Lo scorso 13 gennaio in un articolo a firma di Antonio Manzo viene evocato l’intervento del Presidente della Giunta Regionale, Roberto Fico sulle «terre dell’Orientale» in Eboli affinché ne sia accertato il titolo di possesso e al pari di altri terreni, siano gestiti «con criteri di trasparenza e redditività sociale». A tal fine, l’articolo descrive per sommi capi l’entità degli stessi e quanto l’Orientale, intenderebbe, come «fantasiosa proposta» realizzare nell’area sia con fondi propri sia attingendo al «tesoretto di oltre 33 milioni di euro programmati dalla Regione per il Masterplan del Litorale Salerno Sud.»Manzo prosegue, poi, oscillando- tra il plauso e i dubbi – sulla proposta di ridisegno di 600 mq con la realizzazione di un centro di studi e di una foresteria – per chiudere con l’appello al Presidente Fico affinché non si ripetano i fenomeni passati di mala gestione. Al di là di alcune discutibili espressioni utilizzate, credo sia opportuno, senza intento polemico alcuno, integrare le informazioni per rendere noto quanto l’Ateneo da me presieduto ha fatto e fa in questi ultimi anni di presenza sul territorio (dopo vent’anni di sostanziale assenza) per preservare e valorizzare l’area. A partire dal titolo di possesso: l’università detiene i terreni in virtù dell’art. 242 del Regio Decreto n. 1592 del 31 agosto 1933 che trasferì nel patrimonio del Regio Istituto Orientale tutti i beni dell’antico Collegio dei Cinesi. La provenienza dei terreni al Collegio dei Cinesi risale alla donazione di Papa Benedetto XIV con Bolla del 31 agosto 1743, seguita da atto notarile del 1744 per Notaio Berniero e dalle Bolle pontificie di Clemente XIII del 1760 e 1764. Negli anni Novanta ci furono delle azioni legali intraprese dai comuni di Eboli e di Battipaglia per far dichiarare anche questi possedimenti dell’ateneo come demaniali, ma prima, il Commissario agli usi civici, poi la Corte d’Appello di Roma, richiamando un giudicato del 1863–1864 e il decreto di chiusura demaniale del 1941, esclusero nel 2018 definitivamente tale natura. Successivamente a tale data, l’Orientale ha assunto una diversa modalità di relazione con i fittavoli precedenti, con quanti, senza titolo, dalla metà del secolo scorso continuano a occupare circa 80 ettari del posseduto, nonché con gli enti e le istituzioni locali, senza che mai nessuno a livello locale abbia sollevato dubbi o quesiti. L’Ateneo, sia ben chiaro, non ha alcun interesse speculativo, tuttavia, intende, attraverso una più efficace presenza sul territorio e una più attenta gestione dei terreni, preservare la bellezza dei luoghi favorendo la coltivazione a campo aperto anche rispetto a una possibile e ben più lucrosa serrificazione. Negli ultimi anni ha partecipato con costanza ai dibattiti locali sugli assetti del territorio affermando tale visione finalizzata alla riqualificazione e valorizzazione.Pertanto, con i preesistenti fittavoli chiusa una stagione ha inaugurato, attraverso un’asta pubblica, un nuovo modello di contratto e di relazioni, formalizzate a termini di legge e senza rinnovi di anno in anno come accaduto negli ultimi vent’anni. Con gli occupanti degli 80 ettari circa, esperite infruttuosamente forme di mediazione per regolarizzare le posizioni a breve, inaugurerà la stagione dei conteziosi legali. Infine, con le istituzioni e gli enti locali ha espresso la volontà di essere presente e partecipe alle discussioni e alle decisioni che a vario titolo e livello dovessero impattare sul posseduto, per troppo tempo, e per molti, la distanza fisica dei vertici dell’ateneo la cui sede è a Napoli e il ricorso all’istituto della delega sono state, purtroppo, interpretate come disinteresse. Anche per questo, pur consapevoli delle diverse criticità da dover affrontare in una stagione non facile per l’intero sistema universitario italiano L’Orientale ha deciso di impegnarsi fortemente sull’area sia facendola conoscere all’intera sua comunità scientifica e gestionale sia programmando interventi strutturali, tra cui anche quello del recupero edilizio della pieve trecentesca di Santa Cecilia e degli immobili della località Petruccia. Non da ultimo, poi, non esiste alcuna fondazione «che possiede i terreni dell’Università napoletana»: l’Orientale non ha alcuna intenzione di vendere, dismettere o cedere a terzi quanto in suo possesso. Piuttosto il tema, al di là del soggetto giuridico eventualmente da costituire, è quello di garantire attraverso la valorizzazione economica e culturale del posseduto, a Eboli come a Napoli, tutte le attività istituzionali e i servizi agli studenti e ai ricercatori in un periodo di drastica riduzione dei finanziamenti statali, rafforzando il legame storico con le località in cui il fondatore de ‘Orientale è nato.Saremmo quindi ben lieti e onorati se il Presidente Fico raccogliesse l’appello e su tutto ciò potessimo pensare e operare armonicamente – Ateneo, Regione, Provincia, Comuni e Consorzio di Bonifica – con sguardo ampio e lungo affinché questi luoghi e interventi diventino esempio e traino di nuovo futuro. Prof Roberto Tottoli
