di Erika Noschese
Anche la città capoluogo ha il suo comitato civico per il sì al referendum Giustizia. Attraverso la rete Comitato nazionale Cittadini per il sì, l’avvocato Lello Ciccone sta contribuendo a favorire una partecipazione consapevole sul territorio cittadino.
Avvocato Ciccone, referendum giustizia: quale la sua posizione?
«Naturalmente io sono schierato con il Sì e impegnato in tal senso con estrema convinzione. E non è una posizione del momento, ma il risultato di anni di esperienza politica e anche professionale, visto che sono un avvocato. Ma non lo dico per spiriti di parte, perché desidero che la giustizia né esca rafforzata e con essa la magistratura».
Si parla oggi di separazione delle carriere. Un tema particolarmente dibattuto…
«Se ne parla da molto tempo in verità ed è realtà in diversi paesi democratici dove certo la giustizia non è debole o succube di altri poteri: un giudice terzo è la prima garanzia di libertà, una condizione essenziale per tutti i cittadini. La separazione delle carriere rafforza la figura del Giudice e restituisce fiducia e credibilità alla giustizia».
Processi lumaca, carenza di personale: quali soluzioni?
«Qui passiamo a un altro campo. La separazione delle carriere contribuisce sul piano generale a fare funzionare meglio la macchina giudiziaria e il riverbero sarà notevole su tutto. Poi ci vogliono altre iniziative importantissime che riguardano temi procedurali, l’organizzazione del personale, la quantità delle strutture e il loro migliore utilizzo».
In città ci sono diversi comitati civici. Una soluzione per avvicinare i cittadini al voto?
«Sì, mi sembra la strada giusta quella di coinvolgere la società civile, magari anche non solo quelli che sono strettamente considerati addetti ai lavori. Proprio in tale ottica ho costituito un comitato “Salerno e provincia per la giustizia giusta” e ho trovato tanti cittadini e colleghi che mi hanno sollecitato la partecipazione attiva nel comitato. È importante che la spinta al cambiamento arrivi dal basso e non venga vista come un tema politico gestito dai partiti per fini di parte. Per quanto riguarda la nostra parte politica così non è. Il referendum è una scelta di coscienza per una giustizia che garantisca un maggiore equilibrio e una migliore efficienza».
Si teme l’astensionismo. Come provare a invertire il trend?
«Come ho già detto, è necessario che le persone comuni comprendano che è una battaglia di civiltà e non una lotta che si consuma dentro il sistema dei partiti. Ciò è purtroppo è quanto sta portando a credere la propaganda della sinistra. E’ importante che tutti i cittadini si sentano coinvolti perchè si tratta di una riforma essenziale per allineare finalmente il nostro paese ai modelli liberali ed evoluti delle altre democrazie europee».
Salerno torna al voto. Quale la sua opinione sulle dimissioni di Vincenzo Napoli?
«La città è in una fase di criticità palese, non mi pare che le dimissioni di un sindaco abbiano tanto senso. Le motivazioni che ha addotto riguardano il cambiamento del quadro politico dopo le elezioni regionali. Ma non mi pare di percepire dai primi segnali che le forze che compongono la maggioranza in Regione abbiano tanta voglia di mettersi insieme a Salerno. Quello che io vedo e i cittadini di Salerno vedono è una situazione caotica in cui pezzi di città letteralmente sprofondano e l’ordine pubblico è fuori controllo. La situazione in città è al collasso».
Se richiesto, sarebbe pronto a scendere in campo?
«Sono appena reduce da una tornata elettorale. Non sarei orientato a replicare, ma ancora non c’è nessuna ipotesi concreta in campo».
Come legge il ritorno di Vincenzo De Luca a sindaco della città?
«Non lo leggo perché al momento non c’è. Sono abituato a ragionare in modo parmenideo su ciò che c’è. Credo che Salerno sia in una fase di stallo che non dura da ieri sera. Stiamo oltretutto perdendo popolazione giovane ed è un fatto gravissimo. Chiunque vada a governare questa città avrà di che lavorare per recuperare gli appuntamenti persi. Personalmente non credo nei supereroi, ma nel lavoro di squadra fatto con persone competenti. Ma soprattutto ci vuole una capacità di ridestare entusiasmo tra i cittadini e voglia di fare. Al momento tra i giovani soprattutto, ma non solo, c’è voglia di andarsene per mancanza di opportunità».





