Pagani/Agro. Forse una cantata di qualche pentito alla base della quarta operazione nel giro di poco più di tre anni nei confronti di esponenti del clan Fezza/De Vivo di Pagani con ramificazione fino alla Valle dell’Irno e la provincia sud di Avellino. Droga immessa sul mercato, acquistata dalla cosca della Lamia, con guadagni enormi stimati in circa un milione di euro nel giro di pochi mesi. Scattano le manette a carico di 8 persone mentre altri 10 (per i quali è stata respinta la richiesta di misure cautelari presentata dalla procura) risultano indagati a piede libero. In cella sono finiti Gianluca Alfieri, 26 anni di Atripalda e residente a Pagani, Bartolomeo Brancaccio 31enne di Scafati, Silvestro D’Agostino 39 anni di Avellino, Mario D’Angelo 26 anni di Nocera Inferiore, Giulio De Feo 24enne di Avellino, Omar El Naggar 35 anni residente a Pagani, Dario Pisacreta 40enne di Avellino e Raffaele Taddio 23 anni di Avellino. Sequestro beni pari a 780mila euro proventi, secondo la Dda di Salerno con il pm Elena Guarino, delle attività illecite. A piede libero, inoltre, due paganesi e uno scafatese. A eseguire l’operazione, ieri mattina all’alba in 5 province, sono stati i militari della Guardia di Finanza con una ordinanza firmata dal gip del tribunale di Salerno che ha portato in carcere vertici e affiliati dell’organizzazione criminale che fa capo al clan di Pagani. Per gli 8 finiti dietro le sbarre dei penitenziari di Bellizzi Irpino e Fuorni a Salerno, l’accusa è di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. Probabile che dietro al quarto blitz che ha ulteriormente decapitato la cosca Fezza/De Vivo o comunque ha sottratto un’altra fonte di guadagno alle casse del clan, ci sia una ulteriore cantata di collaboratori di giustizia un tempo in organico alla consorteria criminale e ora passati dalla parte dello Stato. L’attività investigativa, che ha richiesto un imponente dispiegamento di forze, non si è limitata alla sola provincia di Salerno ma le operazioni sono scattate simultaneamente anche nelle province di Avellino, Napoli, Caserta e Latina. Il raggio d’azione del sodalizio criminale, stando alle prime ricostruzioni, copriva dunque un’ampia fetta del versante tirrenico e dell’entroterra campano, confermando la capillarità della rete di distribuzione dei narcotici. Oltre alle misure restrittive della libertà personale, l’intervento della Guardia di Finanza ha colpito direttamente il patrimonio accumulato illecitamente dal gruppo. Su decreto di sequestro preventivo emesso d’urgenza dal pm della Dda, i finanzieri hanno posto i sigilli a beni e valori per un importo complessivo superiore ai 780mila euro. Un colpo finanziario volto a neutralizzare la capacità economica dell’organizzazione e a sottrarre risorse derivanti dal mercato della droga. I soggetti destinatari dei provvedimenti sono ritenuti gravemente indiziati di far parte di una struttura organizzata e gerarchicamente definita, capace di gestire flussi costanti di droga come in un caso quando sono stati documentari il trasporto e la vendita di mezza tonnellata tra cocaina e hashish vestiti dal gruppo. Entro venerdì gli interrogatori di garanzia davanti al giudice





