di Maria Vita Della Monica
Nemmeno la seconda convocazione è riuscita a mutare una situazione ormai, evidentemente, irrimediabilmente compromessa. Anche ieri sera l’ultima “chiamata” utile del consiglio comunale di Eboli per votare il rendiconto 2025, salvare l’esperienza amministrativa ed evitare l’arrivo del commissario prefettizio, è rimasta lettera morta per il mancato raggiungimento del numero legale. Al secondo appello assenti tutti, maggioranza e opposizione. Al primo, invece, ha risposto presente, oltre al presidente dell’assise Cosimo Brenga, solo il sindaco Mario Conte, che stavolta non è rimasto barricato nel suo ufficio ma è entrato in aula e ha parlato. Poche frasi, ma nette. “Le interlocuzioni con la minoranza e anche con quei consiglieri che facevano parte della maggioranza non hanno avuto esito positivo”, ha esordito il primo cittadino- “Bisogna prendere atto di questo e del fatto che si maturano le condizioni per lo scioglimento del consiglio comunale, non essendo stato approvato il rendiconto”. Il sindaco ha anche richiamato la seduta di venerdì, anch’essa saltata, in cui- a suo dire- sarebbe mancato un solo consigliere per entrare in aula, raggiungere il numero legale e approvare il rendiconto. Nella notte tra giovedì e venerdì, secondo le indiscrezioni, sembrava infatti essersi faticosamente trovata un’intesa, poi saltata a ridosso dell’apertura dei lavori dell’assise. I tre voti determinanti, stano alle voci circolate, sarebbero dovuti arrivare da Francesco Squillante (Pd), Damiano Capaccio (Eboli Responsabile) e Damiano Cardiello (Fratelli d’Italia) e il nuovo esecutivo che sarebbe nato, all’indomani dell’approvazione del rendiconto, avrebbe tenuto conto dei nuovi equilibri, dando vita al cosiddetto “governo di scopo”. Così, però, non è stato. Prima di concludere il suo intervento, Conte ha annunciato una conferenza stampa per lunedì alle 11 e, nei prossimi giorni, una manifestazione pubblica in piazza per fare un rendiconto delle cose fatte e di quelle che attendono di compiersi nei prossimi mesi. E ha concluso con una sorta di avvertimento: “Nella conferenza stampa dirò nomi e cognomi e circostanze che hanno determinato questo risultato. Chi si è assunto questa responsabilità dovrà risponderne davanti agli elettori e agli ebolitani”. Ieri sera con il secondo appello andato deserto alle 19.23, si è chiusa nel peggiore dei modi l’esperienza di governo guidata da Mario Conte, a solo otto mesi dalla sua scadenza naturale. Un’esperienza iniziata nel 2021 ma segnata fin da subito da una maggioranza attraversata da continue fibrillazioni, spesso liquidate come “naturale dialettica interna”. Ma evidentemente ben più profonde: tre rimpasti, diverse sostituzioni assessorili, giunte congelate e, nell’ultimo mese, un susseguirsi di passaggi all’opposizione, revoche, dimissioni a catena che hanno portato ad un autoazzeramento della giunta – richiesto dal sindaco ma causa di nuove tensioni – e sedute consiliari andata regolarmente deserte. Resta impressa, di questa serata, un’immagine su tutte: il sindaco seduto al suo posto nell’aula “Isaia Bonavoglia”, con il presidente Brenga e il segretario generale Lucio Pisano a condurre le operazioni di rito, senza un solo consigliere di maggioranza né un ex assessore al fianco. Che sia stata una scelta concordata e condivisa o altro, il risultato non cambia: l’ultimo atto di un logorio politico fatto di mesi di scontri, veleni e giochi di palazzo, il sindaco lo ha vissuto da solo.








