Salerno trasporti, maxi sequestro della Finanza - Le Cronache Cronaca
Cronaca Salerno

Salerno trasporti, maxi sequestro della Finanza

Salerno trasporti, maxi sequestro della Finanza

Eecuzione a un “decreto di sequestro preventivo”, emesso dal Giudice per le Indagini
Preliminari alla sede, su richiesta di questa Procura, nei confronti di una società salernitana operante
nel settore dei trasporti di merce su strada.
Con il decreto è stato disposto il sequestro preventivo di somme e, in alternativa, per equivalente, di
crediti esistenti nel cassetto fiscale e/o di beni nella disponibilità della citata società, per l’importo
complessivo di euro 14.168.471,21, pari all’ammontare dei crediti d’imposta inesistenti utilizzati
per compensare le imposte dovute per gli anni 2022 e 2023.
Il provvedimento è scaturito da articolati controlli di polizia tributaria svolti dai finanzieri del Nucleo
di Polizia Economico-Finanziaria Salerno, nell’ambito di una verifica fiscale eseguita nei confronti
della anzidetta impresa di trasporti, che hanno permesso di ipotizzare la commissione del reato di
indebita compensazione di debiti tributari, di cui all’art. 10-quater del D.Lgs. n. 74/2000, mediante
l’utilizzo di crediti d’imposta edilizi inesistenti.
Nel corso dell’attività di polizia tributaria, venivano attenzionati, in primis, una serie di operazioni
di acquisizione di crediti (in 2^ cessione) derivanti da “bonus fiscali” effettuati dalla verificata a
partire dal dicembre del 2022 e protratti nelle annualità 2023 e 2024 da circa 90 soggetti cedenti, i
quali generavano “proventi vari” per milioni di euro, contabilizzati nel bilancio d’esercizio 2022 e
2023, a seguito dello sconto beneficiato sugli acquisti avendo pagato i crediti al 60% del valore
nominale.
I crediti venivano poi utilizzati dalla società in compensazione delle imposte da versare all’Erario,
ai sensi dell’art. 17 del D.Lgs. n. 241/1997, norma che prevede per i contribuenti che eseguono
versamenti unitari delle imposte, dei contributi dovuti all’INPS e delle altre somme a favore dello
Stato, delle Regioni e degli Enti previdenziali, l’eventuale compensazione dei crediti, dello stesso
periodo, nei confronti dei medesimi soggetti, risultanti dalle dichiarazioni e dalle denunce periodiche
presentate.
Secondo le complessive ricostruzioni investigative, la società attinta dal provvedimento cautelare
era consapevole della fittizietà dei crediti d’imposta, anche in considerazione delle criticità mostrate
dai soggetti economici cedenti, quali a titolo esemplificativo: erano di recente costituzione; erano
evasori totali e non presentavano dichiarazioni dei redditi; gli amministratori non avevano particolari
competenze nel settore dell’edilizia, come nel caso di una signora che si è dichiarata “casalinga”; i
legali rappresentanti (teste di legno) spesso assumevano la carica nelle date prossime a quelle di
cessione o acquisizione dei crediti; tutte avevano un unico socio, nonché un capitale e un numero

di addetti assolutamente esiguo rispetto alle ingenti opere di costruzione asseritamente svolte; la
documentazione tecnica e contabile non era sufficiente a giustificare la rilevante entità delle
lavorazioni e ricomprendeva documenti d’identità palesemente artefatti; alcune asseverazioni di
congruità delle spese, relative ad aziende diverse, risultavano identiche sia per importi che per
contenuto.
La compensazione dei debiti tributari con i crediti d’imposta inesistenti ha consentito alla società,
da un lato, di ottenere un vantaggio finanziario a danno dello Stato per le imposte non versate e,
dall’altro, di aver alterato anche il risultato d’esercizio mediante il conseguimento di un utile
d’impresa.
Le indagini hanno fatto emergere ipotesi di responsabilità a carico non solo del rappresentante legale
della società, ma anche dell’amministratore di fatto e del responsabile amministrativo della stessa,
oltre a due consulenti coinvolti nelle operazioni di compravendita dei crediti edilizi inesistenti.
Il provvedimento cautelare è ovviamente suscettibile di impugnazione e le accuse così formulate
saranno sottoposte al vaglio del giudice nelle fasi ulteriori del procedimento.
Il Procuratore della Repubblica Vicario
Rocco Alfano