Agropoli. Ospedale, protesta di Antonio Mancino - Le Cronache Cronaca
Cronaca Agropoli

Agropoli. Ospedale, protesta di Antonio Mancino

Agropoli. Ospedale, protesta di Antonio Mancino

di Arturo Calabrese

Lo aveva annunciato nelle scorse settimane e ora la sua protesta si concretizza. Antonio Corrado Mancino, cittadino di Agropoli, nella tarda serata di ieri, poco prima della mezzanotte, si è incatenato davanti ai cancelli del nosocomio. Lo ha fatto come gesto simbolico che, tra l’altro, anticipa il corteo di questo pomeriggio, previsto a partire dalle 15.30 da piazza della Repubblica fino davanti alla stessa struttura. «Sono qui – dice l’attivista – per gridare ancora una volta la mia rabbia verso la situazione in cui versa questo ospedale. La mia è una protesta silenziosa e pacifica, nel pieno rispetto di tutti, ma soprattutto della Costituzione. In quelle pagine, scritte da luminari oltre settanta anni fa, l’articolo 32 parla chiaro – aggiunge Mancino – la salute è un diritto garantito a tutti i cittadini. Ad Agropoli, però, la Costituzione non può essere attuata». Oltre a questo aspetto, di certo importante, Antonio Corrado Mancino lotta anche per un’altra questione. «Qualche anno fa mio figlio stava molto male – racconta – ho girato tre ospedali prima di riuscire a sapere che aveva un’embolia in corso. Poteva morire e oggi avrei raccontato una tragedia – spiega – fortunatamente è andato tutto bene e mio figlio è ancora tra noi. Deve affrontare una serie di esami costanti e seguire una cura, ma almeno è vivo. So bene cosa vuol dire la malasanità e so anche che tante altre persone non possono essere fortunate come me, avendo perso un loro caro. Ricordo quel bambino morto sull’asfalto perché l’ambulanza non è arrivata in tempo (si riferisce al piccolo Tommaso Gorga, ndr) o altri casi di persone che conosco, le quali hanno un grave peso sul cuore. Tutto ciò deve finire – continua – non possiamo più permettere che accada. Vogliamo che l’ospedale sia finalmente riaperto, senza se e senza ma. Basta anche a tutte le promesse fatte negli anni dalla politica: adesso pretendiamo che tutte quelle parole diventino realtà». L’attivista, qualche anno fa, ha vissuto un’odissea: il figlio si era sentito male e, dopo molti chilometri percorsi, non aveva alcuna diagnosi, finché il caso ha voluto che incontrasse un medico, l’unico capace di capire cosa stesse accadendo. Ricoverato d’urgenza, è stato salvato. Da quel giorno, Mancino ha deciso che uno degli obiettivi della sua vita fosse la riapertura dell’ospedale e, infatti, non è nuovo a proteste simili. Qualche mese fa, ha scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e gli ha consegnato la scheda elettorale, dichiarando di voler rinunciare al diritto di voto, come lo Stato ha fatto sì che si dovesse rinunciare a quello alla salute. Oggi, dunque, una nuova protesta per accendere l’attenzione su una situazione davvero particolare, e cioè l’assenza di un presidio sanitario per un territorio così importante come quello del Cilento. Per quest’ultima protesta, Mancino non è stato solo: con lui altri attivisti.