L'attentato a Ranucci porta alla camorra di Sarno - Le Cronache Cronaca
Cronaca Campania

L’attentato a Ranucci porta alla camorra di Sarno

L’attentato a Ranucci porta  alla camorra di Sarno

di Antonio Manzo

Un commando per uccidere Sigfrido Ranucci conduttore della trasmissione tv Report. Quattro pregiudicati mandati a compiere l’attentato sono stati arrestati ieri mattina. Perché l’abbiano fatto è tutto ancora da capire anche se magistrati e carabinieri stanno agendo sulla lista dei presunti mandanti che ordinarono una punizione di morte per Ranucci. Ma solo una coincidenza geografica, vuole che i presunti bombaroli facciano parte del clan camorristico Cava di Avellino che da decenni tiene in ostaggio Sarno e il Vallo di Lauro nell’Avellinese. E che ora ha determinato anche lo scioglimento per infiltrazioni criminali del comune di Sarno. Per l’attentato dinamitardo al giornalista di Report Sigfrido Ranucci sono stati arrestati Antonio Passariello, residente nel comune di Cicciano, Marika De Filippis, Saverio Mutone e Pellegrino d’Avino, tutti residenti in centri irpini. Ma nelle 107 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare del gip c’è un nome che immediatamente desta l’attenzione per una ricerca nella genealogi Camorristica dell’Avelline. E’ il nome di Salvatore Cava che il gip identifica come “riferimento del gruppo nell’attività di cessione degli stupefacenti”. Lui è “Tore” Cava quello che ora guida il clan di camorra ci Biagio Cava, da anni in contrasto con i Graziano ma ben legato alla geografia criminale campana di Mario Fabbricino e dei Moccia. A un tiro di schioppo da Fisciano dove c’è l’epicentro del sisma provocato dalle scosse tv-telluriche dell’inchiesta famosa sul Collegio Nazionale dell’Autorità Garante Privacy presieduto dal docente universitario salernitano Pasquale Stanzione. L’inchiesta sul Garante della Privacy presieduta al salernitano Pasquale Stanzione nacque a seguito di un a nostra inchiesta sulla gestione dell’università di Salerno e della quale lo stesso Stanzione era stato, per decenni, il regista occulto di gestione delle cattedre universitarie e degli incarichi professionali. Sigfrido Ranucci è stato l’autore televisivo di numerose inchieste cosiddette scottanti, di quelle che spesso i giornalisti preferiscono evitare, raccontare, per non andare e cercare. Fra tutte, ad esempio, c’è l’inchiesta sul porto padovano di Adria con interessi nascosti della camorra campana. O quella più eclatante sulla gestione del Collegio Nazionale del Garante per la Privacy che ha fatto emergere un vespaio di polemiche sulla conduzione e spesa dell’Autorità. Nnell’inchiesta di Ranucci non solo venne fuori il nome di Pasquale Stanzione ma anche quello di avvocati di grido salernitani che lo stesso Stanzione aveva traghettato a Roma nel giro del’Autorità garante Privacy. Il giro salernitano degli avvocati Silverio e Rino Sica, titolari dello studio dove esercita l’attuale rettore Unisa Virgilio D’Antonio, del docente Giovanni Sciancalepore passato dall’università a ruolo primario nel Garante Privacy e di altri docenti colpiti da improvviso benessere dei Dati Personali. Le misure cautelari sono state eseguite all’alba tra le province di Napoli e Avellino dai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma su ordine del giudice per le indagini preliminari di Roma, che ha accolto la richiesta della Dda capitolina. Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di detenzione, porto in luogo pubblico e utilizzo di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. Le indagini sono state coordinate dal sostituto procuratore Carlo Villani, che dal mese di luglio diventerà il nuovo procuratore capo della Procura di Velletri. L’attentato risale alla sera del 16 ottobre 2025. Davanti all’abitazione di Ranucci, a Torvaianica, frazione di Pomezia, un ordigno esplode davanti al cancello della villa del giornalista, distruggendo due automobili parcheggiate all’esterno e danneggiando il muro di cinta. L’inchiesta, condotta dai Nuclei investigativi dei carabinieri di Roma e Frascati, ha ricostruito passo dopo passo la preparazione dell’attacco. Decisiva è stata l’analisi incrociata di decine di sistemi di videosorveglianza, dei rilievi tecnico-scientifici e dei tabulati telefonici. Gli accertamenti del Ris hanno inoltre stabilito che il commando utilizzò “gelatina da cava”, un esplosivo ad altissimo potenziale distruttivo, elemento che per gli investigatori lascia intravedere una rete illecita di approvvigionamento ancora da ricostruire. Gli arrestati hanno una età compresa tra i 53 e i 22 anni. Secondo la ricostruzione della Dda, il gruppo non avrebbe agito autonomamente. Il commando, infatti, avrebbe eseguito l’attentato “su specifico mandato” di terze persone ancora ignote, in cambio di un compenso economico e come “favore”. Chi avrebbe commissionato l’azione, secondo gli inquirenti, avrebbe anche garantito un articolato sistema di protezione agli esecutori: fondi, schede telefoniche dedicate, assistenza legale e perfino un piano per favorire un’eventuale fuga all’estero nel caso le indagini si fossero avvicinate troppo. Nel corso dell’inchiesta sarebbero emersi anche ripetuti tentativi di depistaggio. Gli indagati, secondo l’accusa, avrebbero effettuato bonifiche per individuare eventuali microspie, distrutto schede Sim e concordato versioni comuni dei fatti per ostacolare gli investigatori e soprattutto proteggere chi aveva ordinato l’attentato. Contestualmente agli arresti sono scattate numerose perquisizioni nei confronti di altri indagati che, secondo gli inquirenti, potrebbero aver fornito l’esplosivo o garantito il supporto logistico necessario all’azione. Caccia ai mandanti “Da quello che ho capito – dica Sigfrido Ranucci da noi raggiunto al telefono – c’è chi ha organizzato, chi è stato complice, chi ha fornito assistenza legale, chi ha provato a distruggere le sim. Vedremo cosa accadrà ancora”. L’attentato contro Sigfrido Ranucci sarebbe stato eseguito su incarico di un mandante non ancora identificato. Quel che è certo è che il commando avrebbe agito dietro un compenso economico di diverse migliaia di euro. Le intercettazioni “La bomba sono andato a mettere là, facciamo la storia”. Lo afferma Antonio Passariello uno dei quattro arrestati in una intercettazione contenuta nell’ordinanza cautelare. L’uomo nello stesso dialogo intercettato dai carabinieri afferma di avere agito su commissione: “Mi contattò uno (…) lo sai com’è (…) quando vai a Roma e ti fai una bella romana”. E’ tutto nelle intercettazioni anche per risalire ai mandanti. Soggetti che si ritenevano offesi dalle inchieste di Ranucci ben collegati ad ambienti della camorra campana.