“Intanto non è un Festival. Perché il Giffoni ha avuto la forza di trasformarsi e di diventare qualcosa che resiste al tempo e trasformarsi nelle Nazioni Unite dell’infanzia e dell’adolescenza”. Il vicepresidente della Camera dei Deputati, l’onorevole Giorgio Mulè arriva a Giffoni per confrontarsi con i ragazzi del Festival che, dice “è un presidio per la crescita, l’educazione e la coscienza di questi ragazzi che qui maturano e diventano altro rispetto alla società”. E dunque, “non è un Festival, ma qualcosa di molto più importante che responsabilizza chi ha avuto questa straordinaria intuizione”. Il vicepresidente è atteso dai ragazzi della Impact e qui, in premessa, prima di sottoporsi al fuoco di fila delle domande dei ragazzi, dice: “La bellezza di Giffoni è vedere che i ragazzi non usano il cellulare ma ancora l’iride. Perché c’è quella consapevolezza e quella maturità di elaborare pensieri per mettersi in connessione con i grandi. Ed è questa connessione che responsabilizza, chi come me, che ho un ruolo istituzionale, ad attivare le sinapsi dei ragazzi”. Dalla premessa alle sollecitazioni. La prima è sulla “figura ingombrante di Vannacci” che sorpassa a destra il centrodestra e rischia di creare problemi di identità. “Assolutamente no” tranquillizza Mulè. “Intanto per cambiare i connotati identitari bisognerebbe sottoporsi volontariamente a un intervento di chirurgia plastica e vedere cosa esce fuori. Alcune volte i risultati sono stati deleteri. La nostra identità non può cambiare perché se dovesse accadere, significherebbe tradire le nostre origini”. Piuttosto, osserva il vicepresidente della Camera, “ho letto una intervista a Vannacci, che fuori dagli slogan, dalla propaganda, dai selfie, dalle croci celtiche, ha parlato di politica e i temi che ha messo in campo, oggi diventano materia di discussione”. Un esempio? “Quando Vannacci dice: “remigrazione secondo le leggi”, dice già qualcosa che a me inizia a suonare non bene ma con una prospettiva diversa rispetto a remigrazione punto e basta. Ecco, questo è già un approccio diverso”. Ora se questo centrodestra “dovesse arrivare alle elezioni in sofferenza, è chiaro che bisognerà allargare il perimetro, ma lo si farà senza rinunciare a alcuni principi per me non negoziabili. Ed è lo stesso generale che chiede un patto programmatico scritto che per me va bene, purché fatto all’interno di quella “sacre scritture” ci siano scritte cose chiare che poi non finiscano in una blasfemia”. Giorgio Mulè ne ha anche per il centrosinistra e quando gli si chiede se la leadership della Meloni sia in crisi, lui ribalta e lancia il suo affondo agli avversari. “Quello che purtroppo manca a questo Paese, e dico purtroppo, è una leadership dell’opposizione. Perché la debolezza della sinistra e della sua leadership non consente di avere un contraltare. Io preferire avere una opposizione capace, anche con confronto ruvido, di essere capace di stimolarmi. Prima la trovano e meglio è per la democrazia”. L’argomento legge elettorale eccita i ragazzi della Impact. Che si soffermano sul nodo preferenze. Mulé tira in ballo De Gasperi rimandando al mittente le critiche di aver votato una “legge truffa”. “Fu quella del ’53 ad esserlo – commenta il vicepresidente – e non possiamo dire che uno dei padri costituenti la fece per fino personali ma, con un premio di maggioranza molto più alto di quello di oggi, fu scelta per garantire la governabilità”. Mulé si dice critico anche sulle preferenze, perché “chi non ha visibilità non viene premiato” e dunque è solo una illusione. Infine, il tema della comunicazione. I ragazzi parlano di “spazi privilegiati” per raccontare l’azione di Governo, e la fuga dai luoghi di confronto. Per Mulé non è così, anzi “molto spesso si tratta di trasmissioni che hanno linee e conduzioni che non sono certamente ascrivibili alla Presidente del Consiglio. La quale – aggiunge – come hanno fatto in passato altri capi di governo, sceglie una modalità di comunicazione che molto spesso prediligeva uno stile personale che sembra voler sfuggire ma non è così” e promette: “Se diventerò ministro tornerò certamente a Giffoni”.








