I turisti italiani che trascorrono le vacanze in provincia di Salerno incontrano difficoltà nell’acquisto in regime di convenzione di alcuni farmaci destinati al trattamento di patologie complesse che richiedono una terapia continuativa. Una criticità che interessa l’assistenza farmaceutica del Servizio sanitario nazionale e che emerge con particolare evidenza nelle località a maggiore vocazione turistica, dove le farmacie rappresentano spesso l’unico presidio sanitario facilmente accessibile. A lanciare l’allarme è la categoria dei farmacisti della provincia di Salerno. In particolare, chi opera nei comuni turistico-balneari del Cilento – dove la presenza di turisti italiani è predominante rispetto a quella straniera, più concentrata in Costiera Amalfitana – si trova nell’impossibilità di dispensare in convenzione alcuni medicinali, se non a pagamento. Tra questi figurano il Mounjaro, impiegato nella terapia del diabete, e l’Ikervis, utilizzato per il trattamento della sindrome di Sjögren. A spiegare la situazione è il presidente di Federfarma Salerno, Francesco Cristofano, che evidenzia le difficoltà con cui si confrontano quotidianamente le farmacie della provincia durante la stagione estiva. «Stiamo parlando dell’assistenza farmaceutica ai turisti, cioè di cittadini italiani residenti in altre regioni che trascorrono un periodo di vacanza nel nostro territorio. In provincia di Salerno e soprattutto nel Cilento registriamo ogni anno un’elevata presenza di turisti italiani e proprio qui emerge il problema: l’Asl Salerno contesta la spedizione di alcune ricette contenenti farmaci destinati a pazienti affetti da patologie croniche». Secondo Cristofano, il nodo nasce dall’assenza di un’indicazione normativa univoca, innanzitutto a livello regionale e, poi, a cascata, territoriale. «La decisione dell’Asl non deriva da una circolare regionale esplicita, ma da un’interpretazione delle norme esistenti. Il problema è proprio questo: manca un provvedimento chiaro che disciplini la materia e, in assenza di indicazioni precise, ogni professionista si comporta come ritiene più opportuno. Si crea così una situazione di forte disomogeneità sul territorio regionale». Le conseguenze ricadono direttamente sui pazienti, che durante il soggiorno non possono rivolgersi agli sportelli dell’Asl competente né, nella maggior parte dei casi, alle strutture di continuità assistenziale o ai dipartimenti di pronto soccorso per ottenere i farmaci necessari a proseguire la terapia. «Questi cittadini ricevono normalmente l’assistenza ospedaliera, ma per quanto riguarda i farmaci delle terapie croniche, essendo residenti in altre regioni, hanno come unico punto di riferimento la farmacia. Noi vorremmo poter garantire loro l’assistenza farmaceutica, ma senza un’autorizzazione esplicita diventa difficile erogare medicinali che sappiamo potrebbero essere contestati in fase di controllo». Tra i casi più frequenti vi è quello del Mounjaro, farmaco utilizzato nella terapia del diabete. «L’Asl Salerno contesta queste ricette e noi sappiamo che, se dovessimo dispensare il farmaco in convenzione, la prescrizione verrebbe contestata successivamente. Per questo siamo costretti a negarne l’erogazione. Il cittadino, però, non può neppure recarsi in ospedale per ritirare il medicinale e l’unica alternativa resta l’acquisto a pagamento, rinunciando ai benefici della convenzione con il Servizio sanitario nazionale». Da qui l’appello rivolto alla Regione Campania affinché intervenga con un provvedimento chiarificatore, capace di armonizzare la disciplina tra le varie province, garantendo una piena assistenza ai cittadini e sollevando i farmacisti dall’incertezza interpretativa. «Vorremmo risposte certe che ci mettano nelle condizioni di operare correttamente e di non essere costretti a rifiutare la dispensazione del farmaco senza poter indicare al cittadino un percorso alternativo per garantire la continuità della terapia», afferma il presidente di Federfarma Salerno, Francesco Cristofano. «Chiediamo una circolare che chiarisca definitivamente come comportarsi. È una scelta che deve partire dalla politica regionale, chiamata a decidere quale livello di assistenza farmaceutica garantire ai numerosi turisti che scelgono la provincia di Salerno. Napoli vive prevalentemente di turismo internazionale, mentre il Cilento e gran parte del Salernitano accolgono soprattutto cittadini italiani, che hanno bisogno di continuità terapeutica anche durante le vacanze». Sul tema interviene anche Pasquale Dell’Omo, farmacista di Camerota, che allarga il dibattito al modello di sanità e di accoglienza turistica della Campania. «La Regione Campania continua a investire milioni di euro per promuovere il territorio, ma dimentica che il primo biglietto da visita di una destinazione turistica sono i servizi essenziali. È inaccettabile che un cittadino italiano, in regola con il Servizio sanitario nazionale, possa trascorrere le vacanze nel Cilento e trovarsi nell’impossibilità di ritirare un farmaco indispensabile per la propria terapia. Ancora più grave è che questa situazione sia nota da tempo e che nessuno abbia ritenuto di risolverla. Nel frattempo assistiamo, anno dopo anno, a guardie mediche turistiche che partono in ritardo o non sono ancora operative, alla Metro del Mare che viene presentata come una grande conquista ma che continua ad arrivare quando la stagione è già iniziata, e ad una sanità territoriale che nei mesi estivi viene lasciata ad affrontare un aumento esponenziale della popolazione senza strumenti adeguati. La conseguenza è che le farmacie diventano il punto di sfogo di tutte le inefficienze del sistema. Siamo noi a dover spiegare ai pazienti perché un loro diritto non può essere garantito, siamo noi a doverci assumere la responsabilità di dire “no” pur sapendo che quel cittadino ha bisogno di proseguire una terapia cronica. Questo non è più accettabile. Se la Regione vuole davvero fare del turismo un pilastro della propria economia, deve comprendere che il diritto alla salute viene prima degli slogan e delle campagne di promozione. Non si può chiedere ai territori di accogliere milioni di turisti e poi lasciarli senza certezze sanitarie. La continuità terapeutica non può dipendere dal CAP di residenza o dal luogo scelto per trascorrere le vacanze. Su questo la politica regionale ha il dovere di assumersi le proprie responsabilità».








