Il sindaco Milo: Furore è tutto da scoprire - Le Cronache Provincia
Provincia Costiera Amalfitana

Il sindaco Milo: Furore è tutto da scoprire

Il sindaco Milo: Furore è tutto da scoprire

FURORE. Un nome, una garanzia. Giovanni Milo, nella sua qualità di primo cittadino, rappresenta questo per la sua Furore, una assoluta garanzia per il piccolo Comune della Costiera, noto in tutto il mondo per il suo famoso fiordo, diventato meta e attrazione per turisti provenienti da ogni dove. E per qualche temerario, anche postazione privilegiata per esibirsi in tuffi spettacolari nello specchio d’acqua che bagna questa splendida insenatura. Il sindaco Milo, giunto al secondo mandato consecutivo traccia un bilancio delle attività amministrative sinora poste in essere dalla sua squadra di governo. È da poco iniziato il secondo anno del suo secondo mandato consecutivo. Può tracciarci un bilancio del suo governo cittadino in questi oltre sei anni di amministrazione del territorio?

“Il primo bilancio è quello di un Comune che ha acquisito una maggiore consapevolezza delle proprie potenzialità. Quando abbiamo iniziato, ci siamo trovati davanti un territorio straordinario ma fragile, con risorse limitate, una macchina amministrativa ridotta e problematiche debitorie che abbiamo affrontato e risolto. Grazie alla collaborazione dei cittadini abbiamo raggiunto una raccolta differenziata stabilmente sopra il 73% e ridotto la TARI per tre volte. Non ci siamo limitati alla gestione dell’ordinario: abbiamo costruito una prospettiva, puntando sulla sicurezza del territorio, sul miglioramento dei servizi, sull’intercettazione di risorse e su interventi attesi da decenni. Abbiamo investito sulla scuola e sul futuro dei nostri piccoli. Il Fiordo è il simbolo più noto, e alla sua riapertura e valorizzazione abbiamo dedicato grande energia, così come alla gestione della spiaggia di Marina di Praia. Il nostro progetto parte dalla consapevolezza che Furore debba essere valorizzata nella sua interezza: cultura, ambiente, eventi, promozione, infrastrutture, accoglienza. Abbiamo lavorato per mettere in relazione ciò che già esiste con nuove opportunità, recuperando il rapporto tra paese, percorsi, contrade, terrazzamenti e produzioni locali. Il secondo mandato rappresenta la maturazione di questa strategia: ogni intervento deve contribuire a un disegno complessivo di sviluppo”. Furore è nota soprattutto per il suo Fiordo, che ogni anno richiama decine di migliaia di visitatori. Quest’anno come è andata? “Il Fiordo continua a essere un attrattore internazionale e anche quest’anno abbiamo registrato una fortissima attenzione. Ma oggi dobbiamo cambiare il modo di leggere questo dato: non conta solo quanti visitatori arrivano, ma quanto valore generano per l’intero territorio. Un grande numero di persone concentrate in poche ore può diventare un problema in un luogo fragile come il nostro. Il turismo di passaggio non è più la nostra realtà: Furore è diventata una destinazione. Chi arriva non si limita a fotografare il Fiordo, ma percorre i sentieri, incontra la comunità, scopre cultura, enogastronomia e tradizioni. È una trasformazione che richiede tempo, ma è quella su cui abbiamo investito. Il turismo del futuro non sarà quello che porta più persone nello stesso luogo, ma quello che distribuisce meglio i flussi e genera valore economico, sociale e culturale”.

Non solo Fiordo. Può descriverci ciò che rende questo territorio attrattivo, soprattutto per una forma di turismo esperienziale?

“Furore non è un paese che si attraversa: è un territorio che si scopre. Il nostro patrimonio è diffuso e fatto di paesaggio, natura, agricoltura, architettura rurale, sentieri, arte, memoria e comunità. Questa complessità è un elemento di competitività. Stiamo costruendo un’offerta che unisce esperienze diverse: camminare lungo i percorsi, conoscere la storia dei terrazzamenti, entrare in contatto con le produzioni locali, scoprire chiese e architettura, vivere gli spazi dell’arte contemporanea, partecipare agli eventi culturali. Il turista non è più spettatore ma protagonista. Cultura, arte e creatività diventano strumenti di marketing territoriale: Street Art, musica ed eventi raccontano un’identità. L’ambizione è rafforzare il brand “Furore”, riconoscibile non solo per il Fiordo ma per il sistema di esperienze che offre. E questo significa destagionalizzare: paesaggio, percorsi, cultura, enogastronomia e arte possono essere vissuti gran parte dell’anno”.

Dissesto idrogeologico e traffico sulla Statale Amalfitana. Quali sono, secondo lei, le soluzioni possibili?

“È la questione più delicata per Furore e per l’intera Costiera. Non possiamo parlare di sviluppo turistico senza affrontare sicurezza del territorio e mobilità. La fragilità idrogeologica va gestita con prevenzione e manutenzione programmata, non solo con interventi dopo l’emergenza. Serve una strategia sovracomunale: nessun Comune può risolvere da solo problemi così complessi. Lo stesso vale per la mobilità. Le targhe alterne aiutano nei picchi, ma non sono la soluzione definitiva. La risposta deve essere strutturale: trasporto pubblico, mobilità via mare, sistemi di prenotazione dei flussi, parcheggi di interscambio, collegamenti intelligenti tra i Comuni, maggiore informazione preventiva al turista. La ZTL della Costa d’Amalfi è un risultato importante, frutto della collaborazione tra amministrazioni. Dobbiamo arrivare a una Costiera più intelligente, dove il visitatore sappia prima di partire come muoversi, dove lasciare l’auto e quali collegamenti usare. La Costiera è un patrimonio UNESCO e un ecosistema unitario: sicurezza, traffico e tutela del territorio non possono essere questioni isolate. La sfida è completare il percorso già avviato, mettendo allo stesso tavolo Comuni, Regione, Provincia, ANAS, enti per la difesa del suolo e operatori economici”.

Come si è organizzato il territorio per questo ultimo scorcio di stagione estiva? “Abbiamo affrontato la stagione con una parola d’ordine: organizzazione. Settembre e ottobre non devono essere la coda dell’estate, ma un periodo con identità propria. Abbiamo lavorato affinché il territorio restasse vivo e attrattivo anche oltre il picco estivo. Gli eventi sono parte della strategia, ma non vogliamo una programmazione fatta solo di appuntamenti: ogni iniziativa deve rafforzare l’immagine complessiva di Furore. Il lavoro organizzativo ha mostrato quanto sia importante la collaborazione tra amministrazione, operatori, volontari, forze dell’ordine e protezione civile. La priorità è garantire sicurezza e qualità dell’accoglienza nei momenti di maggiore afflusso. Ma guardiamo già oltre: l’obiettivo non è chiudere bene l’estate 2026, ma costruire il Furore dei prossimi dieci anni. Un Comune piccolo non deve avere ambizioni piccole. Immagino Furore come un laboratorio di turismo sostenibile, cultura e innovazione territoriale: un luogo dove il paesaggio è risorsa da proteggere e da trasformare in opportunità. Il successo di una destinazione non si misura solo dal numero di visitatori, ma dalla capacità di creare economia senza consumare il territorio, generare lavoro senza perdere identità e fare in modo che chi vive qui tutto l’anno sia il primo beneficiario della sua bellezza”. Attualità e futuro tracciati con percorsi programmatici ben definiti. Il sindaco Milo ha tutta l’intenzione di proseguire lungo questa direttiva.

Mario Rinaldi