di Erika Noschese
Luca Esposito, all’anagrafe Luigi, non sarebbe stato ucciso con un’arma da fuoco né con un’arma da taglio o da punta. È quanto emerge dai primi accertamenti eseguiti sul corpo del giornalista 53enne, originario di Nocera Inferiore ma residente a Mercato San Severino, assassinato nella notte tra sabato e domenica in località Bivio Cioffi, a Eboli. A poche ore dal delitto, il quadro investigativo resta ancora frammentario. Non vi sono certezze sulla dinamica dell’omicidio, ma la Tomografia assiale computerizzata (Tac), eseguita dal direttore dell’Unità operativa di Radiologia degli ospedali di Eboli e Battipaglia, Fiorentino Mondillo, su incarico del pubblico ministero Alessandro Di Vico, avrebbe fornito elementi ritenuti fondamentali per le indagini. L’esame, effettuato con le apparecchiature di ultima generazione, altamente tecnologiche, in dotazione all’ospedale “Maria Santissima Addolorata” di Eboli, ha consentito di acquisire immagini dettagliate del corpo nonostante il grave stato di carbonizzazione. Secondo quanto trapelato, la Tac avrebbe evidenziato numerose fratture, in particolare alla clavicola, alle costole e al bacino. Lesioni che potrebbero essere correlate anche all’intensa esposizione del corpo alle fiamme, che avrebbe reso il tessuto osseo particolarmente fragile. I sanitari avrebbero inoltre rilevato un’asimmetria nella regione dell’articolazione tra il manubrio e il corpo dello sterno, un reperto che dovrà essere ulteriormente valutato nell’ambito degli accertamenti medico-legali. Sul cadavere sarebbero stati riscontrati anche la frattura di entrambi i polsi e del braccio sinistro, elementi compatibili con un’aggressione particolarmente violenta o conseguenza delle fiamme che hanno avvolto il corpo, ancora in vita, della vittima. La milza, invece, sarebbe risultata completamente distrutta, probabilmente a causa dell’elevata temperatura sviluppata dall’incendio, tanto da non essere più riconoscibile. Il corpo presenta inoltre un’estesa perdita di tessuti molli, soprattutto sul fianco sinistro, mentre diverse parti degli arti risultano gravemente compromesse dalla carbonizzazione. Elementi che, allo stato, non consentono di escludere alcuna delle ipotesi investigative. Tra queste vi è anche la possibilità che il 53enne possa essere stato stordito o drogato prima di essere dato alle fiamme, oppure che l’incendio sia stato appiccato quando era ancora in vita. Si tratta, tuttavia, di ipotesi che potranno trovare eventuale conferma soltanto con gli esiti dell’autopsia e degli esami tossicologici. Una circostanza che, secondo quanto emerge dagli accertamenti, appare invece sempre più probabile è che Esposito sia stato brutalmente aggredito prima che il corpo venisse incendiato, presumibilmente nel tentativo di cancellare le tracce del delitto e rendere più difficile l’identificazione della vittima. Risposte più precise potrebbero arrivare già nelle prossime ore, quando il medico legale Gabriele Casaburi eseguirà l’autopsia disposta dalla Procura della Repubblica di Salerno. Nel frattempo i carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Salerno continuano a lavorare senza tralasciare alcuna pista. Sotto la lente degli investigatori vi sono sia la sfera privata del giornalista sia la sua attività professionale. Già nella giornata di domenica sono stati ascoltati amici, familiari e conoscenti nel tentativo di ricostruire le ultime ore di vita del 53enne e verificare se avesse confidato timori, preoccupazioni o eventuali contrasti. Particolare attenzione è rivolta anche al telefono cellulare della vittima, dal quale gli investigatori sperano di ricostruire gli ultimi contatti telefonici e i messaggi scambiati prima della morte. L’obiettivo è capire con chi Esposito avesse un appuntamento e per quale motivo si fosse recato nella zona isolata di Bivio Cioffi, mentre rientrava da Agropoli, dove stava trascorrendo alcuni giorni di vacanza. Tra le ipotesi al vaglio vi è quella che il giornalista sia stato attirato sul posto con un appuntamento rivelatosi poi una trappola mortale. A rafforzare questa ricostruzione vi sarebbe il ritrovamento della sua utilitaria, una Lancia, parcheggiata a circa un centinaio di metri dal luogo in cui è stato rinvenuto il cadavere. Nelle scorse ore è stato inoltre ascoltato a lungo anche un collaboratore di Esposito, nell’ambito dell’attività investigativa coordinata dalla Procura. Gli accertamenti si concentrano anche sull’attività professionale svolta dal giornalista quale consulente in materia ambientale per un ente pubblico. Un incarico che, secondo gli investigatori, potrebbe rappresentare uno degli ambiti da approfondire, pur precisando che Esposito non lavorava per Arpac Campania, come la stessa Agenzia regionale ha chiarito in una nota. Resta comunque aperta anche la pista legata alla vita privata e alle frequentazioni della vittima. Le modalità dell’omicidio, particolarmente efferate, inducono gli investigatori a non escludere alcuna ipotesi. Erano circa le 3 della notte tra sabato e domenica quando un automobilista ha notato una densa colonna di fumo nero levarsi dalla vegetazione in località Bivio Cioffi e ha allertato i Vigili del fuoco. Durante le operazioni di spegnimento del rogo, i pompieri hanno scoperto il corpo completamente carbonizzato. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri e gli specialisti della Sezione investigazioni scientifiche, che hanno avviato i rilievi. Il cadavere è stato trasferito presso l’obitorio dell’ospedale di Eboli, dove è rimasto a disposizione dell’autorità giudiziaria. A poca distanza dal luogo del ritrovamento è stata rinvenuta anche l’autovettura della vittima. Grazie ai primi riscontri investigativi e agli elementi raccolti sul posto, i militari sono riusciti a risalire rapidamente all’identità del giornalista. Nel corso del sopralluogo sono stati rinvenuti anche alcuni bossoli esplosi. In una prima fase gli investigatori avevano ipotizzato che Esposito fosse stato ucciso con un colpo d’arma da fuoco, ma i successivi accertamenti strumentali avrebbero escluso, almeno allo stato, lesioni compatibili con colpi di pistola. Le indagini proseguono per chiarire a cosa siano riconducibili i bossoli rinvenuti sulla scena e quale sia stata l’effettiva dinamica dell’omicidio. Secondo una delle ricostruzioni al vaglio, Esposito sarebbe stato condotto nel fondo agricolo da una o più persone dopo essere arrivato sul posto con la propria auto. Qui sarebbe stato aggredito e successivamente dato alle fiamme nel tentativo di occultare il cadavere e rallentare l’identificazione. Il 53enne avrebbe lasciato l’abitazione che condivideva con la sorella nel Cilento la sera precedente al ritrovamento del corpo per incontrare qualcuno. Un appuntamento che, secondo gli investigatori, potrebbe essersi trasformato in una trappola mortale.








