Salerno, stasera c'è Bruno Venturini - Le Cronache Spettacolo e Cultura
Musica Spettacolo e Cultura

Salerno, stasera c’è Bruno Venturini

Salerno, stasera c’è Bruno Venturini

di Olga Chieffi

“J cover the Waterfront” è una indimenticabile song di Billie Holiday e proprio recandosi al porto “vecchio” e nella Stazione Marittima, opera d’arte di Zaha Hadid, stasera, alle ore 20, si potrà toccare con mano la propria emozione. Il porto luogo simbolico in cui si vive l’emozione della partenza, del prendere il mare, del viaggio e del ri-torno a terra., dello scambio di culture, di convergenze e deviazioni. Esiste un legame stretto tra il pensiero filosofico dell’esistenza e della ragione umane e il sapere del progettare-costruire, entrambe hanno un comune, e fondamentale riferimento, lo spazio. La musica è esperienza e solo grazie a un dove che stabilizzando normalizza, è possibile renderla comune, familiarizzarla, nel senso di comunicarla. Esiste un legame stretto tra il pensiero filosofico dell’esistenza e della ragione umane e il sapere del progettare-costruire, entrambe hanno un comune, e fondamentale riferimento, lo spazio. E’ da qui che riprenderà il viaggio del tenore Bruno Venturini, dopo la grande festa nel quadriportico del Duomo, due anni or sono, con il grande spettacolo “Venturini 50th – Welcome To Salerno”, spin-off del format “Di Padre, In Figlio”. Ci ritroveremo con Bruno, con il figlio Salvatore e con diverse figure del panorama musicale, a cominciare da Valentina Stella e la partecipazione straordinaria del chitarrista e arrangiatore Lorenzo Marino, in una serata speciale condotta da Pino Strabioli, protagonista di due monologhi a tema di cui uno scritto dal giornalista e volto di Telecolore Franco Esposito, la media partnership con RAI e la produzione tv affidata a Gruppo Eventi di Vincenzo Russolillo patron di “Casa Sanremo” e fiero sostenitore della carriera di Bruno Venturini. Alle loro spalle la Arechi Symphony Orchestra diretta da Valeriano Chiaravalle tra le cui fila, curiosando nel corso delle prove abbiamo notato gli ottoni guidati dal trombonista Nicola Ferro, la sezione legni sovrastata dal flauto di Antonio Senatore con al suo fianco l’oboe di Antonio Rufo e il clarinetto di Valeria Benedetto, con KonzertMeister Danilo Gloriante. Delle geografie sensoriali si disegnano mappe, proprio come accade per i monti, i fiumi, le pianure. Ma questa schizzata dalla canzone napoletana è una cartografia che sovverte le certezze, invece di fissare coordinate precise. Così, niente di più fluido ed evocativo di un paesaggio composto da musica e poesia, perché dai sensi trapelano storie, con la loro densità affettiva e la loro costitutiva eccedenza rispetto al tempo e ai luoghi. E niente di più vibrante di un corpo d’acqua sulle cui rotte avviene la diaspora di ritmi, melodie, vocalizzi, tonalità: il Mediterraneo di cui Napoli è sempre stato centro e sede di incroci sonori. “Un’infinità di tracce accolte senza beneficio di inventario”, direbbe Gramsci, lain Chambers, invece sa quanto sia destabilizzante inseguire le scie sonore di un archivio liquido e meticcio – il nostro mare, le sponde di tre continenti – e quanto il pensiero di terraferma abbia da guadagnare da un simile spaesamento. Nel paesaggio fisico come in quello umano, Napoli crocevia, Napoli eteroclita si presenterà nel nostro ricordo, nelle nostre ricerche come un’immagine coerente, un sistema in cui tutto si fonde e si ricompone in un’unità originale. A precedere il concerto-evento, a partire dalle ore 16, nell’area hospitality della Stazione Marittima organizzata per l’occasione dall’A.D. Orazio De Nigris e resa sfavillante dall’allestimento di FG Industria Grafica, curato nei minimi dettagli da Giusi Citro e attraverso la progettazione nell’area esterna di un palco sinuoso e fluttuante poggiato sulle gradinate a cura dello studio ARAS di Salerno dell’Arch. Raffaele Centola ci sarà un momento di confronto con i protagonisti del mondo del turismo, della cultura, del giornalismo, di industria ed imprenditoria. Al pomeriggio RAI sarà attivo con un corner a tema interamente dedicato al lancio di “Bruno Venturini canta la Napoli di Caruso” album che celebra i 130 anni dal debutto al Teatro Verdi di Salerno del grande tenore e fortemente voluto da Universal Music Italia, in collaborazione con Boris Guertler di SAAR che sarà tra gli special guest di questa speciale maratona RAI “Welcome To Salerno” a cura di Elena