Le Fonderie Pisano hanno depositato le integrazioni richieste per ottenere la riattivazione dell’Autorizzazione integrata ambientale dello stabilimento di Fratte, attualmente fermo. La società sollecita ora la Regione Campania ad accelerare la conclusione del procedimento.
La documentazione, presentata questa mattina, integra il progetto di riconversione green dell’impianto sulla base delle prescrizioni formulate durante la Conferenza dei servizi del 26 agosto e del pronunciamento del Consiglio di Stato del 18 maggio.
Secondo quanto riferito dall’azienda, le modifiche predisposte consentirebbero di superare le criticità relative alle Bat, le migliori tecniche disponibili, e di rispettare i limiti emissivi richiesti. La proprietà sostiene che i valori imposti siano più restrittivi rispetto a quelli applicati ad altre fonderie italiane.
All’assessore regionale all’Ambiente Claudia Pecoraro è stato inoltre trasmesso uno studio di Assofond sulla presenza, in Italia, di stabilimenti siderurgici situati in prossimità dei centri abitati. Per la società, il documento dimostrerebbe la possibilità di conciliare tutela ambientale, occupazione e qualità della vita attraverso il rispetto delle prescrizioni.
Il piano per la ripartenza
Il progetto di decarbonizzazione prevede che la fase di fusione venga effettuata esclusivamente mediante forni elettrici a induzione. I due cubilotti alimentati a carbone, precisa la proprietà, sono già stati resi non operativi.
La ripartenza iniziale avverrebbe attraverso il forno elettrico già presente e autorizzato nello stabilimento, insieme a un ulteriore potenziamento dell’impianto di aspirazione. Questa configurazione garantirebbe una capacità produttiva pari a circa il 13% di quella precedente.
La produzione ridotta permetterebbe comunque ai dipendenti di tornare al lavoro a rotazione, in attesa della costruzione e dell’entrata in funzione degli altri due forni elettrici previsti. Il fattore tempo viene indicato come decisivo anche per i 120 lavoratori, che alla fine di ottobre rischierebbero di restare senza sostegni aziendali e di essere collocati in mobilità.
Pisano: «Tre mesi di fermo sono un’eternità»
«Per sospendere l’attività dello stabilimento sono stati sufficienti circa due mesi, mentre per la riapertura i tempi sono già molto più lunghi», afferma Ciro Pisano, amministratore delegato della Pisano & C. Spa.
L’azienda ricorda di aver presentato il progetto integrativo il 22 giugno: «Sono trascorsi circa tre mesi senza poter riprendere l’attività né ricevere un quadro definitivo delle prescrizioni. Il mercato e i clienti non aspettano, i costi continuano a maturare e le competenze professionali rischiano di disperdersi».
Da qui l’appello alla Regione affinché si pronunci rapidamente sull’Aia: «Prolungare ulteriormente l’incertezza significa condannare a morte la fonderia».
Il caso della centralina Arpac
La proprietà esprime infine preoccupazione per la rimozione della centralina mobile Arpac installata da oltre dieci anni in via dei Greci, attraverso la quale i cittadini potevano consultare online i dati sulla qualità dell’aria.
Secondo l’interpretazione fornita dall’azienda, le concentrazioni medie di PM10 e PM2,5 rilevate dopo la chiusura dello stabilimento sarebbero superiori a quelle registrate negli stessi mesi del 2025, quando la fonderia era operativa.
«Non comprendiamo le ragioni della rimozione – conclude Pisano –. La trasparenza e la possibilità per i cittadini di conoscere quotidianamente i dati ambientali devono essere rafforzate». L’azienda chiede quindi che la centralina venga reinstallata e che il monitoraggio dell’aria a Fratte prosegua.










