Anne-Sophie Hoffmann: il veganismo come linguaggio globale - Le Cronache Attualità
Attualità Cucina

Anne-Sophie Hoffmann: il veganismo come linguaggio globale

Anne-Sophie Hoffmann: il veganismo come linguaggio globale

In occasione del Gennaio Vegano, mese dedicato alla sensibilizzazione sull’alimentazione plant-based, abbiamo incontrato Anne-Sophie Hoffmann, figura di riferimento della cucina vegana contemporanea. Tra Berlino, Lussemburgo e una carriera internazionale, Hoffmann ha trasformato il veganismo in una scelta di vita e di lavoro, fondendo cucina, sostenibilità e cultura gastronomica. Un percorso che guarda al futuro senza dimenticare la tradizione, e che trova anche in Italia una fonte continua di ispirazione.Creativa, nutrizionista e storyteller del cibo, Anne-Sophie Hoffmann è una delle voci più interessanti della scena vegana europea. Conosciuta sui social come @soso.food, vive a Berlino ma il suo percorso professionale l’ha portata dal Lussemburgo all’Asia, collaborando con chef e creativi a Tokyo, Shanghai e Pechino.Dopo una formazione in eco-innovazione nell’ospitalità e un master in Leadership for Sustainability, Hoffmann ha scelto il veganismo come naturale estensione dei suoi valori. La sua cucina è vegetale, nutriente e profondamente legata agli ingredienti naturali, che trasforma attraverso tecniche come fermentazione, cottura al forno e lavorazioni a crudo.Il percorso di Anne-Sophie Hoffmann verso il veganismo inizia in ambito familiare. È stato il fratello medico, diventato vegano durante gli anni universitari, a introdurla per la prima volta alla cucina plant-based. Da quel momento è nata una curiosità crescente che l’ha portata ad approfondire l’argomento attraverso letture, podcast e studi scientifici, scoprendo i benefici del veganismo non solo per la salute, ma anche per le prestazioni fisiche.In qualità di nutrizionista specializzata in alimentazione vegetale, Hoffmann considera fondamentale che ogni piatto sia non solo gustoso, ma anche nutriente. Predilige ingredienti freschi e naturali, evitando il più possibile i sostituti industriali di carne e formaggio, che spesso prepara autonomamente partendo da zero. Al centro del suo lavoro ci sono le verdure, considerate una materia prima di straordinario potenziale, capaci di trasformarsi attraverso tecniche come la fermentazione, la cottura al forno e l’utilizzo di elementi crudi. Vivere a Berlino, per Anne-Sophie Hoffmann, significa trovarsi in uno dei contesti più favorevoli al mondo per chi sceglie uno stile di vita vegano. La città offre una vasta scelta di ristoranti, panetterie e street food interamente plant-based, che spaziano dal kebab vegano alla cucina gourmet. Anche nei supermercati l’offerta è ampia e accessibile, rendendo semplice sia mangiare fuori sia cucinare a casa. L’esperienza del viaggio ha rappresentato un ulteriore banco di prova. Alla fine dello scorso anno Hoffmann ha trascorso due mesi in Asia, visitando Thailandia, Hong Kong, Cina, Taiwan e Giappone,dove trovare opzioni vegane è stato relativamente semplice, grazie alla presenza diffusa di piatti a base di verdure e tofu.Più complessa, invece, la situazione in Thailandia e in Giappone, dove anche i piatti apparentemente vegetali spesso contengono derivati animali come salsa di pesce o uova, e dove le alternative vegane erano inizialmente limitate. Tuttavia, il crescente flusso turistico sta favorendo l’apertura di un numero sempre maggiore di ristoranti completamente plant-based.Il rapporto con l’Italia è, per Hoffmann, particolarmente positivo. Pur riconoscendo che molte ricette tradizionali prevedono l’uso di carne o formaggi, sottolinea come la straordinaria varietà di verdure e ingredienti freschi renda il Paese naturalmente predisposto a una cucina vegetale. Piatti semplici come la pasta al pomodoro, aglio e olio o il risotto sono spesso già vegani nella loro versione originale. Tra le sue scoperte più amate ci sono i friarielli, conosciuti a Napoli e diventati uno dei simboli del suo legame con la cucina italiana. L’unica vera difficoltà resta quella più affettuosa: resistere all’insistenza della nonna, convinta che tutto sia più buono con il formaggio. Raffaella D’Andrea