Primi dubbi nel fronte del SI - Le Cronache Ultimora
Ultimora Cronaca

Primi dubbi nel fronte del SI

Primi dubbi nel fronte del SI

Donald Trump sta dando una grossa mano ai Comitati del NO alla Riforma della Giustizia. Ormai il mondo intero, e l’Europa, quella importante (Inghilterra, Francia e Germania) vedono come un incubo il folle progetto di monopolio sulla politica, del potere esecutivo, a scapito del potere legislativo e giudiziario, che sta portando avanti quel pachiderma nel negozio di cristalli che è Trump (e, in tono minore, il Governo Meloni che a lui si ispira).

L’insulto ai giudici e al Congresso sta finalmente allertando i benpensanti americani, ma soprattutto quei potentati economici che di Trump sono stati i finanziatori. Non si può governare un Paese moderno prendendo a calci nel sedere giudici e parlamentari. Alla lunga, il metodo non regge. E ora, veniamo alla prossima battaglia referendaria sulla Riforma della Giustizia. I prossimi mesi vedranno in Italia un confronto senza precedenti, più importante di quelli storici sull’introduzione del DIVORZIO e quello sull’ABORTO. Perché sarà un Referendum sul Governo e la sua strategia di demolizione della Costituzione. Lo ha capito anche Salvatore Memoli, nel suo articolo del 6 gennaio. I suoi dubbi, da prudente democristiano quale in fondo è sempre stato, emergono evidenti. E’ sempre stato un forte critico della Magistratura, tanto da apparire un chiaro paladino del SI al Referendum. Ma adesso dubita fortemente, avanzando l’opportunità di una discussione più seria sulle riforme in ballo. Insomma, ha sottolineato che data la complessità della materia, più opportuna sarebbe stata una discussione in sede di Bicamerale, anziché andare con tutta fretta a un Referendum a scatola chiusa. E’ verosimile che lo stesso dubbio stia attraversando le schiere di quelli, fino a poche settimane fa, orientate decisamente a votare SI alla Riforma Costituzionale. Lo stesso Governo, da ultimo, non sta spingendo l’acceleratore sul tema della Riforma. A Salerno l’adunanza del Comitato per il SI è stata un mezzo fallimento, con poche voci autorevoli presenti. Il Governo sprovveduto del tutto non è. Avverte il pericolo di un fallimento, e che il popolo non è esattamente il gregge di pecore che sperava. Torniamo a dire. Trump è il migliore alleato dei Comitati per il NO. Perché spaventa! Addirittura più di Putin! Dell’impasse internazionale, in cui ora si è trovata l’Italia di fede Trumpiana, non condannando l’avventura venezuelana, dell’isolamento in Europa che produrrà i suoi effetti nei nostri rapporti con le vere potenze europee, può azzardarsi una lettura che può apparire fantascientifica, ma che è nel solco di quel legame indissolubile che pare legare Meloni a Trump. E’ una strategia di alleanze che ha per presupposto la creazione di due Stati affratellati dalla medesima visione di creazione di Stati autoritari pronti per le più incredibili avventure colonialistiche sul modello degli Stati del primo Novecento. Non sfere di influenza economica, ma sfera di espansione territoriale vera e propria. Ovviamente con l’uso della forza. La vittoria eventuale del SI al Referendum, nell’interpretazione del Governo, equivarrà ad una legittimazione popolare per ogni avventura espansiva in tutti i sensi. Ad imitazione delle teorie Trumpiane, l’Italia Meloniana inizierà a prospettare soluzioni di propaganda che potrebbero trovare un consenso popolare drogato da prospettive esaltanti e definitive. La prima: la soluzione del problema dei migranti. Come? Andando ad occupare i porti della Libia, indicando quello Stato come organizzatore internazionale della migrazione illegale. Legittima difesa, quindi, come per il Venezuela trafficante di droga. Lo scopo secondario (ma in realtà primario!) sarà però quello di mettere le mani sul petrolio libico, alla stessa maniera di Trump con il Venezuela. E gli Stati Uniti che faranno? Assolutamente niente, è ovvio! Perché l’Italia è il grimaldello per scassare l’Europa. Che non avrà la forza di imporre al nostro Paese le inique sanzioni che subì nel 1936 l’Italia di Mussolini.

Michelangelo Russo

Articolo Precedente