Albano: Mia madre non c'entra con il Gregge - Le Cronache Ultimora
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Albano: Mia madre non c’entra con il Gregge

Albano: Mia madre non c’entra con il Gregge

di Erika Noschese

Francesco Albano, figlio di Caterina Tramontano, la veggente che avrebbe dato il via all’associazione Opera del Gregge del Bambino Gesù, rompe il silenzio e racconta la sua verità. Lo fa attraverso una richiesta di rettifica indirizzata alla nostra redazione, che contiene una netta presa di posizione nei confronti dell’attuale associazione, la quale, a suo dire, nulla avrebbe a che vedere con il «silenzioso lavoro» portato avanti da sua madre. Una vicenda che, negli anni, sarebbe sfociata anche in una denuncia. L’avvocato Albano parla di un «indottrinamento estraneo al pensiero di mia madre» e contesta il riferimento all’associazione, Il Gregge, definita una setta. «Mi guardo bene dall’entrare nel merito di situazioni che hanno generato attriti all’interno della Chiesa salernitana, ma mi offende l’affermazione che il Gregge sia stato espressione del pensiero di mia madre e del suo esempio e, più ancora, l’ipotesi di una continuità di un fare che ha trovato tale Lucia Salito come erede del pensiero di Caterina», afferma. Una presa di distanza, senza mezzi termini, da Lucia Salito, che, secondo Albano, «non ha mai incontrato mia madre e non ci vorrebbe molto a concludere che, se qualcuno non avesse avuto necessità di affermare sé stesso dopo la morte di mia madre, di Lucia Salito non sarebbe stata traccia». Esattamente come già pubblicato su queste colonne, Albano conferma inoltre che «Lucia Salito non è nipote di mia madre, né mia cugina e volere spendere una falsa familiarità per consolidare un accredito di chi necessita di consensi per raccogliere benevolenza e accoglienza è un tentativo di usare la memoria di una persona per bene da parte di chi ne ha bisogno». «Nel corso degli ultimi quindici anni, con l’avvocato Giuseppe Apostolico prima e, più recentemente, con l’avvocato Sergio Pisani, ho denunciato quella che ritengo una truffa affettiva e l’inanità del tentativo di creare confusione tra quello che è lo spirito cristiano degli scritti di mia madre e l’attuazione delle iniziative del Gregge, i cui progetti, tutti successivi alla morte di mia madre, si collocano in una dimensione mercantile», aggiunge Albano. Per il figlio della veggente, nessuna delle iniziative attuate dal Gregge deriverebbe direttamente dalle parole di Caterina Tramontano. «Agitare le problematiche dei contrasti all’interno della Chiesa salernitana, tirando in ballo l’esperienza silenziosa di mia madre come origine dello scandalo odierno, deve essere attribuito alla formazione di chi è rimasto sé stesso nonostante l’affermazione di avere fatto cadere a pioggia il dettato di mia madre, leggendo il contenuto dei suoi quaderni. Mia madre non c’entra con il Gregge né con le lotte intestine all’interno dell’associazione», chiarisce ancora l’uomo. Albano ricorda poi che l’arcivescovo di Salerno, monsignor Andrea Bellandi, «ha assicurato che, in futuro, mai più la figura di mia madre e il suo operato sarebbero stati messi in relazione con il Gregge, con le finalità che tende a perseguire con gli attuali amministratori, con chi ispira iniziative provinciali finalizzate al trust che, in inglese, significa fiducia nelle scelte economiche di chi decide vantaggi». Il riferimento, precisa Albano, è a un articolo pubblicato in passato da un’altra testata giornalistica. L’avvocato racconta poi di aver chiesto un incontro con gli associati del Gregge, con l’obiettivo di far conoscere loro direttamente il pensiero della madre. Una scelta inizialmente non accettata dagli amministratori dell’associazione, che avrebbero poi autorizzato l’incontro su impulso dei monsignori nominati dall’arcivescovo Bellandi in sostituzione degli amministratori del Gregge. In quell’occasione, «è stata letta all’assemblea del Gregge una mia comunicazione che ha fatto chiarezza tra gli associati, con la conseguenza delle dimissioni dall’associazione di un numero considerevole di aderenti». Albano ribadisce quindi quanto, a suo dire, risulterebbe agli atti. «Ho rintuzzato il tentativo di un manipolatore della parola lasciata da mia madre di proporre, come sequitur degli scritti, le parole della Salito, cacciando da casa mia il già menzionato manipolatore. Ho diffidato alla restituzione della riproduzione degli scritti di Caterina a opera del momentaneo detentore che, mai autorizzato da me, erede legittimo di Caterina, alla lettura degli scritti di mia madre, ha fatto da ladro e, uti dominus, ha coinvolto nel suo progetto la disponibilità di chi ha sostenuto di essere in sintonia con lui». L’avvocato Albano conferma inoltre di aver chiesto «un incontro pubblico con gli amministratori del Gregge, al fine di verificare l’identità di soggetti che hanno strumentalizzato la sostanza degli scritti per fare adepti tra gonzi». Una richiesta che, secondo quanto riferito, sarebbe stata respinta dagli amministratori. «La mia iniziativa è stata bocciata dagli amministratori che hanno dichiarato, a persone degne di rispetto, i monsignori preposti all’amministrazione pro tempore, di non volere parlare con il sottoscritto. Ho preteso, senza risultato finora, la restituzione delle copie degli scritti di mia madre che sono stati fatti cadere a pioggia sugli ascoltatori per accertare le finalità di una lettura che avrebbe dovuto fortificare lo spirito cristiano e che oggi dimostra quanto contraddittorio sia il riferimento a considerazioni cristiane contenute negli scritti», conclude. L’auspicio, ribadisce Albano, è quello di riportare alla luce quella che ritiene essere la verità, per contrastare il «venditore di confusione, a tutto vantaggio delle farneticazioni di chi, sempre tenuta in disparte, ha accettato, con il consenso del manipolatore di questa storia, il ruolo di esecutore di un progetto tendente a insozzare la memoria di mia madre e a confondere principi cristiani che devono essere difesi con determinazione e senza guardare in faccia nessuno».