di Arturo Calabrese
Avvocato, scrittore, già docente dell’Università La Sapienza di Roma, Arnaldo Miglino è tra i legali maggiormente conosciuti ed apprezzati del Cilento. Sul referendum il parere è netto: “Voto un convinto No perché questa riforma ha due grandi nodi che non possono essere sciolti: il sorteggio e la formazione dell’Alta Corte di Giustizia”.
Avvocato, Lei voterà No al referendum: perché?
“Il Governo ha presentato un disegno di legge costituzionale e lo fa approvare senza nessun emendamento, nemmeno una virgola e nemmeno da parte dei suoi. L’esecutivo ha impedito la discussione su questo progetto anche alle forze che lo sostengono. Esclusi anche i parlamentari di Fratelli d’Italia, giusto per essere chiari. Questo significa che è in atto un processo di accentramento dei poteri normativi e legislativi. Anche se la riforma nel merito fosse fatta benissimo, io voterei No, perché non è solo contro le norme che la legge introduce, ma è un No contro il metodo. Ho votato No anche al referendum promosso da Matteo Renzi, seppur in quel caso ci sia stato un maggior margine di manovra da parte del Parlamento. È il modo di procedere che non mi piace, quindi c’è un motivo procedurale che poi diventa sostanziale. Se noi legittimassimo questo modo di cambiare la Costituzione, allora ogni maggioranza sentirà il diritto di mettervi mano”.
Possiamo entrare nel merito della riforma?
“L’Alta Corte di Giustizia, cioè la corte che deve giudicare sull’operato dei magistrati, attualmente non esiste, ma esiste una sezione disciplinare che giudica con quattro togati e due laici. Con la legge Nordio, la Corte di Giustizia sarà composta da quindici persone, di cui nove togati e sei laici. È palese come il rapporto sia diverso e che questa sia una riforma per intimidire i giudici, perché nei collegi che si formeranno per decidere sulla loro responsabilità sarà maggiore la presenza dei laici. Sono contrario, anzi contrarissimo, all’idea del sorteggio, pur essendo un cultore della democrazia greca. Nella democrazia greca, la maggior parte dei funzionari veniva sorteggiata, ma essi rimanevano in carica circa un anno e non quattro, ed erano in un numero considerevole, il che permetteva di sopperire alle incombenze in caso di mancanza. L’assemblea del popolo, quindi dal basso, giudicava l’operato e, nel caso, il singolo veniva sostituito. Valutare un operato è un incarico che richiede lunga esperienza e non può essere affidato per sorte a qualcuno. Oltre al fatto che, così facendo, si avrebbe un organo di rappresentanti che controlla i membri del gruppo da cui è provenuto. Così si darebbe un controllo dall’alto anziché dal basso”.
Il referendum è davvero uno scontro tra destra e sinistra?
“Lo è diventato. Studiando le carte e la riforma, non credo ci sia una caratterizzazione politica. Sono altre le decisioni di questo Governo a essere chiaramente di destra: l’abolizione del reato di abuso d’ufficio, il depauperamento della Corte dei Conti, la polizia giudiziaria alle dirette dipendenze del Ministero. È normale, poi, che se non c’è la possibilità di dibattere in Parlamento, la discussione si polarizzi sulle posizioni della destra e della sinistra, sul Sì e sul No e così via. Se si decide di procedere in tal senso, poi si devono subire le conseguenze e quindi, se la riforma dovesse essere bocciata, il Governo dovrebbe dimettersi”.
Secondo Lei la Costituzione è modificabile?
“Sì. La Carta regola due cose: i diritti dei cittadini e lo strumento che regola quei diritti. Esempio pratico: i diritti sono l’obiettivo di recarsi a Milano, lo strumento è il mezzo di trasporto che si sceglie o che, a questo punto, viene imposto. Quindi è chiaro che, quando si parla di ritocchi alla Costituzione, si tratta di ritocchi che poi possono incidere sulle garanzie dei diritti”.
Il presidente Meloni ha dichiarato che con questa riforma non ci saranno più casi Garlasco o casi della famiglia del bosco. È così?
“È soltanto fumo negli occhi. È parlare alla pancia del Paese, è rincitrullire il cittadino e portare l’attenzione su temi che conosce bene, spostandola dal fatto vero e proprio, come, ad esempio, quanto detto prima”.





