di Erika Noschese
Il 2025 si preannuncia come un’annata d’oro per il vino italiano. Con una produzione stimata in crescita dell’8% rispetto all’anno precedente, l’Italia si conferma leader mondiale, superando Francia e Spagna. Ma dietro a questi numeri da record si celano anche delle sfide importanti, come un mercato saturo e l’incognita dei dazi americani. In questo scenario, dove l’eccellenza qualitativa si scontra con le difficoltà del mercato, abbiamo incontrato una delle protagoniste del settore: Marina Agnese Guerritore, proprietaria dell’azienda agricola Guerritore. La sua azienda, iscritta a Confagricoltura, rappresenta una delle tante realtà virtuose del nostro territorio che contribuiscono a mantenere alto il prestigio del “Made in Italy” nel mondo. La produzione della sua cantina è in linea con l’incremento nazionale dell’8%? «La nostra produzione di uve proviene interamente dalle nostre vigne, quindi è controllata dalle nostre pratiche enologiche e dal clima. Abbiamo già iniziato la vendemmia e i nostri dati non si discostano quantitativamente da quelli dell’anno scorso. Le uve ci sembrano ancora più sane rispetto all’annata 2024 che, in ogni caso, è stata ottima». Le uve sono state definite “in salute”: quali sono state le maggiori sfide o successi per la loro qualità quest’anno? «Nel 2025, la qualità delle uve nella nostra zona “Colli di Salerno” è stata eccellente, grazie a una combinazione di fattori climatici e gestionali che hanno favorito una maturazione ottimale. Le nostre uve si presentano in ottima salute, merito di una gestione agronomica attenta e scientifica, e le variazioni di temperatura tra giorno e notte, a fine agosto, hanno favorito una maturazione fenolica completa e un potenziale aromatico di eccellenza. In sintesi, nella nostra Azienda a Baronissi, la qualità delle uve è tra le migliori degli ultimi anni, con prospettive molto positive». Si parla di una vendemmia “lunga”, specialmente al Sud. Che strategie avete adottato per gestirla e come influenzerà i processi di vinificazione? «Quest’anno abbiamo avviato la produzione di uno spumante di Fiano, pertanto sono 4 le tipologie di vino che produrremo: Spumante di Fiano, Rosato da uve Aglianico, Fiano in purezza, Aglianico e Merlot sempre in purezza. Abbiamo già vendemmiato il Fiano per lo spumante, poi faremo la raccolta dell’Aglianico per il Rosato, poi il Fiano infine i rossi Aglianico e Merlot. Questo approccio ci consente di ottimizzare la finestra di raccolta per ciascuna tipologia e vitigno, evitando stress e sovrapposizioni. Ci consente, inoltre, un monitoraggio costante della maturazione attraverso strumenti agronomici e analisi in campo per valutare zuccheri, acidità e polifenoli. La raccolta viene decisa vigna per vigna, non in blocco, per rispettare le micro-differenze territoriali. Questo ci evita sovraccarichi e ci consente una vinificazione più attenta e personalizzata. La raccolta viene fatta manualmente, all’alba, per preservare la freschezza aromatica, per questo motivo le uve vengono raccolte nelle ore più fresche, riducendo l’ossidazione e lo stress termico. Otteniamo, così, una maggiore precisione enologica. Una vendemmia lunga permette di vinificare ogni parcella al momento ottimale, migliorando la qualità finale del vino. Una diversificazione stilistica, tempi dilatati, consentono di sperimentare con fermentazioni spontanee, macerazioni più lunghe o affinamenti differenziati. Con meno uve in cantina contemporaneamente, si riduce il rischio di fermentazioni incontrollate, soprattutto nei rossi strutturati. Un calendario più disteso consente al team di lavorare con maggiore calma e attenzione, migliorando ogni fase del processo. In sintesi, da noi a Baronissi, la vendemmia lunga non è vista come un ostacolo, ma come un ritmo naturale da assecondare. I produttori locali stanno dimostrando che, con intelligenza e rispetto per la terra, anche le sfide climatiche possono trasformarsi in occasioni per fare vini più autentici e memorabili». Le previsioni parlano di “rossi di struttura e carattere” al Sud. Ritiene che questo si stia verificando e quali