Salerno, il Vestuti resta al buio - Le Cronache Ultimora
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Salerno, il Vestuti resta al buio

Salerno, il Vestuti resta al buio

adi Erika Noschese

Se esistesse un premio per la coerenza narrativa, l’ex amministrazione di Salerno – o quel che ne resta in questo limbo da fine impero sotto gestione commissariale – vincerebbe a mani basse. Mentre il resto del mondo si interroga sull’intelligenza artificiale e la conquista dello spazio, nella ridente cittadina campana siamo ancora fermi al Paleolitico tecnologico, quello dove la scoperta del fuoco, o più banalmente della lampadina, sembra un miracolo ancora da compiersi. Ieri è andata in scena l’ennesima puntata di quella fortunata sitcom intitolata “La città che non vorrei mai”, arricchita oggi da quel tocco di surreale sospensione che solo un Comune in attesa di elezioni sa regalare. Il set prescelto è stato lo storico Stadio Vestuti, un monumento alla gloria sportiva che fu e che oggi viene trattato con il distacco che si riserva a un magazzino di periferia dimenticato dal catasto.La trama è talmente scontata che farebbe sbadigliare anche uno sceneggiatore di serie B. Il Comune aveva solennemente promesso che nei giorni 2, 3 e 4 marzo si sarebbero svolti i lavori per il ripristino dell’illuminazione. Settantadue ore di cantiere per mettere mano a un impianto che, per eccesso di zelo o di miseria, accende al massimo due fari alla volta. Una scelta dettata dal sacro timore di sprecare fondi pubblici, con buona pace degli atleti che pagano tariffe tutt’altro che simboliche per allenarsi in condizioni che definire precarie è un atto di estrema cortesia istituzionale. Ebbene, ieri il termine ultimo è scaduto. Gli elettricisti hanno lavorato, hanno armeggiato, forse hanno anche imprecato tra i cavi obsoleti, ma la conclusione è stata degna di un film di suspense: il cantiere non è stato concluso. Lo stadio è rimasto al buio. Ma il vero capolavoro non è l’inefficienza tecnica, alla quale siamo ormai assuefatti come alle buche sulle strade, bensì il silenzio assoluto dell’ente. Nessuna comunicazione, nessun avviso alle società sportive, nessuna nota inviata per avvertire i cittadini che pagano le tasse che avrebbero dovuto portare le pile frontali da casa. Il nulla cosmico ha avvolto la struttura e, con essa, le speranze di chi aveva programmato sedute di allenamento nelle fasce pomeridiane e serali. Mentre il Vestuti brancolava nell’oscurità, lo spettacolo più avvilente si svolgeva altrove, precisamente nel mutismo degli ex consiglieri e degli ex assessori. Fa quasi tenerezza osservare questa schiera di figure che oggi, pur priva di un candidato sindaco ufficiale o di una visione minimamente organica per la rinascita urbana, continua a osservare il disastro con il distacco di chi si trova su un’astronave in orbita intorno a un altro pianeta. Si comportano come se il commissariamento fosse una calamità naturale piovuta dal cielo e non il risultato del loro operato. Fa sorridere pensare a chi si riempiva la bocca di sport per i giovani e di rilancio delle strutture d’eccellenza. Molti di loro hanno sempre vantato grandi risultati pur non avendo i mezzi culturali minimi per sostenerli, a partire da una padronanza quantomeno scolastica della lingua italiana. Ma si sa, per tagliare nastri o fare post su Facebook con la faccia contrita non serve l’Accademia della Crusca, basta un buon filtro fotografico e una discreta dose di sfrontatezza. Oggi, con ogni probabilità, vedremo questi stessi protagonisti fare le solite spallucce. Qualcuno dirà di aver denunciato la situazione già mesi fa o scaricherà la colpa sulla gestione straordinaria, dimenticando che il compito di denunciare spetta al cittadino o al cronista. All’amministratore spetta rimboccarsi le maniche e risolvere il problema, o quanto meno lasciare in eredità strutture che non cadano a pezzi alla prima lampadina fulminata. Invece, specialmente nell’ultima tornata, la classe politica ha preferito fingere di non vedere, lasciando che la città scivolasse in un’apatia speculare a quella dei fari del Vestuti. Questa vicenda rappresenta la metafora perfetta di una gestione pubblica che ha smarrito la bussola, trasformando il diritto allo sport in un percorso a ostacoli tra l’indifferenza burocratica e l’incapacità operativa. Non si tratta solo di due lampadine che non si accendono, ma di una mancanza di rispetto verso chi investe tempo e sudore in quell’impianto nonostante tutto. Oggi lo stadio sarà finalmente fruibile? I fari si degneranno di emettere qualche fotone o resteranno spenti in attesa di una nuova epifania politica che arriverà solo con le urne? Qualcuno dai palazzi del potere troverà il tempo per scusarsi con i cittadini o continuerà a trincerarsi dietro i tecnicismi di un cantiere infinito affidato a una macchina amministrativa ormai sorda? La risposta più probabile è un altro giro di valzer fatto di rimpalli di responsabilità, mentre la città resta a guardare un impianto che cade a pezzi sotto il peso dell’incuria. Chi aspira a governare di nuovo dovrebbe sapere che la luce in fondo al tunnel non si accende da sola, specialmente se i tecnici non finiscono il lavoro e i politici si dimenticano di avvisare chi paga il conto. Salerno meriterebbe rappresentanti capaci di affrontare la realtà senza nascondersi dietro il paravento del Commissario, ma nel frattempo è meglio che gli atleti si attrezzino con le torce elettriche. Se volete fare sport al Vestuti, la chiarezza d’intenti è l’unica cosa che scarseggia più della corrente elettrica. In questo scenario desolante, l’unica certezza è che il buio che avvolge il campo di gioco è esattamente lo stesso che oscura le stanze dove si dovrebbe decidere, finalmente, il futuro della città.