I dialoghi con la Memoria dell’Ensemble Theia - Le Cronache Spettacolo e Cultura
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I dialoghi con la Memoria dell’Ensemble Theia

I dialoghi con la Memoria  dell’Ensemble Theia

Olga Chieffi

Sotto le volte di una cattedrale medievale, risuonano i passi di un uomo. Un uomo contemporaneo che attende al suo paziente riflettere e godere delle bellezze dell’arte. La storia dell’umana cultura può trovare degno simbolo in questo echeggiare di passi, nelle sue “ligaturae”. L’Associazione Theia presenta la seconda edizione di Ligatura, rassegna dedicata alla musica d’oggi, con due concerti presso la Chiesa di San Giorgio a Salerno, in sinergia con Salerno Sacra. La ligatura è un particolare costrutto della scrittura musicale medievale, nel quale due o più suoni vengono raggruppati in un unico gesto musicale, un titolo simbolo del rapporto tra i suoni che l’ensemble intende indagare. Dopo il primo appuntamento Soffio d’origine dedicato al flauto e alla variazione, l’Ensemble Theia torna a esibirsi l’11 gennaio alle ore 19, presso la Chiesa di San Giorgio a Salerno in un concerto dal titolo Trame di suono – dialoghi con la memoria. L’Ensemble intreccerà cinque voci della musica contemporanea attorno al tema della notte e della rinascita: Notturno di John Cage, Croce di ghiaccio di Giorgio Colombo Taccani, Notturno in forma di rosa di Daniela Terranova, Arcipelago Moebius di Ivan Fedele, Aphorismen des meeres di Evans Koçja, brano selezionato dalla II edizione della Call for scores dell’Ensemble Theia, e proposto in prima esecuzione assoluta. Si inizierà con Arcipelago Moebius di Ivan Fedele in riferimento al matematico tedesco Möbius e ad alcune delle sue rappresentazioni geometriche come il famoso anello, una figura apparentemente paradossale che rappresenta un simbolo perfetto di continuità ciclica, ambiguità e trasformazione perpetua. Quindi, si proseguirà con Croce di ghiaccio di Giorgio Colombo Taccani, una partitura per flauto e trio d’archi, datato 2010 il cui principio melodico, sembra infatti voler emergere in maniera sempre in maniera sempre più marcata, la sua più intima essenza di fusione con la natura. Si continuerà con Notturno in forma di rosa composto nel 2016 da Daniela Terranova. Due le chiavi interpretative per leggere questo brano: da un lato l’elemento notturno, genere musicale che storicamente richiama all’intimità e alla contemplazione, e dall’altro l’immagine della rosa, con i suoi petali, che da secoli in letteratura rappresenta “il simbolo della fugacità dell’esistenza umana”. Un passo indietro, sino al 1947 con il Nocturne di John Cage, una gemma del suo primo periodo compositivo, per violino e pianoforte che si distingue per armonie e texture quasi impressioniste, lontane dall’estetica radicale che caratterizzerà le opere successive di Cage. Finale con Aphorismen des Meeres, datato 2025, di Evans Koçja, una prima esecuzione assoluta. Aphorismen des Meeres trae ispirazione da diverse poesie sul mare di autori di lingua tedesca; l’opera può essere intesa come un lungo notturno “marino”, in cui gli strumenti assumono ruoli ben definiti: il pianoforte crea un’atmosfera che funge da cassa di risonanza per il violoncello, al quale spetta la funzione di voce lirica. Dal punto di vista strutturale, il brano si articola in quattro movimenti connessi dal silenzio, in alcuni casi specificamente prescritto in partitura; dal punto di vista tecnico, l’aspetto centrale del brano risiede proprio nella forte ricerca timbrica: le azioni in cordiera del pianoforte (con pizzicati, plettri e battenti direttamente sulle corde), unitamente al lirismo non nascosto del violoncello, diventando la forza motrice di un viaggio apparentemente statico ma profondamente dinamico. È un mare, quello che Koçja vuole evocare, che risponde alla suggestione del testo di Herman Hesse posto in epigrafe, Bei Nacht / Nella notte, Und ruhig blickt und schweigt das Meer / Und lächelt: Nein. / Und nirgendwo kommt Gruß und Antwort her. E calmo guarda e tace il mare / E sorride: No. / E da nessuna parte giunge saluto o risposta.