Olga Chieffi
“Io sono un preludio di ancora migliori musicanti, fratelli!” La predizione di Zarathustra si sostanzia nella carne della storia quando nel 1896 Richard Strauss compose uno dei suoi più importanti poemi sinfonici (op. 30), il cui titolo rimanda all’omonima opera di Nietzsche Also sprach Zarathustra, luogo testuale in cui pensare e poetare raggiungono altissimi livelli di densità teoretica, potenza semantica, sinuosità stilistica, fecondità concettuale, scelto da Stanley Kubrick per il suo film cult “2001: Odissea nello spazio”. Ed in musica, con “Density 21,5”, ispirato al metallo più prezioso, il platino, il celebre solo per flauto solo scritto da Edgard Varèse nel 1936, interpretato da Mario Montani, principierà il vernissage della installazione fotografica, dedicata da Armando Cerzosimo, realizzata per intero dal suo Studio, con un video di Nicola e la stampa di Pietro, all’opera di Biagio Crescenzo “Uomo Meccanico”, ospite dell’immersivo Teatro Pasolini, domenica, alle ore 18,30. Installazione che sarà, poi, fruibile, sino a venerdì 6 marzo, presso la Galleria Sala Posa in via G. da Procida, 9 Salerno, con un talk previsto, nello stesso spazio espositivo, per giovedì 26 febbraio alle ore 18. Una mostra, questa “Homo Ex Machina”, concretizzatasi col patrocinio morale del Comune di Salerno, grazie all’intervento del già assessore Alessandro Ferrara, e il sostegno del Consorzio Area di Sviluppo Industriale di Salerno, presieduto dal Dottore Antonio Visconti, dedicata a questa installazione d’arte ideata dal Ceo di Cti FoodTech di Biagio Crescenzo e creata nella stessa azienda, visitabile dal pubblico alla rotatoria tra Via Wenner e la Zona Industriale di Salerno. “Realizzata in acciaio corten – scrive lo stesso autore – l’opera si compone di più elementi, tra cui una figura stilizzata di robot e un monolito che evoca capacità senzienti di kubrickiana memoria. L’ispirazione dell’opera proviene dagli interrogativi etici sollevati dalle ultime frontiere culturali del movimento Transumanista, che dalla Silicon Valley Californiana si è diffuso in tutto il mondo, e che auspica il passaggio da una fase di evoluzione biologica a una di evoluzione autodiretta consapevole. L’opera suggerisce un dialogo aperto tra Uomo e macchina, piuttosto che una contrapposizione netta, in cui la tecnologia diventa una extended mind, un’intelligenza più pervicace che supera i confini del limitato corpo umano e della mente che lo governa”. “Io non ho fatto altro che sognare. È stato questo, e solo questo, il senso della mia vita (…) Non ho mai preteso di essere nient’ alto che un sognatore.” – rivela Armando Cerzosimo – Questo è quello che Fernando Pessoa (Bernando Soares) scrive nel suo bellissimo “Libro dell’inquietudine e chi ha ispirato nell’affrontare il tema dell’ “Uomo Meccanico” e della sua genesi. Un lavoro fotografico e visuale dove emerge fortissima la figura di Biagio Crescenzo,imprenditore illuminato come pochi. Cosa abbiamo raccontato io e i miei figli, Nicola e Pietro, la creazione di un’ opera come quella dell’ Uomo Meccanico o la voglia di sognare ancora nuovi mondi e nuove emozioni di Biagio Crescenzo? Questa è la potenza della fotografia”. Al vernissage l’installazione verrà presentata dal Professore dell’ateneo di Salerno Alfonso Amendola. “Non sempre l’arte sceglie luoghi protetti. – ha scritto il docente salernitano – A volte compare dove meno la si aspetta, nel cuore di spazi attraversati ogni giorno senza attenzione. Succede in via Wenner, nella zona industriale, dove una rotatoria smette di essere solo un punto di snodo del traffico e diventa un luogo di sosta dello sguardo e del pensiero. Al centro, un’installazione metallica interrompe la continuità del movimento e introduce una domanda silenziosa. È l’opera di Biagio Crescenzo, donata al Consorzio ASI. L’installazione nasce per interrogare. Al centro del lavoro c’è una questione che attraversa il nostro tempo: cosa significa essere umani oggi! In un’epoca in cui la tecnologia è capace di apprendere, decidere e incidere profondamente sulla vita quotidiana, pur restando priva di emozioni e coscienza. Crescenzo affronta il tema evitando contrapposizioni nette. Uomo e macchina non sono messi uno contro l’altra, ma pensati come parti di un dialogo ancora aperto”. Con il Professore Amendola, Biagio Crescenzo e Armando Cerzosimo, dialogherà, moderati dal giornalista Gabriele Bojano, la docente di fotografia Cristina Tafuri e il Presidente dell’Associazione “Tempi Moderni”, Marco Russo, il quale è così intervenuto: “Biagio Crescenzo omaggia il tempo, la tecnologia e il lavoro. Armando Cerzosimo ne documenta la genesi e ne amplifica il significante. Qui la fotografia travalica il senso documentario e vive di forza propulsiva indipendente. Cerzosimo ri-media l’opera di Crescenzo: attraverso la luce che filtra negli spazi-finestra dell’officina, una luce che abbaglia come quella della saldatura del ferro, ma dalla quale non c’è da proteggersi ma alla quale bisogna abbandonarsi; attraverso quella polvere di corten che non si tocca ma si percepisce come un pulviscolo operoso, a rendere l’atmosfera del lavoro come uno spazio di sogno condiviso. Al rapporto “genitoriale” del Creatore e del suo Pinocchio/Uomo Meccanico al cospetto del Monolite. Alla squadra che dà vita al progetto. Ai passaggi del tempo e allo starci dentro, con i suoi cambiamenti”.





