Nordio ci porta sul baratro - Le Cronache Ultimora
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Nordio ci porta sul baratro

Nordio ci porta sul baratro

Michelangelo Russo

L’accusa a un organo costituzionale, il Consiglio Superiore della Magistratura, di essere un covo di para-mafiosi, è l’attentato più grave della storia repubblicana alle istituzioni dello Stato repubblicano che si sia registrato. Solo le Brigate Rosse, nel loro delirio tragicomico, avevano qualificato lo Stato come una espressione criminale del capitalismo. Ma nemmeno loro avevano mai osato prendere di mira le singole articolazioni dello Stato democratico. La loro era una ottica dichiaratamente rivoluzionaria ed eversiva, di cui si assumevano la piena paternità parlando da fuori dello Stato. Nordio attacca invece lo Stato da dentro lo Stato, con una veemenza dissociata che denunzia tutta la rabbia e il rancore verso il Potere Giudiziario frutto di chissà quali repressi rancori. Non sappiamo se ambizioni frustrate siano all’origine di certi modi di esprimersi. Certo è che la rabbiosa esternazione di un retropensiero ha dato origine alla più grave delegittimazione che sia avvenuta per il Potere Giudiziario in Europa. Solo il bisonte Trump ha attaccato in modo rudimentale e cafone i Giudici così come sta facendo un Ministro della Giustizia quale è Nordio. Ma la storia di Nordio, come magistrato, è quantomeno singolare. ù Tra il 1993 e il 1995 si occupò dell’inchiesta sulle Cooperative Rosse, indagando 278 persone tra cui Achille Occhetto e Massimo D’Alema, i vertici del Partito Democratico di Sinistra. Ma non scoprì nulla, per cui lui stesso chiese l’archiviazione per 180 indagati, tra cui Occhetto e D’Alema. E’ da notare che per gli altri 69 indagati il GUP dichiarò l’incompetenza territoriale di Nordio. Lo stesso GUP chiese di trasmettere gli atti alle Procure competenti territorialmente. Tra gli indagati c’erano ancora Occhetto e D’Alema. Ma Nordio, per asserita dimenticanza, per questi due non lo fece; se non nel 2004, quando i termini erano ampiamente prescritti. Tutte queste notizie sono riscontrabili su Wikipedia cliccando sulla voce Carlo Nordio. Non risultano smentite. Ora, quando Giorgia Meloni, all’inizio del suo mandato, nominò il nostro Ministro della Giustizia, scrivemmo che a nostro giudizio aveva commesso un errore. Troppo dirompente, troppo impulsiva ed estrema la figura di un Ministro della Giustizia che, pur nella diversità dei ruoli, avrebbe dovuto portare il dialogo delle Riforme non sulla violenta contrapposizione, ma sul terreno delle intese per quanto possibile. Adesso Meloni è entrata nel cortocircuito della scelta: Nordio (e l’avvio di un disastro istituzionale per il dopo Referendum) oppure una diplomatica (per quanto possibile) sconfessione ufficiale dell’impetuoso Ministro prima che possa fare altri danni alla campagna per il SI referendario. Il tutto mentre Mattarella morde il freno, perché sa che dovrebbe intervenire per difendere la Costituzione, ma traccheggia per il momento, per non inasprire i toni. Ma prima o poi qualcosa dovrà dirla. Nel frattempo, un’altra tegola sta per cadere sul capo del fronte del SI referendario. Il vice del Presidente della CEI, il Vescovo Francesco Savino, parteciperà ad un evento del fronte del NO con i Magistrati. La Chiesa, quella di Papa Francesco, sta esprimendo tutto il suo malumore per un Referendum che divide gli italiani con il proposito ormai evidente di creare uno squilibrio tra i poteri dello Stato a favore del Potere Esecutivo. Alla Chiesa di Papa Francesco, la Chiesa dei poveri e degli ultimi, la Chiesa della Fraternità e dell’Uguaglianza, questo non piace. E’ per questo che al Governo qualcuno sta perdendo le staffe.