Di Antonio Manzo
Sono bastati dieci minuti al sindaco di Capaccio-Paestum, Gaetano Paolino, per dire subito che il suo comune non può diventare l’emblema dell’illegalità di cemento armato delle città italiane. Ben sapendo che di lì a qualche minuto il consiglio comunale non avrebbe approvato il riequilibrio finanziario dell’ente mettendo in serio rischio la prosecuzione della legislatura. Se tra venti giorni il consiglio comunale continuerà a dire di no c’è lo scioglimento del consiglio comunale, Capaccio-Paestum come Eboli, solo venti giorni dopo. Ma riascoltiamo il sindaco Paolino: “Ho ricevuto due missive dal progettista del piano urbanistica Renato Carrozza e dal responsabile unico del procedimento che mi indicano conflitti di interessi nel nuovo piano regolatore”. Cioè numerose proprietà di politici che potrebbero diventare residenziali. Più di un’ammissione di responsabilità del sindaco Paolino che si affianca e precede, come persona informata dei fatti, all’inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Salerno (il fascicolo è del procuratore aggiunto della Repubblica Maurizio Cardea) e, soprattutto, materia di confronto nella telefonata serale che il sindaco Paolino ha avuto con il prefetto di Salerno Francesco Esposito sul fallimento della seduta consiliare. “Dovrà essere la responsabile dell’ufficio tecnico, l’ingegnere Roberta Scovotto, ad illuminarmi sui conflitti di interessi esistenti nella istruttoria del PUC e mi riservo con tutto il consiglio comunale quel che è necessario fare”. Il sindaco Paolino ha letto con molta attenzione le quattro cartelle redatte da ben trenta tecnici di Capaccio-Paestum e poi valuterà la richiesta di proroga per le osservazioni al piano urbanistico comunale. Ma è il rischio scioglimento del consiglio comunale a pregiudicare, per l’ennesima volta in venti anni, la adozione del PUC (piano urbanistico comunale). Perché Paolino, proprio sulla miccia dell’urbanistica rischia di saltare. L’assenza dell’assessore Adele Renna, non giustificata, fa venire meno il numero legale dell’assise. Per Paolino un’assenza sonora anche perché l’assessore Adele Renna è moglie di Eugenio Guglielmotti già clamoroso dissidente del sindaco Pasquale Marino proprio sul nuovo PUC fallito nel 2011 e non approvato. Fu lui, Guglielmotti a denunciare la “parentopoli del PUC e la questione morale”. La storia ritorna, fa dei giri immensi e poi ritorna canterebbe amorevolmente Antonello Venditti. E si ripresenta in veste di nemesi storica per l’attuale assessore Adele Renna. Una maggioranza fratturata e divisa, una commissione d’indagine che ha lavorato all’analisi degli atti amministrativi acquisiti e da cui sono conseguite una serie di misure rigide da osservare, la scelta del sindaco Gaetano Paolino di nominare una giunta tecnica e di non cambiarla neanche dopo oltre un anno di distanza dalle elezioni che ha generato il malcontento dei consiglieri eletti. Sono questi gli elementi che, negli ultimi tempi, hanno fatto vacillare la certezza dei capaccesi di vivere in una città che godesse di una stabilità amministrativa. Nella seduta di ieri gli otto punti all’ordine del giorno sono stati respinti per parità di voti, con otto consiglieri a favore e otto contrari. Quanto accaduto ha portato alla mancata approvazione di delibere di vitale importanza per il comune di Capaccio Paestum, come quella sull’assestamento generale di bilancio e quella sulla salvaguardia degli equilibri per l’esercizio 2026. La continuità amministrativa di Capaccio Paestum è dunque assolutamente legata al prossimo consiglio comunale in quanto, qualora non ci fosse la maggioranza numerica come già accaduto, per approvare l’assestamento generale di bilancio e la salvaguardia degli equilibri per il 2026, il prefetto avrebbe la facoltà di nominare un commissario ad acta e dare il via all’iter che porterebbe allo scioglimento del consiglio comunale. Il sindaco Paolino, all’inizio dell’assemblea, aveva comunicato inoltre la volontà di attivare un procedimento valutativo per capire se i componenti dell’ufficio che da mesi sta lavorando al nuovo PUC siano liberi da eventuali conflitti di interesse. Un’altra questione importante che richiede la massima attenzione mentre la situazione politica di Capaccio Paestum continua ad essere poco stabile. D’ora in poi ogni assenza, ogni voto e ogni posizione assumeranno un peso determinante sulle sorti dell’amministrazione e dell’ente. I numeri incompiuti sulle delibere finanziarie sono indicativi del rischio scioglimento. Ma che la storia torna nella questione morale di Capaccio-Paestum è data anche da varie vicende che collegano ex agenti della Forestale a strane storie di sequestri di abusi edilizi, prima fatti e poi rimossi. Non solo, perché nell’agenda del potere di Capaccio vi sono anche vicende anomale concluse definitivamente in Cassazione per le presunte minacce che il comandante della Polizia Municipale avrebbe fatto ad un imprenditore, agendo congiuntamente al Corpo Forestale. La storia si rincorre. Sarà solo nei prossimi giorni si conoscerà il destino del consiglio comunale e dell’agognato PUC.








