Il gruppo Gallozzi si estende e arriva fino a San Mango, oggi divenuto zona di “atterraggio” per il presidente Agostino Gallozzi che in quell’area potrà sistemare i container appartenenti alla sua impresa. A renderlo noto è proprio Gallozzi, in una lunga intervista rilasciata a Super Salerno, il format targato Figli Delle Chiancarelle, in onda su Sudtv. Nel corso dell’intervista, rilasciata a Mimmo Florio, Gallozzi ha acceso i riflettori sul progetto di Calatrava, mai realizzato, e le modifiche al Marina d’Arechi, ancora in stand-by. “Il progetto di Marina d’Arechi nasce come un progetto complesso, disciplinato dalle norme sul project financing, una procedura particolarmente articolata perché richiama l’intera normativa sui lavori pubblici e riguarda la realizzazione di opere infrastrutturali di interesse pubblico o nazionale attraverso l’impiego di capitali privati”, ha spiegato il proprietario dell’imponente porto turistico che sorge nei pressi dello stadio Arechi. “Marina d’Arechi rappresenta un importante progetto di finanza, il cui iter è stato molto lungo, durando oltre dieci anni. La procedura è stata avviata durante la giunta Bassolino, che ha seguito tutta la fase di sviluppo del progetto, ed è stata poi deliberata dalla giunta Caldoro. Si tratta, quindi, di un progetto che ha attraversato amministrazioni di diverso colore politico – ha aggiunto Agostino Gallozzi – L’intero percorso è stato condiviso a livello regionale: tutte le procedure e le interlocuzioni si sono infatti svolte nell’ambito delle competenze della Regione. Il project financing prevede la realizzazione di un’opera pubblica – nel nostro caso il porto – mediante capitali interamente privati. Marina d’Arechi è stato infatti realizzato con risorse del gruppo Gallozzi. A corredo dell’intervento pubblico sono previsti anche interventi di natura privatistica, poiché lo sviluppo della componente immobiliare e imprenditoriale consente di remunerare il capitale investito dal soggetto privato per la realizzazione dell’opera pubblica”. Parte dell’area destinata alla realizzazione del parco urbano, in corso d’opera, è stata sottratta al gruppo Gallozzi, su richiesta del Comune per permettere la realizzazione del Palazzetto dello Sport. Il patron di Marina d’Arechi ha ripercorso le tappe di dieci anni di Conferenza dei Servizi, determinando “una sostanziale modificazione dell’assetto della costa orientale di Salerno, perché nel corso dell’esecuzione dell’opera il Comune decise di promuovere un progetto di difesa e ripascimento del litorale della zona est della città”. Dunque, oggi “il ponte è venuto completamente meno”, ha confermato Agostino Gallozzi, ragion per cui ora bisognerà fare una variante al Puc. Gallozzi non ha poi risparmiato stoccate all’amministrazione comunale, confermando che la riqualificazione dell’area, a dispetto di quanto inizialmente annunciato e previsto, non c’è mai stata: “In mancanza di riqualificazione non è possibile realizzare un intervento con investimenti di questa dimensione”, ha detto. Tra gli argomenti affrontati da Florio durante l’intervista rilasciata a Super Salerno c’è anche il tema di Porta Ovest: “Questa vicenda rappresenta un’ulteriore dimostrazione della distanza che spesso esiste tra i tempi dell’economia nazionale e internazionale e quelli, molto più lenti, della pubblica amministrazione. Le opere pubbliche che dovrebbero accompagnare lo sviluppo economico finiscono troppo spesso per essere realizzate con tempi incompatibili con le esigenze del territorio – ha detto Gallozzi – Salerno è una città che punta allo sviluppo. Se, invece, puntasse al regresso, non ci sarebbe bisogno di fare nulla. La teoria della “decrescita felice”, però, si è dimostrata una fake news. Abbiamo bisogno di uno sviluppo economico capace di creare ricchezza da redistribuire e, quindi, di favorire la crescita della società. Lo sviluppo economico, come dissi una volta anche in un convegno della Banca d’Italia, è l’architrave su cui si regge l’intero sistema”. Le rotatorie, al netto dei ritardi che si stanno accumulando, dovranno essere realizzate. “Le due gallerie rappresentano un’opera di ingegneria complessa e consentirebbero di eliminare il traffico pesante dalla superficie, con benefici anche dal punto di vista estetico. Tuttavia, quando saranno aperte, se non ci saranno i collegamenti adeguati, si creerà semplicemente un altro collo di bottiglia – ha aggiunto il patron di Marina d’Arechi – Per questo ho suggerito all’Autorità di sistema portuale, affinché se ne faccia promotrice, di affrontare il tema con un approccio pragmatico. Nell’attesa della realizzazione dell’ottovolante definitivo, si potrebbe valutare una soluzione temporanea. L’idea è quella di modificare gli accessi alle gallerie, perché oggi gli ingressi e le uscite sono praticamente ad angolo retto. In queste condizioni è difficile persino effettuare la svolta. Se, invece, si riuscisse a raccordare gli imbocchi con curve più dolci, simili agli svincoli autostradali, si potrebbe realizzare una sorta di “ottovolante junior”, una soluzione provvisoria ma funzionale”.








