Milano, festa granata. De Simone presenta il libro - Le Cronache Spettacolo e Cultura
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Milano, festa granata. De Simone presenta il libro

Milano, festa granata. De Simone presenta il libro

A Milano si festeggiano i 25 anni del Club Salernitana Milano Granata. Andrea De Simone  è stato invitato a presentare il suo libro.

Che significato ha questo evento?

Questo evento è l’ennesima conferma di quanto sia profondo il legame tra i salernitani e la Salernitana, afferma De Simone. Anche a centinaia di chilometri da casa, il granata continua a battere nel cuore di chi porta Salerno dentro di sé. In un’epoca dominata dal calcio moderno, dai grandi interessi finanziari, dalle pay TV e dai giochi di palazzo, momenti come questo restituiscono il senso più autentico del calcio: passione, identità, appartenenza.

Il Club Milano Granata da venticinque anni tiene accesa questa fiamma lontano dalla città. È un presidio di salernitanità e di amore per quei colori. Per questo sento di rendere onore a Luigi, fondatore del club, e a tutti coloro che, come lui, fanno vivere Salerno anche a centinaia di chilometri di distanza. Sono loro a ricordarci che la Salernitana non è solo una squadra: è una comunità.

L’evento arriva però in un momento difficile per la squadra, reduce dalla sconfitta nel derby di Caserta e dalla perdita del terzo posto.

Purtroppo sì. Dopo due retrocessioni ci saremmo aspettati una pronta reazione, un progetto serio per il riscatto. Invece ci ritroviamo davanti a una delle peggiori Salernitana degli ultimi anni, per qualità dell’organico tecnico e staff dirigenziale.

La cosa che più amareggia è la sensazione di una squadra distante dal sentimento del popolo granata. Indossare quella maglia significa rappresentare una città intera, un popolo che accoglie con calore e affetto chi la veste. Quando questo rispetto viene meno, non è solo una questione sportiva: è una ferita nel rapporto tra squadra e tifosi.

Eppure, nonostante tutto, i tifosi continuano a esserci. Anche a migliaia di chilometri di distanza, come dimostra il club di Milano.

Ed è proprio qui che emerge la grande distanza tra sentimenti e interessi. Alla Salernitana vogliono bene davvero i tifosi: quelli che riempiono lo stadio, che seguono la squadra in trasferta in migliaia, che gioiscono per una vittoria e soffrono profondamente per una sconfitta.

Poi ci sono altre componenti del sistema calcio che spesso mostrano scarso rispetto verso questi sentimenti: calciatori mediocri e svogliati, dirigenti incapaci, proprietari più attenti ai rancori che ai progetti.

Eppure Salerno ha una storia, un prestigio calcistico che meriterebbe ben altro rispetto. Troppe volte questo prestigio è stato mortificato dalle istituzioni del calcio. Non dimentico la vergognosa decisione dello spareggio con la Sampdoria, né le troppe decisioni arbitrali che, settimana dopo settimana, finiscono per penalizzare i granata.

E purtroppo anche le istituzioni pubbliche, tra calcoli  e contrapposizioni  personali, non  contribuiscono a difendere e valorizzare questo patrimonio sportivo e sociale.

Parliamo del suo libro, Novanta minuti e una vita intera, che sta ricevendo molti attestati di apprezzamento.

Sono davvero grato per l’affetto con cui il libro è stato accolto. Non è soltanto un racconto sportivo: è un viaggio nella memoria, nelle emozioni e nei valori che il calcio sa regalare quando resta legato alla sua dimensione popolare. Grazie al libro abbiamo avuto l’occasione straordinaria di ritrovarci, dopo 35 anni, con gli artefici della storica promozione in Serie B del 1990. È stato un momento intenso, carico di ricordi e di gratitudine. E ci ha permesso anche di ricordare una figura straordinaria come Peppino Soglia, l’ultimo presidente veramente tifoso della Salernitana.

Stiamo portando il libro anche nelle scuole. Siamo già stati all’Alfano I e la prossima settimana saremo al Tasso. Con i ragazzi parliamo di passioni, identità, appartenenza. Parliamo di calcio pulito, lontano dalla logica degli interessi e vicino ai valori dello sport. E soprattutto parliamo di rispetto, di rifiuto della violenza e di ogni forma di intolleranza. Perché il calcio deve unire, non dividere.

Che messaggio vuole lasciare ai tifosi granata?

Il messaggio che sento di lasciare è semplice ma profondo: la Salernitana non è solo una squadra di calcio, è una parte della nostra vita. Le società cambiano, i dirigenti passano, i calciatori vanno e vengono. Le stagioni possono essere esaltanti oppure amare. Ma ciò che non cambia mai è l’amore del popolo granata.

È quell’amore che riempie l’Arechi, che attraversa l’Italia nelle trasferte, che vive nei club dei tifosi sparsi ovunque. È lo stesso amore che da venticinque anni tiene accesa la passione granata a Milano, a centinaia di chilometri da casa.

Questo significa che la Salernitana non è soltanto una squadra: è identità, memoria, radici. È qualcosa che porti dentro, ovunque tu vada. Ed è proprio questo che ho cercato di raccontare nel libro: perché una partita può finire, una stagione può deludere, ma il legame tra un popolo e la sua squadra non si spezza mai.

Perché per chi ama davvero questi colori una partita dura novanta minuti…ma la Salernitana dura una vita intera.

E ovunque ci sia un cuore granata che batte, lì c’è sempre un pezzo di Salerno.

Con Andrea De Simone accompagnato dall’imprenditore turistico Peppe Mendozzi a festeggiare i 25 anni del club, per iniziativa del Presidente Luigi Coppola, ci saranno,tra gli altri, Emmanuel Conte assessore al bilancio del Comune meneghino e Cristiano Prati, figlio dell’ex bomber Pierino, i soci e numerosi salernitani che vivono nel capoluogo lombardo.