Giovanni Perna.
Pasquetta all’Arechi.
Caldo fuori stagione, quello che ti sposta le abitudini e ti lascia addosso una specie di confusione leggera.
Sugli spalti si mangia più del solito, si ride a scatti, si star- nutisce pure.
L’aria è piena di qualcosa che cade lentamente, invisibile ma presente.
Una coppia sbocconcella
una pizza di maccheroni. Un equilibrio — tra tradizione e passione — sopra l’ordinaria follia dell’essere qui.
Da Benevento, 250 tifosi e un presidente.
Noi…
Il Benevento inizia con un to- rello da orecchio teso alla ra- diolina.
Sa già dove deve andare.
È duello tra Di Loreto, da Terni, e Achik.
Segnalato come simulatore il secondo, non gli fischia ne- anche un fallo il primo. Differenza di classifica, abisso di tranquillità.
A metà del primo tempo è gara tra chi può e non vuole e chi vorrebbe ma non può. Non è un indovinello, ché troppo facile sarebbe la ri- sposta.
0-0 all’intervallo e la giocata migliore del primo tempo la effettua Sebastiano Bianchi del Picerno, qualche chilo- metro più a sud.
Una micro-opzione per la ripresa.
Ripresa di nulla. Fino alla metà.
Quando, gira e rigira, è l’Effe- ViEsse a volere.
Mano di Quirini e ospiti in vantaggio dal dischetto.
Arriva un rosso per Molina che si stava scaldando a bordo campo.
Almeno adesso so perché lo hanno preso.
Così finisce, e non è mai un bel vedere gli “altri” che fe- steggiano a casa tua.
Roba da nascondersi dietro un pilastro dei Distinti e non uscire più.
La Salernitana, a tre giornate dalla fine, è quinta. Q UINTA.
Nel disordine di aprile, nulla sembra avere fine se non la caduta libera di questo con- fuso groviglio che chiamano società calcistica.
Maggio è lontanissimo e oggi appare segnato.
Così hanno voluto.
E non il Benevento, e non l’Ef- feViEsse





