di Michelangelo Russo
L’annuncio di aver ricevuto un avviso di garanzia per favoreggiamento e peculato lo ha dato frettolosamente la stessa Meloni sui social. E’ stata l’occasione per una invettiva contro la magistratura e il malcapitato Procuratore Capo Lo Voi, bollato come persecutore anche di Salvini accusato a suo tempo di sequestro di persona. Un errore marchiano, che ha messo alla berlina un magistrato esemplare, tutt’altro che sospettabile di essere un giudice di sinistra. Prima cosa: non era un avviso di garanzia, ma un atto dovuto per legge, e cioè l’iscrizione negli atti da trasmettere al Tribunale dei Ministri, organo qualificato a valutare la consistenza delle accuse ai fini della definizione dei fatti come possibile reato, oppure a giudicare gli stessi come definibili con richiesta di archiviazione. Flop giuridico incredibile di un Governo che reclama il suo diritto di modificare la Costituzione con una riforma allarmante della Giustizia. Di cui, questo Governo, non sa forse molto se commette errori giuridici di tale enormità.
Il coro del centrodestra si è unito alla Premier con le solite invettive verso i giudici politicizzati, urlando contro una Magistratura ricattatoria e vendicativa per i progetti di riforma. Senza studiare nulla, e profittando di ogni occasione per colpire i supposti nemici, nascondendo le vere magagne del fatto di Almasri. Altro errore: il Procuratore Lo Voi non è una toga rossa “politicizzata”, ma un appartenente, notoriamente, alla corrente Magistratura Indipendente, la stessa in cui è stato sempre il Ministro Nordio. Il livore squadrista di qualche deputato della maggioranza lo ha definito “braccio armato della sinistra”, contribuendo a quel clima di provocazione e di disinformazione che caratterizzò l’avvento di Mussolini, fino alle tragiche uccisioni di militanti di sinistra, sacerdoti e dello stesso deputato Giacomo Matteotti. Iniziò così la fase più buia della Presidenza del Consiglio del Duce. Annientando e diffamando l’opposizione con metodi criminali. Ma l’Italia del 2025 non è l’Italia del 1923-1924. La disinformazione viene sbugiardata subito, e i diffamatori fanno brutta figura. E ora analizziamo il bruttissimo affare Alamasri. Innanzitutto, non sappiamo se il Tribunale dei Ministri qualificherà i fatti denunziati come favoreggiamento e peculato. Certo è che la posizione di Nordio, l’autore della riforma della Giustizia, appare quella più problematica. E’ stato Nordio a perdere tempo senza dare una risposta tempestiva alla Corte di Appello di Roma. Che, in mancanza di risposta, non ha potuto che scarcerare il carnefice accusato di crimini contro l’umanità. Era Nordio che doveva trasmettere l’ordine internazionale di cattura al Procuratore Generale di Roma, che doveva inviarlo alla Corte d’Appello. Ma quello di Nordio era un atto urgente dovuto, senza possibilità di discrezione. Una semplice trasmissione materiale, per di più urgentissima. Perché è delicata la posizione di Nordio? Perchè c’è un reato, l’art. 328 c.p., che prevede l’imputazione in caso di inadempimento di atti di ufficio per urgenti motivi di giustizia. Toccherà al Tribunale dei Ministri la risposta. Quanto alle ipotesi di favoreggiamento e peculato, solo una istruttoria sulle carte può dare una risposta. Ma certo anche Piantedosi dovrà motivare non con due paroline di circostanza la concreta pericolosità del criminale libico, ma la prognosi di effettivo pericolo per l’incolumità pubblica della persona Alamasri sul territorio. Tale da rispedirlo precipitosamente a Tripoli, dove si che è pericoloso per l’umanità. Insomma un flop di credibilità del Governo, che non può che affidarsi alla canea dei “manipoli a bivacco” di mussoliniana memoria. Ma, ripetiamo, questa non è l’Italia del 1922.





