di Arturo Calabrese
Ennesimo caso di malasanità in provincia di Salerno? Non è da escludere. A denunciare il fatto, accaduto all’ospedale Santa Maria della Speranza di Battipaglia è un cittadino di Capaccio Paestum. Luca Sabatella, che tra l’altro ricopre anche il ruolo di consigliere comunale, affida ai social un forte sfogo, raccontando la morte del padre avvenuta, per l’appunto, nel pronto soccorso del nosocomio battipagliese. Secondo quanto detto, senza far cenno alla struttura di cui sopra, l’arrivo al pronto soccorso del padre è stato segnato fin da subito da un clima di forte tensione e da un’accoglienza definita priva di umanità. Una persona in camice bianco, della cui qualifica non è stato possibile avere certezza, si sarebbe avvicinata con atteggiamento aggressivo sia a lui sia agli operatori del 118, descritti invece come professionali e attenti. Fin dai primi momenti sarebbe stato chiarito che il pronto soccorso era pieno e che non vi erano posti disponibili, nonostante il trasferimento fosse avvenuto su indicazione della centrale operativa. Una volta appreso che il paziente proveniva da una clinica privata dove stava svolgendo un percorso di riabilitazione, il caso sarebbe stato etichettato come disperato, sostenendo che l’unica possibilità fosse una terapia antibiotica seguita da un rientro nella struttura di provenienza, il tutto davanti a numerose persone presenti in sala. Nelle ore successive, sempre secondo la ricostruzione, non sarebbero state fornite informazioni sulle condizioni del paziente, né sarebbe stato consentito ai familiari di vederlo o di prestargli anche la più elementare assistenza, come dargli da bere, nonostante lo stato di disabilità e sofferenza. Dopo circa quattro ore di attesa, il decesso sarebbe stato comunicato pubblicamente, lasciando Sabatella in uno stato di totale smarrimento e con il sospetto che il padre fosse stato lasciato solo su una barella, senza cure adeguate, nonostante gli operatori dell’ambulanza avessero riferito di averlo stabilizzato prima dell’arrivo in ospedale. L’unica possibilità concessa sarebbe stata quella di vedere il padre ormai privo di vita, dopo ulteriori attese legate a procedure interne. Sabatella precisa che il padre, pur avendo difficoltà respiratorie e collassi, fino a poco prima era cosciente e rispondeva agli stimoli. Ricorda inoltre che solo due mesi prima aveva subito un intervento al femore nello stesso ospedale, con esiti positivi e cure considerate eccellenti. Dal 31 dicembre, però, la situazione sarebbe peggiorata rapidamente: nella struttura di riabilitazione non erano emerse febbre, bronchiti o polmoniti e i parametri risultavano relativamente stabili con l’ossigeno, ma il quadro clinico non mostrava miglioramenti, portando alla decisione di un trasferimento in una struttura ritenuta più idonea. Una scelta che oggi appare gravosa, soprattutto alla luce della volontà espressa dal padre di tornare a casa. Sabatella conclude spiegando di non aver voluto approfondire ulteriormente le responsabilità per evitare un prolungamento della sofferenza per la famiglia e il blocco della salma, sottolineando come sia fin troppo semplice chiudere una vicenda di questo tipo con la generica indicazione di “arresto cardiaco”. A conclusione del racconto, Sabatella lancia un appello agli operatori del pronto soccorso: «Se tra di voi ci sono delle pecore zoppe non seguitele ma denunciatele. So benissimo che siete tutte persone eccellenti ma alcune vanno eliminate per il bene di tutti, voi compresi – scrive – non abbandonate i fragili. Non abbandonate i deboli. Non abbandonate gli anziani. Sono esseri umani. Dietro ognuno di loro ci sono famiglie, affetti, persone che li amano. Il vostro lavoro è proteggere, curare, assistere. Se non siete disposti a svolgerlo con umanità e rispetto, abbiate il coraggio di cambiare strada. Io ho perso mio padre in un pronto soccorso. Sono fermamente convinto che, in un momento cruciale, sia stato lasciato su una barella senza la dovuta assistenza. Dopo quattro ore e mezza, mio padre è morto. Questo non deve accadere – conclude con amarezza – proteggete i fragili. Proteggete i deboli. Gli anziani non sono numeri: sono esseri umani e meritano dignità».





