Luciano Panzani, Presidente della Corte d’Appello di Alba: Perchè votare sì - Le Cronache Ultimora
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Luciano Panzani, Presidente della Corte d’Appello di Alba: Perchè votare sì

Luciano Panzani,  Presidente della Corte d’Appello di Alba: Perchè votare sì

di Mario Rinaldi

 

 

 

Un ospite illustre per chiudere uno dei tanti dibattiti di questi giorni sul referendum giustizia: il dottor Luciano Panzani, Presidente della Corte d’Appello di Alba, già presidente della Corte d’Appello di Roma dal 2014 al febbraio 2020, presidente del Tribunale di Torino, giudice della prima sezione della Suprema Corte di Cassazione. È stato presidente del Tribunale di Alba (CN) e giudice fallimentare del Tribunale di Torino per molti anni. Ha anche offerto importanti contributi accademici presso l’Università americana di Harvard. Ieri pomeriggio, è stato ospite alla Sala del Bar Moka di Salerno in un incontro per esprimere le ragioni del SI’, organizzato dal professor Giuseppe Fauceglia, al quale hanno partecipato l’avvocato Francesca Sofia del Comitato “Giovani Avvocati per il SI’”, l’avvocato Emiliano Torre del Comitato Popolare per il SI’ e l’avvocato Giovanni Annunziata, con i saluti affidati al professor Massimo Corsale. Abbiamo raggiunto il dottor Panzani per intervistarlo sul referendum giustizia al fine di comprendere, in maniera più approfondita, le ragioni del SI’.

Presidente, ultime ore di campagna referendaria. Innanzitutto, che clima si respira? Il rischio astensionismo è particolarmente alto.

“Il rischio astensionismo c’è perché è una materia molto tecnica: da un lato crea una reazione di rigetto; dall’altro c’è stata una campagna elettorale sopra le righe da entrambe le parti e questo ha portato anche un effetto negativo nei confronti dell’elettorato. Io credo però che negli ultimi giorni i toni si sono abbassati, il linguaggio si è fatto più comprensibile, si è capito quali sono i problemi che si devono discutere quindi sono relativamente ottimista sul fatto che ci sia un minore astensionismo. Non che il fenomeno sparisca, ma un po’ più ottimista rispetto al passato lo sono”.

Come potrà incidere sulla vita dei cittadini questo referendum qualora passasse?

“Sicuramente inciderà. Non in tempi brevissimi, ma bisognerà attendere quando i due Consigli Superiori saranno istituiti e inizieranno ad operare. Queste sono riforme che producono i loro effetti molto importanti, ma hanno bisogno di un po’ di tempo perché gli stessi possano vedersi. Se avremo un clima un po’ più disteso e una gestione della giustizia un po’ diversa lo si dovrà a questa riforma, però teniamo anche conto che la riforma della giustizia è fatta di parecchi tasselli: questo è uno, certamente importante, ma non è l’unico”.

Perché secondo lei è giusto votare sì?

“Partiamo dal presupposto che questa è una riforma sicuramente perfettibile. Detto questo, è giusto votare sì perché sì spezzano una serie di vincoli che si sono creati nel lavoro del Consiglio Superiore della Magistratura, che potremmo spiegare in poche parole:  la Costituzione ha reso i giudici indipendenti da ogni condizionamento esterno, ma non si è preoccupata dei condizionamenti che potevano derivare all’attività dei giudici della magistratura giudicata dai pubblici ministeri e il fatto che i pubblici ministeri decidano insieme ai magistrati giudicanti crea degli effetti distorsivi che non ci saranno più”.

Sulla scorta dei tanti incarichi da lei ricoperti, soprattutto come presidente del Tribunale, ritiene questo referendum importante anche per risolvere i problemi della giustizia?

“Attenzione, questo referendum va a risolvere i problemi della magistratura, ma non quelli della giustizia. La magistratura è una componente della giustizia. Noi, in Italia abbiamo 10mila magistrati e non arriviamo alla percentuale di magistrati ogni 100mila abitanti che hanno la Francia, la Germania o i grandi paesi europei. Abbiamo ancora troppo poco per la giustizia, anche dal punto di vista amministrativo, abbiamo un sistema informatico che soprattutto per il penale ancora non è adeguato e tutto questo continua a esistere. Quindi, come ho detto, la magistratura costituisce un tassello di una riforma che dovrebbe essere molto più ampia, ma da qualche cosa bisognava pure incominciare”.

Se dovesse prevalere il sì, quale dovrebbe essere secondo lei il passaggio successivo per questa riforma?

“Il passaggio successivo deve essere quello di un recupero di efficienza, che significa innanzitutto spendere. Ad esempio, in Italia abbiamo un sistema delle carceri che non è degno di un Paese civile e in questo ambito se non si spende non si ottengono risultati migliori di quelli attuali.

Sempre restando su questo esempio, devo aggiungere che non è più comprimibile il numero dei detenuti, nel senso che noi siamo sempre in condizioni di sovraffollamento. Non è tanto la questione che ci siano nuovi reati, ma è proprio un dato strutturale. Poi ci mancano i magistrati e ci manca il personale, quindi se non si investe, come avviene in qualunque tipo di attività umana, i problemi non si risolvono. Inoltre, questo ha una ricaduta non tanto sul processo penale, ma sull’economia. Ci giochiamo almeno un punto di Pil su questo aspetto, che non è assolutamente secondario”.

Oggi si ha la sensazione che sia materia solo per addetti ai lavori. Cosa risponde?

“Questa riforma non tocca nessuna delle prerogative del pm, che continuerà a fare quello che ha sempre fatto risultando sempre indipendente, quindi non c’è di che preoccuparsi da questo punto di vista. Viceversa, rende più liberi, più autonomi, meno soggetti al pericolo di condizionamenti i giudici giudicanti. Il giudice non solo deve essere indipendente, ma deve apparire indipendente”. Una posiziona netta, chiara e degna di un illustre ospite come il dottor Panzani, che ha accettato di buon grado l’invito del professor Fauceglia, fornendo anche spiegazioni alle tante domande che gli sono state poste da coloro che volevano comprendere meglio gli aspetti di questo referendum.