di Arturo Calabrese
Sono tanti i sindaci impegnati per le provinciali dell’11 gennaio, elezioni di secondo livello per il rinnovo del consiglio di Palazzo Sant’Agostino che vedono impegnati soltanto consiglieri e primi cittadini, in base alla legge Delrio. Tra gli amministratori in corsa per un seggio c’è Dario Trivelli, giovane sindaco del borgo di Futani, impegnato con la lista “Civiche in rete”. “Nei piccoli centri – dice – pesano le carenze infrastrutturali e servizi ridotti, che spesso stonano con il patrimonio umano, culturale e ambientale di cui le nostre comunità sono portatrici. Futani non è un territorio inerme ma un territorio che chiede politiche mirate e continuative, non interventi spot”. Chiare sono anche le sue intenzioni: “turismo, giovani, cultura non sono parole a casa e non sono semplici slogan da lanciare in campagna elettorale, il futuro delle nostre aree passa dalla capacità di trasformare le proprie radici in opportunità moderne. Turismo lento, valorizzazione delle tradizioni, eventi culturali legati all’identità dei luoghi e coinvolgimento diretto dei giovani possono generare economia e senso di appartenenza”.
Sindaco, comincia un’altra sfida: quella delle Provinciali…
“Le elezioni provinciali non sono un punto di arrivo, ma uno strumento. Una sfida che nasce dal bisogno di dare voce ai territori, soprattutto a quelli più piccoli, che rischiano di restare ai margini dei grandi processi decisionali. La Provincia deve tornare a essere una casa comune dei Comuni, non un livello burocratico distante”.
Da qualche anno alla guida di Futani: esperienza che porterà a Palazzo Sant’Agostino?
“Guidare Futani ha significato amministrare una comunità con tante potenzialità e tante sfide da portare avanti. È un’esperienza fatta di ascolto quotidiano, di problemi concreti e di soluzioni costruite insieme ai cittadini. Questo bagaglio può essere utile anche a livello provinciale: chi governa realtà come le nostre conosce bene i bisogni reali dei territori”.
Cosa possono fare, oggi, questi Enti di prossimità come la Provincia?
“La Provincia può e deve tornare a essere un ente di coordinamento strategico: viabilità, scuole, ambiente, pianificazione territoriale. Ma soprattutto può fare da cerniera tra Comuni e Regione, aiutando i piccoli enti a intercettare fondi, progettare insieme e non restare soli davanti alle grandi sfide”.
A proposito del Suo Paese: come stanno le aree interne?
“Anche se Futani non è inserito nel novero dei comuni classificati come aree interne, posso dire che la nostra quotidianità è una quotidianità fatta di resistenza. Pesano le carenze infrastrutturali e servizi ridotti, che spesso stonano con il patrimonio umano, culturale e ambientale di cui le nostre comunità sono portatrici. Futani non è un territorio inerme ma un territorio che chiede politiche mirate e continuative, non interventi spot”.
Lo spopolamento è una delle grandi piaghe: cosa si può fare?
“Non esistono soluzioni semplici, ma alcune scelte sono chiare: servizi essenziali garantiti, connessioni digitali efficienti, incentivi a chi investe o decide di restare. Serve creare lavoro stabile e qualità della vita. Senza queste condizioni, i giovani continueranno ad andare via”.
Turismo, cultura, futuro, giovani: un algoritmo che funziona?
“Può funzionare, se non resta uno slogan. Turismo lento, valorizzazione delle tradizioni, eventi culturali legati all’identità dei luoghi e coinvolgimento diretto dei giovani possono generare economia e senso di appartenenza. Il futuro delle nostre aree passa dalla capacità di trasformare le proprie radici in opportunità moderne”.





