Capaccio Paestum, concorso Paistom: dubbi e ombre - Le Cronache Provincia
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Capaccio Paestum, concorso Paistom: dubbi e ombre

Capaccio Paestum, concorso Paistom: dubbi e ombre

di Arturo Calabrese

Si addensano nere nubi sul futuro della Paistom, la società partecipata del Comune di Capaccio Paestum, ma soprattutto sul destino degli operai, donne e uomini che attendono da tempo un lavoro stabilizzato. L’Azienda speciale, presieduta da Luciano Farro e diretta da Antonio Coviello, non ha dipendenti diretti, ma si affida alla società privata Gi.Group che a sua volta fornisce il lavoro sottoforma di somministrazione.

In campagna elettorale e nella prima parte del governo della città, il primo cittadino Gaetano Paolino, con supporto di quella che è stata eletta come minoranza ma passata poco dopo in maggioranza, ha promesso la stabilizzazione degli operai. Diversi i proclami tra cui l’incarico di amministratore unico, i debiti verso la Gi.Group pagati con il fondo di rotazione e i reintegri di coniugi di consiglieri a 48 ore dal voto di sfiducia in consiglio comunale, il cosiddetto “bando” trasparente per le assunzioni.

Difatti, il 20 ottobre del 2025, il direttore Coviello, pubblica l’avviso per la selezione pubblica finalizzata alla formazione di graduatorie destinate a operai e istruttori. Analizzando il bando pubblico, spicca un requisito che appare importante: “Comprovata esperienza lavorativa (rapporto di subordinazione) nella mansione di cui chiedono essere ammessi, minimo 12 mesi negli ultimi 48 mesi, antecedenti alla data di pubblicazione del presente bando, da certificare con idonea documentazione rilasciata dal centro per l’impiego di appartenenza riferita alla mansione verso cui ci si candida e/o la certificazione da dalla società/azienda Pubblica.

Saranno valutate e ritenute idonee, ai fini del possesso del requisito di ordine specifico, le sole prestazioni documentate e riferite alle categorie idonee”, pena, ovviamente, è l’esclusione. I candidati, speranzosi di un posto di lavoro, recuperano dunque la documentazione richiesta. La stessa Paistom rilascia la certificazione di avvenuto rapporto lavorativo però “in qualità di dipendente somministrato”. Il 24 marzo scorso, si è tenuta la prova scritta. Da giovedì 9 aprile, ultimo capitolo della vicenda, ai candidati ricevono delle Pec, la posta elettronica certificata quindi anche con valore legale, in cui vengono chiesti entro cinque giorni a pena di esclusione, “chiarimenti in merito alla documentazione prodotta in quanto dall’autocertificazione risulta dichiarato il possesso di comprovata esperienza presso società/azienda pubblica, mentre nel modello C2 storico emerge un rapporto di lavoro presso azienda privata”. Doverosa, quindi, un’analisi.

L’operaio della Paistom, negli scorsi mesi, non ha mai avuto un rapporto di “subordinazione” ma di “somministrazione”, dato che l’azienda si rivolge ad una società terza, al Gi.Group di cui sopra. Tale rapporto è chiaramente indicato dal direttore stesso essere “di somministrazione”, all’interno di atti ufficiale come sono le attestazioni rilasciate ai candidati che la Gi.Group ha inviato alla Paistom sulla base, peraltro, di un contratto scaduto nel 2022 ed “illecitamente” prorogato fino ad oggi senza mai aver esperito nuovo bando di gara. Coviello, nell’avviso per la formazione della lista dei professionisti, parla di “rapporto di subordinazione”, nell’attestato certifica un “rapporto di somministrazione” e poi invia Pec ai candidati chiedendo chiarimenti su quanto da lui stesso prodotto.

Infine, nota a margine di uguale importanza, i candidati hanno dovuto pagare 20 euro di spese istruttorie per partecipare ad una procedura che appare viziata ed illegittima per giungere alla lista di cui sopra che, a pagina 7 dell’avviso, “ha valore esplorativo ed i suoi esiti non comportano obblighi di assunzione”.