul registro telematico delle imprese. Sta di fatto che i massimi responsabili, cioè i proprietari del locale, sono ancora a piede libero nonostante l’eclatanza delle responsabilità disumane. Lo diciamo subito! In Italia starebbero già da ore in galera, con un capo d’accusa di disastro colposo facilissimo da redigere sin d’ora. Un provvedimento di cattura indispensabile da adottare, per prevenire il pericolo di fuga e di inquinamento probatorio. Ma in Svizzera, la civilissima Svizzera, questo non è successo. Occorre dire che l’Ufficio del Pubblico Ministero svizzero ha una cultura differente da quella della Magistratura italiana. Che è indipendente nella sua totalità, e non soppesa il buon nome dell’Amministrazione (e la piramide delle responsabilità) prima di agire con l’urgenza del caso. In Svizzera il Pubblico Ministero ha una carriera separata da quella dei Giudici. C’è di più. I Pubblici Ministeri vengono eletti dal Parlamento, e quindi dalla maggioranza al Governo. Non vengono assunti tramite concorso pubblico, come in Italia. Si potrebbe dire che, se si aspira alla carica, i candidati non debbono scoprire troppo le loro idee, altrimenti avrebbero contro la maggioranza silenziosa dei benpensanti. L’Italia ha molti benpensanti, ma per fortuna ha molti critici di minoranza. Sono stati questi critici di minoranza a salvare la qualità della legislazione italiana in materia di prevenzione degli infortuni, che è cento anni luce più avanzata di quella civilissima svizzera del cioccolato. La qualità della giurisdizione italiana, e in particolare quella del Pubblico Ministero indipendente (e non separato) si ricava con l’analogia dell’eccidio di Crans Montana con il disastro del reparto ospedaliero psichiatrico di San Gregorio Magno del 16 dicembre del 2001. Nell’immediatezza della tragedia la Procura di Salerno sequestrò gli incartamenti della struttura presso l’ASL. Fu nominato un consulente esperto e fidato (uno di quelli dileggiato dai negazionisti di Tangentopoli di questi ultimi tempi, per convenienza) che nelle prime ore, tra i carteggi, scoprì le falsità dette dai tecnici verificatori dell’ASL sulla idoneità della struttura prefabbricata. Si erano permessi di dire che era in cemento (e quindi ignifuga) mentre era invece di plastica infiammabile interamente. E perciò bruciò arrostendo 19 pazienti. In poche ore i due tecnici dell’ASL furono tradotti in carcere. Chiesero il patteggiamento e furono condannati. Ma l’inchiesta non si fermò. Vagliò le responsabilità di tutta la scala gerarchica delle istituzioni implicate. Il processo si concluse con numerose condanne. Il processo di San Gregorio Magno fu un esempio di Giustizia rapida ed esemplare, che non ebbe riguardi per nessuno. L’inchiesta parlamentare che ne seguì ricalcò, agli atti del Parlamento, l’istruttoria svolta dalla Procura di Salerno in tempi rapidi, ricevendo i complimenti dell’allora Procuratore Generale Verderosa, a cui fu data assicurazione che l’indagine, come avvenne, sarebbe stata chiusa entro un anno.