Provinciali. Aliberti, ecco perchè sono in campo - Le Cronache Ultimora
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Provinciali. Aliberti, ecco perchè sono in campo

Provinciali. Aliberti, ecco perchè sono in campo

di Mario Rinaldi

 

 

Ad una settimana dalle elezioni provinciali, i gruppi politico-istituzionali dei 158 comuni del salernitano iniziano a scaldare i motori. C’è chi è a caccia di conferme e chi, come il sindaco di Scafati Pasquale Aliberti cerca l’affermazione con la scalata a Palazzo Sant’Agostino per dare anche un segnale forte e chiaro al suo partito, Forza Italia, col quale, dopo le regionali, si sono create alcune incomprensioni. Risolvibili? Sembrerebbe di sì, ma la mortificazione subita dal primo cittadino di Scafati, almeno per il momento, resta.

Sindaco può rivelarci il motivo che l’ha spinta a candidarsi alle provinciali?

“In qualità di Sindaco del Comune più grande della Campania amministrato da Forza Italia, ritengo importante rappresentare un punto di riferimento per tutti gli amministratori che hanno l’esigenza di interloquire con la Provincia. Anche perché, dopo le ultime elezioni regionali, si è creato un vuoto politico all’interno di Forza Italia e di altri partiti della coalizione: un vuoto che va necessariamente colmato, rafforzando i rapporti e la capacità di rappresentanza sui territori”.

Le regionali hanno provocato qualche attrito con il partito dove lei è radicato ormai da 31 anni?

“Non c’è alcun attrito: il partito provinciale ha semplicemente deciso di fare una scelta netta e forte. La lista è stata costruita a sostegno del coordinatore provinciale, nominato anche grazie al mio appoggio, visto che all’epoca ci era stato chiesto di fare le tessere per celebrare un congresso fondato sul confronto democratico. Quel congresso, però, per errore non si è più svolto, nella convinzione che a Salerno esistesse già un sano equilibrio tra le diverse anime del partito: in particolare quella moderata storicamente legata a Forza Italia, quella di tradizione di destra e i nuovi ingressi. Alla fine, quel congresso si è rivelato un trampolino di lancio per chi aspirava a diventare consigliere regionale, utilizzando la carica di coordinatore. Io ho sempre sostenuto che questo non dovesse accadere. Adesso vedremo, nei comuni più importanti per numero di abitanti che andranno al voto, cosa riusciremo a costruire, con l’auspicio di avere Sindaci di Forza Italia”.

Come si presentano queste elezioni provinciali rispetto alle regionali secondo il suo parere?

“Alle scorse elezioni regionali i candidati erano nove e alcuni di loro sostenevano apertamente la candidatura di chi poi è stato eletto. In queste provinciali, invece, il coordinatore del partito ha nuovamente ridotto la competizione a una corsa a due o almeno così appare, con un effetto che inevitabilmente rischia di dividere ulteriormente il partito. Non credo che questo sia l’obiettivo del coordinatore regionale. Al contrario, così si corre il rischio di perdere pezzi importanti. Da un lato c’è la storia di Forza Italia; dall’altro lato ci sono coloro che, con i propri voti, hanno contribuito in modo determinante ai risultati ottenuti e che oggi legittimamente attendono un riconoscimento”.

Dovesse essere eletto come Consigliere Provinciale cosa intende fare per la Provincia di Salerno?

“Il mio impegno è lavorare per la Provincia di Salerno e per tutti quegli amministratori che oggi non hanno un punto di riferimento: molti di loro provengono da Forza Italia, ma si sono allontanati e hanno scelto il civismo, così come alcuni partiti della coalizione che restano esclusi. Le valutazioni politiche non ho la presunzione di farle da solo: le affronto sempre dopo un confronto con il mio coordinatore regionale. Quello che posso dire è che, a Salerno, il partito si è progressivamente spostato sempre più a destra, perdendo quella che era la sua identità originaria”.

Le sue impressioni sulla legge Del Rio. Secondo lei è necessario cambiarla?

“La legge Delrio nacque come misura transitoria, in vista dell’abolizione delle Province attraverso la riforma costituzionale e il referendum. È grave che, a oltre dieci anni di distanza, le Province non siano state eliminate e, allo stesso tempo, la legge continui a non consentire ai cittadini di scegliere direttamente i propri rappresentanti negli organi provinciali. Ancora più grave è che le Province non dispongano di trasferimenti e fondi adeguati, indispensabili per fornire risposte concrete ai territori”. Aliberti ha idee chiare: portare un esponente del Comune più grande della Provincia a Palazzo Sant’Agostino. Basterà questo parametro delle dimensioni territoriali e demografiche a consentire la sua elezione? Bisogna attendere una settimana per avere la risposta.