di Antonio Manzo
Fino all’ultimo, nonostante la veneranda età, ha voluto scrivere al computer la sua ultima ricerca sul Cilento. Francesco Volpe non è più. Docente universitario che ha insegnato storia moderna è storia sociale era l’ultimo rappresentante della scuola storiografica guidata da Gabriele De Rosa e Antonio Cestaro. Con la fedeltà a questa linea di ricerca e il suo progressivo lavoro di ampliamento , lavorò cn l’utilizzazione in sede storica delle carte di archivi parrocchiali, archivi privati e documenti spesso inediti preparati in decennni di un lavoro fecondissimo. Francesco Volpe ha dato senso e importanza ad una ricerca profondamente innovativa che ha caratterizzato l’attività storiografica di De Rosa e Cestaro ma di tutto un gruppo di ricercatori, del Veneto alla Campania e Basilicata natii attorno a loro o sul loro esempio. Basta ricordare il lavoro che Volpe compiì insieme agli storici cona Giampaolo D’Andrea, Tonino Lerra, Giuseppe Viscardi ed altri che dai giorni del terremoto peregrinarono nelle zone colpite a salvare e recuperare archivi parrocchiali. Una ricerca di storia sociale e religiosa, quella di Francesco Volpe, attraverso la via impervia delle relazioni delle visite episcopali, alle documentazioni sinodali della diocesi di Policastro alle linee più originali della storiografia dell’ultimo Novecento tra la rivolta di Masaniello nel Cilento e il lavoro degli anni scorsi sul fascismo tra conservazione e rivoluzione. Lui, seguendo il metodo di Renzo De Felice non fece un semplice lavoro centrato su un importante momento della storia italiana ma un testo che ha arricchì la memoria su aspetti poco cercati e discussi dalla cultura di massa. E’ scomparso un figlio del Cilento per lunghi anni docente dell’Università di Salerno, un docente merito con un titolo onorifico guadagnato sul campo in un ateneo dove il titolo di emerito è diventato solo mercanzia accademica gestita con criteri molto discrezionali. Francesco Volpe passò dall’amicizia con Pietro Ebner, il medico-storico, ai seminari di studio promossi al castello di Vatolla dove pensò e produsse pensieri Gianbattista Vico. Proprio alla Fondazione Giambattista Vico Francesco Volpe volle donare tutte le tesi di storia sociale del Cilento che negli anni aveva assegnato ai tanti studenti cilentani che ebbero il pregio di laurearsi con lui. Due temi centrali, due linee di ricerca caratterizzano l’opera storiografica di Francesco Volpe con decisivi contributi agli studi di storia sulla Chiesa meridionale e della vita religiosa, con le sue strutture dalle parrocchie alle diocesi, fino alle biografie di personaggi esemplari come storici parroci cilentani con ricerche non emotive e carismatiche ma profondamente legate al “vissuto religioso “ del loro tempo. Francesco Volpe dovrà essere ricordato nei comuni cilentani, soprattutto, dove diede linfa e contributi alla storia, ingiustamente considerata “locale” ma prodotta da uno storico che non ha vissuto come in un’isola, con la capacità specifica del suo mestiere. Senza perdere mai la capacità di porre alla sua gente di porre le domande giuste rispondendo alla sensibilità del proprio tempo.