caratteristiche si aspetta dai suoi vini? «Sì, la previsione si sta concretizzando con forza nei nostri vigneti di Baronissi. L’annata 2025 ha regalato condizioni ideali per la produzione di rossi di grande struttura, intensità e carattere, in linea con quanto stimato per il Sud Italia. Vitigni come l’Aglianico e il Merlot stanno mostrando un profilo organolettico di altissimo livello». Che ruolo hanno avuto le buone riserve idriche invernali e una primavera mite nella salute delle sue vigne? «Le condizioni climatiche di quest’anno — in particolare le buone riserve idriche accumulate durante l’inverno e una primavera mite e regolare — hanno avuto un impatto cruciale sulla salute delle vigne a Baronissi così come anche nel resto della provincia di Salerno. Questi fattori hanno agito come veri e propri “ammortizzatori naturali” contro le sfide climatiche estive». Come vede il ruolo della sua cantina e dei vini salernitani in uno scenario di leadership globale italiana? «Con l’Italia saldamente al primo posto nella produzione mondiale di vino nel 2025, il ruolo delle cantine locali come quelle della provincia di Salerno, compresa la nostra, diventa strategico non tanto per i volumi, quanto per la qualità, l’identità territoriale e la narrazione culturale. Piccole realtà come l’Azienda Guerritore non competono in quantità, ma in precisione enologica e storytelling territoriale, elementi sempre più richiesti nei mercati esteri, attraverso i nostri vitigni autoctoni: Fiano, Aglianico, ambasciatori di un’Italia profonda e autentica, lontana dalle logiche industriali». Come gestirete le scorte della produzione passata e come influenzerà la nuova annata la strategia di mercato aziendale? «La sfida per i produttori, soprattutto quelli di piccola e media scala come la nostra azienda, è duplice: valorizzare le scorte esistenti e posizionare al meglio le nuove annate. La scelta di molte cantine italiane – inclusa quella di Baronissi – di immettere sul mercato nel 2026 i vini bianchi dell’annata 2024 e i rossi dell’annata 2023 risponde a una logica enologica, commerciale e di posizionamento molto precisa, queste le motivazioni principali». Ha dovuto anticipare i tempi di raccolta? Quali sono stati i pro e i contro di questa decisione? «Noi siamo ancora in vendemmia. E a tutt’oggi stiamo operando senza compromessi. Stiamo raccogliendo preservando il giusto equilibrio tra zuccheri e acidità, sapendo bene che i composti aromatici si sviluppano tardi: raccogliere troppo presto può penalizzare la finezza olfattiva, e nei rossi, anticipare può significare tannini acerbi, minore complessità aromatica e struttura più debole». Quali indicatori specifici le hanno confermato che l’uva di quest’anno avrebbe prodotto un’annata di alta qualità? «Nel 2025, i produttori della provincia di Salerno – inclusa l’area di Baronissi – hanno potuto contare su una serie di indicatori agronomici e sensoriali che hanno segnalato fin da subito il potenziale per un’annata di alta qualità. Non si tratta solo di quantità o rese, ma di parametri precisi che parlano la lingua della vite. Sanità dei grappoli, equilibrio vegeto-produttivo, escursione termica pre-vendemmia, grappoli ben formati e ricchi di mosto, maturazione fenolica completa, profilo aromatico intenso nei bianchi, acidità ben conservata. Questi indicatori non sono solo numeri o analisi di laboratorio: sono segnali vitali che raccontano la salute, la forza e l’equilibrio della pianta. E quando tutti questi elementi si allineano, come nel 2025, si può parlare davvero di un’ottima annata o di una annata di eccellenza». Quali sono le aspettative della sua cantina per i vini di questa annata, in termini di invecchiamento e riconoscimento sul mercato? «Se dovessimo tracciare una previsione a lungo termine per nostri i vini dell’annata 2025 le aspettative sono decisamente ambiziose, ma fondate su dati concreti e tendenze di mercato. L’eccellente sanità delle uve, la maturazione fenolica completa e le condizioni climatiche favorevoli pongono le basi per vini longevi e riconoscibili, capaci di distinguersi nel panorama nazionale e internazionale».