LA REPLICA DI ANTONIO MANZO
Ospitiamo con piacere, oltre che con doveroso ossequio dall’etica professionale, la lettera che il rettore dell’Università degli studi di Napoli “l’Orientale”, professor Roberto Tottoli ci ha inviato con una richiesta di rettifica in ordine all’articolo da noi pubblicato il 13 gennaio scorso dal titolo “Terre dell’Orientale. Intervenga Fico”. Nel mentre ci scusiamo per averla erroneamente citata con il suo cognome “Tontoli” non come era giusto che fosse Roberto Tottoli non volendo affatto, lungi da noi, storpiarle l’identità con una offesa. Ma al di là della doverosa precisazione che attiene ad una eleganza di rapporti (a partire dalla propria identità), ci preme convenire con lei sulla dolosa assenza degli enti locali senza che mai abbiano sollevato dubbi o quesiti sulla gestione di un patrimonio ereditato da una secolare donazione del missionario ebolitano Matteo Ripa. La sua richiesta di rettifica ci conforta nella convinzione del fatto che intorno alla gestione dei terreni di proprietà dell’Istituto Universitario Orientale siti nei comuni di Eboli e Battipaglia si siano addensate numerose nubi e che ora lei autorevolmente dirada Fuori da qualsiasi natura possessoria demaniale (“usi civici”) dei terreni, si sono verificati passaggi amministrativi di dubbia utilità territoriale come nel caso del comune di Battipaglia, per una espansione urbanistica privata, o come per il comune di Eboli quando il consiglio comunale deliberò nel 2009, ma fu fermato dalla Regione Campania, di siglare una transazione con l’Università degli Studi ”L’ Orientale” di Napoli con l’attribuzione di 150 ettari di quei fondi. Il Commissario regionale per la liquidazione degli usi civici della Campania, dott. Leonardo Pica, con una propria Sentenza, bocciò ogni ipotesi di transazione tra il Comune di Eboli e l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” ritenendo che il Comune di Eboli, non avesse nessun titolo su quei suoli e quindi di non poter accampare nessun diritto di cui agli usi civici e riconoscendo per contro all’Istituto Universitario Orientale la piena proprietà dei fondi: Parco San Pietro primo, Petruccia e San Pietro. Transazione poi fatta naufragare, dopo la sentenza, anche su pressioni politiche esterne ben individuate all’epoca, che impedirono il rilascio del parere e quindi fu fatto volontariamente fallire il lavoro fatto per l’accordo transattivo. Il rettore Tottoli crediamo debba ringraziarci per aver sollevato un problema offuscato per decenni, per favorire interessi imprenditoriali privati, ora interviene con una doverosa e attenta sinergia istituzionale in maniera trasparente su beni patrimoniali dell Istituto Orientale ad Eboli. Di qui la richiesta di intervento del presidente della Regione Campania Fico perché prosegua il lavoro, già iniziato dall’ex assessore ragionale all’urbanistica Bruno Discepolo, che visitò la struttura Petruccia con il progetto strategico per il territorio e il rilancio accademico dell’Università agli Studi “l’ Orientale” così come voluto da Lei negli ultimi anni. All’incontro presenziò lei, il sindaco di Eboli e il responsabile per la gestione del patrimonio distaccato della sede dell’Istituto a Santa Cecilia di Eboli, Luigi Adinolfi che non guida alcuna fondazione Unior ma dal febbraio 1999 è passato da direttore tecnico dell’azienda agricola a responsabile del settore tecnico e dal 2023 responsabile gestione del patrimonio distaccato sede Santa Cecilia di Eboli. Il protocollo d’intesa che sancisce la nascita del Centro Studi e di Alta formazione dell’Orientale sui terreni dell’ateneo a Santa Cecilia di Eboli siamo sicuri che non resterà fermo alla foto opportunity del novembre scorso con i firmatari dell’accordo Quel che è certo è che l’asta pubblica per il fitto di terreni, che seguiremo con attenzione, non preveda rinnovi di anno in anno come avvenuto negli ultimi venti anni con gli attuali occupanti degli 80 ettari circa con i quali, esperite le infruttuose forme di mediazione per regolarizzare le posizioni a breve, così come da lei precisato, sarà inaugurata la stagione dei contenziosi legali.Vogliamo rassicurare il rettore Tottoli che continueremo a raccontare le terre dell’Orientale, comunemente note come quelle dei “cinesi”, con gli obiettivi nuovi dell’Istituto Universitario “l’Orientale”, con la verità sostanziale dei fatti ben conoscendo e, praticando, la completezza e la correttezza dell’informazione che neppure, nel caso concreto, ha bisogno di essere accademicamente ricordata. a.m.