Scisci, con dirette e streaming Rai Radio Tutta Italiana e Rai Radio Napoli Live. Nei salotti tematici, e molti altri siederanno anche tanti esponenti della società civile che racconteranno le loro esperienze umane e professionali legate a Salerno, in una cornice resa ancora più dolce al pomeriggio dal Limoncello del Marinaio dell’imprenditore Luigi Romano proprietario dello Chalet Santa Teresa, dai babà e dalle carezze di bufala di APA dolci della famiglia Lembo cotti a puntino con il supporto di SaCar forni di Giacomo Sessa. Quindi, alle 20, il maestro Valeriano Chiaravalle, attaccherà Arioso, una pagina firmata da Piero Piccioni da “In viaggio con papà” riproposto a sigillo del programma in versione rock. Quindi, sarà Bruno Venturini, potente tenore, dalla voce fatta di vigoroso miele, ma da un registro grave quasi baritonale e avvolgente, ad esordire sulle note di Passione, quindi, poi Malafemmena, Dicitencello Vuje, tre cavalli di battaglia di raffinata emotività, nascondenti un caldo universo policromo, simboli di un canto perduto del quale risulta non facile fissare la specifica identità perché esso è come un mare che ha ricevuto acqua da tanti fiumi, figlia della poesia, come quasi tutti i canti di antica tradizione, e ha espresso, come le è universalmente riconosciuto i sentimenti, la storia e i costumi di un popolo. Due i gioielli di Bruno Venturini Carmela, uno dei pezzi cult di Enrico Caruso e Lusingame, in duo con Lorenzo Marino. Non mancheranno “Funiculì Funiculà”di Turco e Denza, che descrive ai napoletani e soprattutto ai turisti i vantaggi offerti dal nuovo mezzo di trasporto, la funicolare, che permette di salire senza fatica, ammirando il panorama, melodia incorporata nel movimento finale del poema sinfonico Dall’Italia di Richard Strauss, ispirato dal viaggio nella nostra nazione, compiuto dal compositore e nella rapsodia Italia di Alfredo Casella e Munasterio e’ Santa Chiara, che esprime la nostalgia dell’emigrante con accenti sinceri che sanno esprimere una sofferenza viva, ma anche una luce di speranza. Un viaggio simbolo di un filone inesauribile di fantasia e ricchezza poetica da cui nasce e di cui si nutre la creatività di un intero popolo che sa ricordare, raccontare, ascoltare e tramandare, i mille volti e dalle mille contraddizioni, diviso fra l’estrema vitalità e lo smarrimento più profondo, una città di cui la lingua è il più antico segno, forgiato dal tempo e dalle contaminazioni, una identità sedimentata da sedimentata da quattro secoli di letteratura. Si passerà a quel ritmo di beguine, che fa parte di quel “gioco” tra flamenco, bajon e swing, di quell’epoca che aprì le porte della canzone italiana al jazz, con Anema e Core e Resta cu ‘mme. In mezzo il solo d’oboe più famoso e abusato, direi, quello di Mission firmato da Ennio Morricone, che sarà elevato da Antonio Rufo. In un’ alternanza Bruno-Salvatore percepiremo una tale mescolanza di stili, di linguaggi, di norme di vita, quale nessun altro periodo della storia musicale. Vocalità matura e consapevole, quella di Salvatore, che canterà “Così bella, così sola”, un omaggio a Domenico Modugno, introdotta dal suono evocativo della doppia ancia di Antonio Rufo, e ancora, “Non arrossire”, “In bicicletta” “Cos’hai trovato in lui?”, “Così bella, così sola”, e “Champagne”, un affettuoso omaggio all’amico Peppino di Capri. Bruno intonerà ancora Reginella, ove l’armonia si apre in un valzerino brillante e apparentemente spensierato, scarto ritmico e armonico che sottolinea la maschera di distacco del protagonista, che cela l’amarezza dietro un ritmo leggero e danzante. Una serata che non poteva non essere chiusa da ‘O sole mio, praticamente il secondo inno d’Italia creata dalla penna di Giovanni Capurro, giornalista e redattore delle pagine culturali del quotidiano Roma di Napoli, poi affidata ad Eduardo Di Capua, che si trovava a Odessa, nell’Impero russo, ispirata da una splendida alba sul mar Nero e, soprattutto, dalla nobildonna oleggese Anna Maria Vignati-Mazza detta “Nina”, sposa del senatore Giorgio Arcoleo e vincitrice a Napoli del primo concorso di bellezza della città partenopea. Dal mare nascono e al mare ritorneranno, le note di questo concerto, che abbracciano la tradizione popolare, la “poesia cantata” del repertorio d’autore, completata dalla memoria sonora collettiva, con il vigore ritmico e l’aggressività espressiva, che sa trasformarsi in danza e nella eterna sfida del popolo partenopeo alla vita.