Di Olga Chieffi
La generosità, la famiglia, l’italianità, i buoni sentimenti, la voce come prisma della personalità in diversi personaggi, è questo che accomuna i due tenori Beniamino Gigli e Vincenzo Costanzo, al quale sarà consegnato oggi, sul palcoscenico del teatro Ghione in Roma, il premio dedicato all’indimenticato musicista marchigiano. Pomeridiana alle ore 18, per questa terza edizione e del Premio Beniamino Gigli che celebra il merito vocale e la grande tradizione operistica italiana. Un riconoscimento al tenore napoletano. che abbiamo applaudito ultimamente all’Arena di Verona inaugurare, nelle vesti di Alfredo Germont, la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi, il quale farà un po’ da padrino anche a quattro giovani voci di “Fabbrica – Young Artist Program” del Teatro dell’Opera di Roma, alle quali verranno assegnate delle borse di studio: Sofia Barbashova, soprano, Maria Elena Pepi, mezzosoprano, Jiacheng Fan, tenore e Alejo Alvarez Castillo, baritono, protagonisti di un concerto in cui faranno duo con il pianista Mirco Roverelli. La serata includerà inoltre la presentazione di rari materiali d’archivio appartenenti alla famiglia Gigli, commentati da Enrico Stinchelli, direttore artistico della serata e presentatore dell’evento insieme ad Asia Beniamina Gigli, tracciando un ponte ideale tra memoria, formazione e futuro della lirica. L’Associazione è stata fondata nel 2007 dal dott. Beniamino Gigli Jr., medico pediatra e nipote diretto del grande tenore di Recanati, con l’obiettivo di mantenere vivo il ricordo del nonno e sostenere i giovani cantanti lirici attraverso concorsi, concerti, assegnazione di borse di studio e iniziative benefiche a favore dei bambini. “Il direttivo del Premio Beniamino Gigli – ha dichiarato la giovane presidente Asia – è particolarmente lieto di aver assegnato il riconoscimento al giovane tenore Vincenzo Costanzo, artista che oggi rappresenta idealmente il proseguimento della grande tradizione del belcanto italiano, ovvero, quella linea luminosa inaugurata da Enrico Caruso e giunta ai suoi vertici più alti con il magistero di Beniamino Gigli. Per le sue riconosciute qualità vocali e interpretative, Vincenzo Costanzo si pone come erede autentico di quella lezione, riportando sui principali palcoscenici internazionali il repertorio gigliano con sensibilità, stile e profonda adesione espressiva. Le sue interpretazioni di titoli fondamentali quali Tosca, Adriana Lecouvreur, Un ballo in maschera, e prossimamente, Andrea Chénier, Aida, Turandot, testimoniano un percorso artistico coerente e di grande valore. Con questo riconoscimento intendiamo dunque celebrare in lui non solo un talento già pienamente affermato, ma anche la continuità viva e necessaria di una tradizione che costituisce il cuore stesso della nostra identità musicale”. Abbiamo raggiunto il Maestro Costanzo all’indomani della comunicazione di questo prestigioso riconoscimento. Beniamino Gigli e il tenore napoletano, hanno voci diverse, il primo di “ellenica severità”, per citare Paolo Isotta, suono luminoso, calore d’accenti, il secondo guarda innegabilmente ad Enrico Caruso, possedendo oltre ad acuti risonanti in alto, quelle risonanze bronzee, baritonaleggianti, avvolgenti, ricchissime di armonici che furono solo sue, ma legati dalla stessa intenzione, inseguire la bellezza della melodia: “E’ così – ha commentato il Maestro Costanzo- Beniamino Gigli, per noi cantanti lirici e, soprattutto, per i tenori, è uno dei pilastri della tecnica e del canto interpretativo. E’ un esempio per tutti noi, per come si deve cantare dal piano al forte, il piano appoggiato e, in particolare, guardo a Gigli per il fraseggio “all’ italiana”. Non possiamo e non dobbiamo definire la sua tecnica d’antan, ma solamente la tecnica giusta, con la quale non si smetterà mai di cantare bene, come ha fatto lui fino alla fine della sua vita”. Primavera ricca di eventi e nuovi ruoli, quella di Vincenzo Costanzo, a cominciare dall’ Andrea Chénier di Umberto Giordano al Bellini di Catania in aprile “Debuttare Andrea Chénier è una grande responsabilità – ha dichiarato il tenore napoletano – è una bella sfida, l’ho accettata con coraggio, poiché dal punto di vista vocale la sento comoda. I miei intenti sono di mettere tutto me stesso in questo ruolo e di arricchire musicalmente il personaggio giorno per giorno, un omaggio anche al grandissimo Gigli, la cui interpretazione ricordiamo sublime. Riguardo gli altri debutti, dopo lo Chénier sarò Mario Cavaradossi al Regio di Torino, diretto da Andrea Battistoni, per la regia di Stefano Poda, ancora sarò Radamès al Regio di Parma per l’Aida firmata da Giuseppe Mengoli con la ripresa della regia di Franco Zeffirelli, in estate, invece debutto il ruolo di Calaf in Bulgaria, sotto la bacchetta del Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli, ove darò prima voce a Turiddo all’Opera di Sofia. Non posso ancora svelare un altro bel debutto, a novembre, ancora un ruolo verista, con delle pagine straordinarie, sulla stessa scia dell’Andrea Chenièr. Mi preme – ha concluso Vincenzo Costanzo – ringraziare la Signora Gigli, unitamente a sua figlia Asia, al direttore artistico Enrico Stinchelli e al pubblico che vorrà essere presente alla cerimonia, per questo riconoscimento, anche perché con la loro attività aiutano tanti giovani, donando in questa occasione delle borse di studio, divulgando, così, l’opera lirica e la musica tutta, sotto l’egida della possente e carismatica figura di Beniamino Gigli, al quale bisognerà sempre guardare”. Vincenzo Costanzo ha scelto per il suo intervento musicale di interpretare due personaggi che lo hanno salutato osannato sui palcoscenici internazionali quali Mario Cavaradossi e Riccardo de’ “Un ballo in Maschera” nel “suo” Teatro San Carlo: il “signor tenore” saprà muoversi su di un fin troppo generoso registro acuto, in “Recondita armonia”, quindi, sarà Riccardo per “Forse la soglia attinse”, parte del momento di massima introspezione del personaggio, che oscilla tra passione, senso del dovere e ironia, ove occorre un fraseggio nobile e mezze voci raffinate, per chiudere con “Ma se m’è forza perderti” che rappresenta il culmine emotivo e morale del protagonista nel terzo atto, il momento in cui l’eroe decide di rinunciare al suo amore per Amelia per onore, firmando il decreto per il suo allontanamento, una melodia ampia e “all’italiana”, dove Costanzo regalerà all’uditorio il suo fraseggio elegante e appassionato.





