Ernesto Petti, un baritono per caso - Le Cronache Spettacolo e Cultura
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Ernesto Petti, un baritono per caso

Ernesto Petti, un baritono per caso

Olga Chieffi

 

La sobria dignità di Renato è stata affidata per il Ballo in Maschera del teatro San Carlo ad Ernesto Petti, baritono salernitano in carriera. La bellezza del timbro del baritono risiede nella sua calda, ricca e avvolgente qualità, che lo rende suadente e rassicurante, ideale per ruoli di seduttore, narratore, traditore, consigliere. La voce di baritono ha un fascino tutto particolare poiché si pone tra il registro del tenore, all’ eterna ricerca dell’acuto e quello scuro e profondo del basso. Un trionfo sul leggendario palcoscenico partenopeo per l’intero cast che ha visto accanto ad Ernesto Petti, un Vincenzo Costanzo sopra le righe, così come Oksana Dika, nel ruolo di Amelia ed Elizabeth De Shong nei panni di Ulrica, e Cassandre Berthon il paggio, Oscar, diretto da per la ripresa della regia da parte di Massimo Pizzi Gasparon Contarini e sul podio Pinchas Steinberg. Abbiamo raggiunto il nostro baritono in viaggio verso Piacenza ove lo attendevano le prove di Rigoletto.

 

 

 

Maestro, Lei ha scelto la musica o la musica ha scelto Lei?

 

“Diciamo che è stata un po’ una folgorazione. Mio padre grande melomane ascoltava tutti i più grandi cantanti del suo tempo, in giro per i teatri d’Italia e anche all’estero, quindi l’educazione all’ascolto la ho pur avuta. Sulle prime subita, poiché la musica non mi prendeva. Avevo deciso di seguire le tracce di famiglia ovvero quelle della giurisprudenza. Un giorno, però, mio padre mise su un disco del Trovatore, Manrico era Franco Corelli e ascoltai la sua “Di quella pira!”. Franco Corelli, il cantante preferito di mio padre, era “il Signor tenore” per estensione di voce, per pienezza d’emissione, per una singolare mescolanza di orgoglio virile e tenerezza che sapeva esprimere con plasticità. Dopo quell’ascolto decisi che avrei voluto fare quello nella vita e così è stato” .

 

 

 

Quali i suoi inizi? Chi l’ha scoperta e il primo debutto importante

 

“Presa la decisione di studiare la musica, mi sono avvicinato al pianoforte a diciotto anni, quindi ho frequentato un’Accademia a Martina Franca, quando già avevo comunque ventuno anni, ma riguardo la tecnica quasi sempre da autodidatta. Ho avuto qualche insegnante all’inizio, ma niente che mi abbia fatto bene, al di là dello studio realizzato da solo. Dicevo dell’Accademia Musicale di Martina Franca ove mi accolse Sergio Segalini che l’anno seguente mi fece debuttare nell’ Orfeo ed Euridice di Nicola Porpora nei panni di Eagro. Ho iniziato così con tanti ruoli da comprimario, dove ho conosciuto l’ossatura dell’opera, quindi qualche anno dopo mi hanno cominciato ad affidare ruoli quali Giorgio Germont, in una Traviata a Lecce, e poi di lì a poco solo ruoli da protagonista”.

 

 

 

Dietro un grande artista c’è sempre un pari maestro. Quali i suoi e a quali grandi interpetri si ispira?

 

“Se devo dire di avere avuto Maestri veramente tali no. E non mi ispiro a nessuno. Mi piacciano tanto i cantanti del passato ed il mio preferito in assoluto è Ettore Bastianini, poiché nel suo canto si percepisce  sempre l’anima, mentre oggi è tutto giocato sulla tecnica pura, si va a tempo e si tende ad esprimere un po’ di meno. Prima c’era tecnica ma non solo, era un mondo diverso, c’era teatro, c’era anima, c’era grande cura della parola, intenzione, insomma tutto”.

 

 

 

Come guarda il mondo dell’opera oggi? Grandi teatri in mano ai manager? Almeno in Italia?

 

“Il mondo attuale d’opera è diverso, si guadagna di meno, gli impegni sono tantissimi, ed è molto più stressante. Si fa un’opera da una parte e dopo la recita si scappa a fare le prove in un altro teatro anche lontano, anche perché oggi sono anche molto più facili i collegamenti, mentre all’epoca (ovvero negli anni ’50-’60 , quando i nostri nonni hanno ascoltato e visto il massimo delle arti.ndr) i viaggi prendevano giorni. Un mondo frenetico ove è molto difficile al giorno d’oggi far carriera e soprattutto mantenerla, anche perché non è semplice dire di no”.

 

Ha un ruolo, un sogno che è rimasto chiuso nel cassetto e che vorrebbe debuttare?

 

“Attualmente ho debuttato quasi tutti i ruoli che desideravo cantare. Mi piacerebbe ora guardare all’opera tedesca, a Richard Wagner, ruoli in francese, ho un Faust in Scala, a breve l’intera trilogia verdiana a Piacenza, Rigoletto a Oviedo, andrò a Boredeaux, debutto Aida a Siviglia, farò in America Ford del Falstaff, e tanto altro oltreoceano che ancora non posso rivelare, tra cui nel 2027 il Barone Scarpia in Tosca ad Atalanta”.