di Antonio Manzo
Per ben 44 anni ha rappresentato l’icona ante litteram del giustizialismo della sinistra italiana creata sullo sfondo di una tragedia nazionale, quella del terremoto novembre 1980. Salvatore Torsiello, già sindaco di Laviano nei giorni della tragedia del terremoto del 1980 non è più E’ morto ieri all’ospedale Ruggì, a 76 anni dopo un malessere che negli anni lo aveva roso anche per il suo stress di vita. Domani, lunedì, i funerali a Laviano. Salvatore Torsiello è stato un martire della giustizia mediatica, politica e oltranzista nella gogna ben orchestrata al grido di comitati popolari dell’epoca che celavano la regia politica del Pci dell’epoca: lui giovanissimo sindaco democristiano, ingegnere, demitiano vicino all’Irpinia, doveva diventare lo “sceriffo” della ricostruzione. Lui è stato processato ben 106 volte ed in tutte le cause legate proprio al suo ufficio del sindaco dei giorni della tragedia assolto. 106 processi, 106 assoluzioni. Solo la saggezza e la pazienza umana e professionale, non solo politica, del suo avvocato Michele Pinto ex ministro, potrà oggi ricordare il dramma di Salvatore inseguito per una vita dal modo in cui la sinistra italiana ha rimosso dalla sua storia una vittima predestinata. Salvatore Torsiello durante la sua vita e dopo la sua vita ci dice molto su cosa significhi e cosa abbia significato in questi lunghi anni repubblicani per buona parte della sinistra italiana l’amore per il garantismo, il rispetto per lo stato di diritto, la passione per la separazione dei poteri, la lotta contro l’esondazione delle Procure spesso disattente alla parallela strumentalizzano politica della doverrosa azione penale. Ma andiamo a quegli anni ’80. C’è il devastante terremoto, c’è la commissione parlamentare presieduta da Oscar Luigi Scalfaro che da commissione parlamentare d’inchiesta sulla ricostruzione diventa un tribunale senza toga. Alla Procura della Repubblica di Salerno guida Ermanno Addesso, magistrato tutto d’un pezzo, cattolico e in gioventù vertice dell’Azione cattolica diocesana di Salerno-Campagna. Addesso con i suoi poteri, organizza l’ufficio costituendo un pool di Pm sul terremoto e assegna il compito anche alla giovanissima pm Anita Mele di interessarsi della zona di Laviano, Valva, Santomenna e Castelnuovo di Conza . E il 19 luglio del 1993 (tra sei giorni sarebbe stato il compleanno giudiziario di Salvatore) viene arrestato il sindaco di Laviano Salvatore Torsiello ammanettata nella sua casa di Salerno. Lui in carcere, il giovanissimo sindaco che accompagnò Sandro Pertini tra le macerie di Laviano in quei giorni. A Valva dove operano le cooperative rosse, nel comune guidato dal galantuomo comunista Michele Figliulo, non ci sono arresti. Gli uomini delle Coop Rosse investono danaro ai vertici alti del Pci. Ma l’obiettivo grande è giungere a Ciriaco De Mita la corrente democristiana che ospita Salvatore Torsiello che accompagna lo stesso De Mita con Clemente Mastella giovane deputato tra la Laviano distrutta. Passano venti giorni e c’è il cosiddetto blitz al municipio di Laviano, negli stessi giorni in cui l’Italia piange Gabriele Cagliari, vittima del suicidio nelle carceri di Tangentopoli. C’è il caso particolare fatto nascere dalla bravura del suo avvocato difensore Marcello Giani quando in quei giorni sconfessa l’accusa della Procura per una presunta tangente che sarebbe stata data a Torsiello dall’imprenditore cilentano Alberto Schiavo. Lui dice di aver incontrato Torsiello per consegnagli, dall’auto all’auto, la tangente, ma Schiavo ma dimentica che il bar Canasta su Lungomare è strada a senso unico. Ma lo già erroneamente confessato e in udienza deve ritrattare. Scatta così la 106 assoluzione per Salvatore Torsiello che oggi viene mestamente ricordato con incolori parole lui che è stato la vittima della tangentopoli nazionale orchestrata anche dal giustizialismo sfrenato della sinistra








