L’archeologia romanzata è un bluff”. L’accusa arriva da Federico L.I. Federico - Le Cronache Ultimora

di Oreste Mottola “

L’archeologia romanzata è un bluff”. L’accusa, neanche tanto velata, arriva da Federico L.I. Federico, Libero professionista di Architettura e progettazione, e come apprendiamo dal suo sito su Linkedin: “In possesso di esperienza, risultati e fatturato nel campo del Restauro Monumentale ed Archeologico, nonché dell’Urbanistica. Impegnato e disponibile a formare raggruppamenti professionali per gare e concorsi”. In sintesi, un addetto ai lavori, titolare dello studio “Delta” di Pompei. Federico L.I. Federico procede ad un attacco durissimo contro Massimo Osanna, che è uno dei capi del Mibact, e – in contemporanea, seppure ad interim – anche alla guida delle aree archeologiche di Paestum e Velia. Ora, per queste ultime, le “chiavi” sono state consegnate a Tiziana D’Angelo, che è la nuova direttrice, con un “mandato pieno”. L’architetto di Pompei vuol censurare Massimo Osanna, definito “Il grande comunicatore dei beni culturali” ed il relativo “ticket” che adombra tra Osanna, Direttore dei Direttori generali dei musei statali, con il Direttore generale del parco archeologico di Pompei Zuchtriegel, ma già alla testa del parco Archeologico di Paestum/Velia. E continua a chiosare: “La [Tiziana D’Angelo] Direttrice in pectore del Parco di Paestum/Velia doveva ricevere le consegne dal Direttore dei Direttori Osanna, ad interim anche Direttore del Parco Archeologico di Paestum/Velia, ma prima Direttore del Parco di Pompei. Quest’ultimo, a sua volta, quando era Direttore a Pompei, aveva dato le consegne al Direttore di Paestum/Velia Zuchtriegel, prima di volare a Roma ad assumere il ruolo di Direttore dei Direttori”. Siccome il “veleno” è sempre nella “coda”, arriviamo al nocciolo dello scritto dell’architetto Federico: “A Velia, dunque, si incontrarono ben tre Alti funzionari del Ministero della Cultura, per lo scambio delle cosiddette consegne tra chi parte e chi arriva. Prassi generale e opportuna prevista dalle norme regolatrici del Pubblico Impiego. Se però il lettore avrà avuto la pazienza di leggere lo scioglilingua sopra riportato, avrà capito che i tre Alti Funzionari dovevano fare una sorta di “giro incrociato” di controlli: da controllore a controllato e da controllato a controllore, tutti insieme appassionatamente”. Mera questione procedurale direte, non è così, perché ora l’architetto di Pompei, va a mettere sotto accusa il plot narrativo, l’abitudine allo storytelling, del professore Osanna, già felice protagonista di “Pompei, l’ultima scoperta” trasmesso dalla Rai il 15 dicembre 2020. Per l’architetto napoletano, Osanna e Zuchtriegel, mettono in scena un caso da storia dell’archeologia. “In attesa dell’arrivo della nuova Direttrice, pare che lo sguardo dei due Direttori sia caduto sugli scavi in corso dove, nel mese di dicembre del 2021, era già avvenuta la scoperta di alcune armi, due elmi e uno scudo, per certi aspetti eccezionale vista la qualità dei reperti. Una preda mediatica così ghiotta aveva fatto però scatenare l’istinto […] . L’ANSA infatti a stretto giro, con un proprio Comunicato Stampa, attiva l’onda mediatica della notizia che tocca i grandi Organi di stampa. Uno scoop mediatico che però ha calpestato un po’ la verità e un po’ gli attori veri, che poi sono gli archeologi operanti sul campo. L’Ansa riportò che la scoperta era merito ascrivibile anche al funzionario archeologo Francesco Scelza, di recente operante a Velia”. Ed è qui che parte il “distinguo” dell’architetto. “Noi aggiungiamo – scrive – che quella scoperta è stata condivisa da altri protagonisti, come l’archeologa “esterna” Jessica Elia, incaricata per la supervisione dello scavo dalla Societa Poièsis, diretta dall’archeologo “esterno” Francesco Mele. Tutto qui. Ma è toccato a noi dare la notizia completa, sia pure in ritardo”. Una notazione tutto sommato marginale? Forse, ma Federico ci aggiunge altro. “Una sola obiezione facciamo a chi ha rappresentato con grande slancio gli avvenimenti collegandoli al ritrovamento di quelle armi, in condizioni davvero straordinarie di conservazione nel contesto santuariale di Velia dedicato ad Atena. Eccola: è vero che nell’anno 540 a.C., davanti alle coste della Corsica, tra Etruschi e Greci “…si svolse la prima grande battaglia navale della storia”, come ha detto all’ANSA il prof. Osanna. E’ vero anche che la battaglia fu “…una lotta epica e sanguinosa di cui ci racconta Erodoto e che vide i potenti Focei, coloni greci insediati nella città corsa di Alalia, sotto l’attacco congiunto di etruschi e cartaginesi”. Ma questi furono sconfitti come racconta Erodoto doviziosamente, precisando che la vittoria delle sessanta navi greche contro le 120 navi etrusco-cartaginesi fu però pagata a caro prezzo anche dai Greci vittoriosi. Qualche ricordo di Liceo ci consente di aggiungere che altre battaglie ci furono tra Greci ed Etruschi per il predominio sul Tirreno – una nel 524 a.C. e l’altra, definitiva, nel 474 a.C. – e che entrambe furono perse dagli Etruschi nel mare di Cuma. Questo ci autorizza a chiedere: quali certezze ci sono di un collegamento diretto tra la battaglia navale al largo della Corsica e il ritrovamento dei due elmi e dello scudo a Velia, in quella sorta di grande recinto rettangolare, visto che però nello stesso recinto sono state trovate anche tracce di ceramiche provenienti da Cuma? E’ sufficiente che uno degli elmi sia di foggia etrusca, per pensare a un collegamento esclusivo con la battaglia di Alalia?”. Fin qui la nota dell’architetto Federico che fa notare che con “eccessiva sicurezza” è stata offerta ai media la suggestione che le armi ritrovate a Velia sarebbero reliquie offerte ad Atena, con tutta probabilità proprio le spoglie della battaglia di Alalia. Sono solo schermaglie teoriche tra archeologi o c’è dell’altro? Come si dice in questi casi, lo sapremo solo vivendo.

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