Ciro Pisano: I lavotatori non sono pacchi da poter spostare - Le Cronache Ultimora
Ultimora Salerno

Ciro Pisano: I lavotatori non sono pacchi da poter spostare

Ciro Pisano: I lavotatori non sono pacchi da poter spostare

di Erika Noschese

«Le leggi devono essere rispettate e noi le abbiamo sempre rispettate, continuando a farlo anche in questa situazione. I lavoratori non sono pacchi che si possono trasferire: parliamo di cento persone. Se ci viene consentito di lavorare, abbiamo un mercato, siamo un’azienda riconosciuta e svolgiamo il nostro lavoro con serietà e responsabilità». Parla così Ciro Pisano, proprietario dello stabilimento di via dei Greci, a Fratte, commentando il preavviso di diniego dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, notificato a seguito della mancata dimostrazione del completo adeguamento alle BAT e ai criteri stabiliti dall’Unione Europea nel 2024, in particolare per quanto riguarda il rispetto dei limiti sulle emissioni di diossine. La proprietà non ha mai dichiarato apertamente di voler presentare ricorso al Tar, ma ha più volte ribadito che si atterrà a quanto previsto dalla normativa. «Oggi abbiamo ascoltato le osservazioni sia della Regione sia dell’Arpac, le quali sostengono che il progetto non applichi le BAT. Questo ci sorprende, perché fino all’altro ieri abbiamo ricevuto diverse visite ispettive con applicazione delle BAT e abbiamo effettuato, di volta in volta, tutti i controlli richiesti. Nel frattempo è entrata in vigore una nuova norma, più restrittiva, e abbiamo presentato un progetto per collocarci nella fascia mediana dei nuovi limiti, considerato che già oggi operiamo su quei livelli. Un mese fa ci è stato chiesto di abbassare ulteriormente i limiti, fino al minimo. Con il supporto di un importante studio campano e con la consulenza del professor Corelli, rappresentante italiano delle BAT a livello europeo, è stato quindi elaborato questo progetto», ha dichiarato Pisano. «Ora, però, il progetto non è stato accettato dalla Regione e dall’Arpac. Vogliamo capire quali siano le possibili soluzioni, perché la nostra volontà è sempre stata quella di rispettare le norme, il territorio e la comunità. Vedremo cosa sarà possibile fare, sempre in accordo con le amministrazioni e con il territorio». Per quanto riguarda la delocalizzazione, è stato ricordato che il progetto è in piedi da dieci anni. In questo arco di tempo la proprietà ha cercato un terreno, scontrandosi però con numerosi ostacoli. Poi la stoccata al mondo politico: «Non abbiamo mai trovato un’amministrazione o una forza politica che ci indicasse chiaramente una strada da seguire. Forse siamo stati lasciati soli sotto questo aspetto, e i risultati sono questi. Se già sette o otto anni fa, quando abbiamo acquistato alcuni terreni, qualcuno ci avesse affiancato dicendo “Venite qui”, probabilmente oggi non ci troveremmo in questa situazione», ha aggiunto Pisano. «Ora dobbiamo attendere. Se sarà necessario fermare l’attività, la fermeremo. Se ci bloccano, come si prevede, per noi diventa impossibile andare avanti: perdiamo l’avviamento, i clienti e la credibilità commerciale. Se ci viene data la possibilità di proseguire, siamo pronti a sederci al tavolo e a confrontarci. Purtroppo siamo stati anche sfortunati: dialogavamo con un’amministrazione comunale che oggi non c’è più; stavamo interloquendo con un’amministrazione regionale che non c’è più. Ci siamo trovati in un periodo di transizione, senza un interlocutore stabile a livello comunale e con nuovi referenti a livello provinciale e regionale con cui dobbiamo ora instaurare rapporti. Abbiamo parlato anche con l’assessore e vedremo cosa sarà possibile fare. Ma se dovremo chiudere l’attività, la chiuderemo. Ci dispiace, siamo rammaricati. Sarebbe una sconfitta per tutti: per la città, per la nostra tradizione, per i collaboratori e per il valore aggiunto che abbiamo cercato di apportare. Tuttavia, ne prenderemo atto». La proprietà ha annunciato che leggerà con attenzione i verbali per valutare ogni aspetto ma, ha aggiunto, «siamo pronti ad affrontare qualsiasi percorso si renda necessario. Lo ribadisco: siamo una realtà che rappresenta una componente sociale oltre che economica. Chiudere qualcosa è facile, facilissimo; costruirla, invece, richiede tempo, impegno e sacrifici». A ribadire la necessità di rispettare le norme e a lanciare un appello alle istituzioni sul tema della delocalizzazione Francesca D’Elia, segretario provinciale Fiom Cgil Salenro: «Se ci sono delle criticità, riteniamo che vadano rispettate le norme e le leggi: l’azienda deve quindi adeguare in modo puntuale le parti che sono state oggetto di rilievo. Resta però centrale il tema del lavoro, perché è evidente che, qualora si dovesse arrivare alla chiusura dell’attività, si porrebbe un problema di continuità occupazionale. Inoltre, eventuali nuovi investimenti risulterebbero inevitabilmente condizionati da questa situazione. Lo abbiamo sempre detto: le regole vanno rispettate e le criticità devono essere superate. Continueremo a sollecitare l’azienda affinché faccia tutto il possibile per adeguarsi e risolvere le problematiche evidenziate. Allo stesso tempo, rimaniamo preoccupati per il futuro e proseguiremo con le nostre iniziative istituzionali sul tema della delocalizzazione».