“VESCOVO-OMBRA” Nell’articolo “Il ‘Vescovo-Ombra’: la protesta del clero contro la Procura Generale a don Gentile” del 12 luglio 2026 si afferma che il vertice della Diocesi avrebbe scelto di “spogliarsi dei propri poteri temporali per consegnarli in blocco” a don Alfonso Gentile; si parla di “accentramento totale”, di sacerdoti ridotti a “sudditi di un amministratore delegato” e di “super-poteri” attribuiti al Vicario. Si tratta di una rappresentazione radicalmente falsa e tecnicamente distorta e al contempo erronea. TESTO DI RETTIFICA «Con riferimento all’articolo “Il ‘Vescovo-Ombra’: la protesta del clero contro la Procura Generale a don Gentile” del 12 luglio 2026 e all’affermazione secondo cui S.E. Rev.ma Mons. Andrea Bellandi si sarebbe “spogliato dei propri poteri” per consegnarli “in blocco” a don Alfonso Gentile, l’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno e S.E. Rev.ma Mons. Andrea Bellandi precisano che la procura notarile conferita a don Gentile il 28 maggio 2020 costituisce uno strumento di rappresentanza negoziale espressamente contemplato dall’Istruzione in materia amministrativa della Conferenza Episcopale Italiana e ricalca nel contenuto la procura generale già conferita nel 2011 dal precedente Arcivescovo Mons. Luigi Moretti all’allora Economo. Don Alfonso Gentile Pag. 3 esercita inoltre, nell’ambito della materia amministrativa, le attribuzioni proprie dell’ufficio di Vicario Episcopale per l’Amministrazione, conferitogli con Decreto n. 16/2020 e successivamente rinnovato con Decreto n. 28/2025, fermo l’obbligo previsto dal can. 480 del Codice di diritto canonico di riferire al Vescovo sulle principali attività programmate e attuate e di non agire contro la sua volontà e il suo intendimento. La procura, quale atto di rappresentanza negoziale, non comporta alcun trasferimento della titolarità dei poteri propri dell’Arcivescovo, che restano nella sua sfera e continuano a essere da lui esercitati. L’Arcivescovo non si è pertanto spogliato dei propri poteri né li ha trasferiti “in blocco” al Vicario.» 4. FALSA E FUORVIANTE RAPPRESENTAZIONE DELLA NOMINA DEI VICARI FORANEI COME STRUMENTO DI CONTROLLO ANTIDEMOCRATICO ATTUATO DALL’ARCIVESCOVO Nell’articolo “La solidarietà blindata del Vescovo” del 18 luglio 2026, riferendo della convocazione dei Vicari foranei da parte dell’Arcivescovo, si afferma che essi sarebbero “sacerdoti nominati da lui e non scelti dai preti della forania così si possono meglio gestire”. La rappresentazione è gravemente fuorviante, poiché presenta come espressione di una scelta personale dell’Arcivescovo, finalizzata al controllo dei sacerdoti, quella che costituisce invece l’ordinaria modalità di nomina del Vicario foraneo espressamente prevista dal Codice di diritto canonico. TESTO DI RETTIFICA «Con riferimento all’articolo “La solidarietà blindata del Vescovo” del 18 luglio 2026, l’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno e S.E. Rev.ma Mons. Andrea Bellandi precisano che la nomina dei Vicari foranei da parte del Vescovo diocesano non costituisce una modalità discrezionalmente introdotta dall’Arcivescovo né uno strumento volto a “gestire” o controllare i sacerdoti. L’art. 553, § 2, del Codice di diritto canonico stabilisce espressamente che, salvo diversa disposizione del diritto particolare, “il vicario foraneo è nominato dal Vescovo diocesano, dopo aver sentito, a suo prudente giudizio, i sacerdoti che svolgono il ministero nel vicariato in questione”. La nomina episcopale dei Vicari foranei costituisce pertanto applicazione dell’ordinaria disciplina canonica.»L’articolo trasforma dunque una regola generale dell’ordinamento canonico in un indizio di gestione personalistica della Curia, attribuendo alla nomina episcopale una finalità di controllo che non discende né dalla disciplina dell’istituto né dal fatto in sé considerato. È pertanto falsa e fuorviante l’insinuazione secondo cui la circostanza che i Vicari foranei siano nominati dall’Arcivescovo dimostrerebbe o sarebbe funzionale alla possibilità di “meglio gestire” i sacerdoti della Diocesi.






