«Non è un dettaglio da poco: per centinaia di migliaia di piccole e medie imprese italiane il 2026 si apre con un nuovo costo fisso da mettere in bilancio. Le aziende sono chiamate a dotarsi di assicurazioni contro eventi catastrofali come terremoti, alluvioni, frane ed esondazioni, un obbligo normativo che procede a colpi di proroghe e scadenze diversificate per tipologia di impresa». A dirlo è Antonio Visconti, presidente Ficei e numero uno dell’Asi di Salerno, accedendo i riflettori sulle difficoltà che rischiano di incontrare le Piccole e medie imprese. «La legge di bilancio 2024 ha introdotto l’obbligo assicurativo, con termini scaglionati: grandi imprese già dovevano adeguarsi, medie imprese devono farlo entro la fine del 2025, e per le piccole e micro imprese la finestra slitta nel tempo fino al 2026 – prosegue Visconti –. L’idea alla base è semplice e in teoria condivisibile: trasferire sul mercato – attraverso premi assicurativi – una parte del rischio che oggi ricade interamente sul bilancio pubblico quando un evento naturale devasta un’azienda. Ma nella pratica l’obbligo rischia di diventare un aggravio significativo per le PMI, in un momento in cui già affrontano costi operativi elevati e difficoltà di accesso al credito». Secondo Visconti, «in alcune stime, i premi annuali possono arrivare fino a diverse migliaia di euro a seconda dell’area di rischio in cui si trova l’azienda». «A questo – continua Visconti – si aggiungono altre criticità: il mercato assicurativo italiano è ancora poco sviluppato sul fronte della copertura catastrofale, con poche offerte standardizzate e poca trasparenza nei confronti delle piccole imprese; le imprese lamentano tempi stretti per confrontare proposte senza strumenti di comparazione efficaci; e chi non si adegua rischia di perdere l’accesso a contributi e agevolazioni pubbliche». «In pratica – conclude il numero uno Ficei –, di fronte all’imprevedibilità della natura, c’è la prevedibilità di scaricarne tutti i costi sul sistema produttivo».





