di Olga Chieffi
Un cielo plumbeo, gonfio di pioggia, ieri mattina ha salutato la scomparsa, solo fisica, di Renata Tafuri, Il mondo del teatro salernitano piange la scomparsa di Renata Tafuri, compagna di teatro e di vita di Claudio Tortora. Risveglio amarissimo stamane, dell’intero mondo culturale cittadino, ha perso il sorriso di una consapevole e convincente artista. Renata era figlia d’arte di papà Enzo, attore di grande fama negli anni ’50 e ’60. Renata ha conosciuto le tavole del palcoscenico proprio a fianco del padre e all’interno della storica compagnia di Tina Trapassi, dove Enzo lavorava come primo attore. Dopo aver iniziato gli studi di medicina, aveva scelto di seguire la sua vera vocazione, abbandonando l’università per dedicarsi interamente al teatro e alla famiglia. Sul palcoscenico ha dato sempre prova di una straordinaria versatilità, spaziando con disinvoltura dal genere comico al cabaret, dal teatro classico alla commedia brillante, legando gran parte del suo percorso artistico alla compagnia La Rotonda, collaborando inoltre con numerose altre realtà teatrali del territorio. Il palcoscenico è stato anche il luogo in cui ha incontrato l’amore della sua vita, Claudio Tortora. I due si sono conosciuti e innamorati proprio nella compagnia di Tina Trapassi, durante la messa in scena di Filomena Marturano: in quell’occasione Claudio interpretava Vittorio il camiciaio, mentre Renata vestiva i panni della cameriera Lucia, una commedia e una compagnia che ha unito per sempre altre famose coppie del nostro teatro Gaetano Stella ed Elena Parmense e Matteo Salzano con Chiara De Vita. Da questa unione sono nati Valentina e Gianluca, ai quali Renata e Claudio hanno trasmesso la stessa viscerale passione per il teatro. Renata non è scesa ieri mattina dal palcoscenico e mi piace pensare ad “Un uomo medio” un testo di Claudio Tortora, del quale assistemmo alla prima con tutta la famiglia in scena, in cui, emblema costante nella mente del protagonista è il fantasma della moglie, senza la quale si sente perduto e della quale crede di dover fare le veci. Ma la sua dolce, perduta metà si materializza creando delle deliziose scenette, se non momenti di toccante profondità, in cui questa sorta di angelo che solo lui riesce a percepire, cerca di mostrargli ciò che gli è invisibile agli occhi così come agli altri lo è lei stessa. E’ certo che avverrà davvero stavolta in casa Tortora. Viviamo tempi “U.S.A e getta” – anche la coscienza e i sentimenti, disvivere più che vivere -, ossia la vita quotidiana intesa quale consumo veloce, consunzione oscura, spendita e ricarica inerti, abbandono, cieca soddisfazione, sopraffazione, attraverso cui ci si avvicina al Nulla inesorabilmente, finanche nella scuola, nelle arti, che dovrebbero essere baluardo all’erosione del tempo. Oggi che tocchiamo con mano la mancanza di colei che ci ha accolto, da maestra d’amicizia, in quel luogo voluto e pensato come familiare, la immaginiamo in ogni luogo, vestale dinamica di un tòpos, il dove, che, localizzando, determina una cosa come cosa-per-l’uomo, che diventa condizione dell’esistenza, punto di riferimento dell’esperienza, che consente la progettualità e l’attuazione, l’esistenza razionale e, quindi, “luogo familiare”. Dopo aver tentato numerosissime, troppe strade, per cercare una parola consolatoria, occorre, ora, far silenzio, in modo che, in esso, la mente possa aprirsi un cammino immune da sensi prefissati e di qui, ogni slargo, ogni liberazione, ogni ri-nascita, potrà divenire possibile. “Dove è più nero il lutto, ivi è più flagrante la luce”, scrive Gesualdo Bufalino. Ancora attoniti, per l’improvvisa scomparsa dell’amica rimasta semplice, schietta e sincera, per aver perso inaspettatamente l’artista che ci voleva bene, con la quale si è condivisi momenti che sono patrimonio di un’umanità che cresce e migliora attraverso un’azione etica, che è quella del dialogo, della cultura, dell’ “otium”, non riuscendo a scorgere sino in fondo cosa si nascondesse nella filigrana di un evento, che proiettava dinanzi ai nostri occhi il profilo temibile della morte, oggi, la saluteremo nella Chiesa di Santa Maria della Consolazione di Salerno alle ore 10,30.





