Aeronautica: Exercices de virtuosité tra banda e frecce - Le Cronache Spettacolo e Cultura
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Aeronautica: Exercices de virtuosité tra banda e frecce

Aeronautica:  Exercices de virtuosité  tra banda e frecce

di Olga Chieffi

Per il XXII Raduno Nazionale degli Aviatori, preparato e atteso per tre anni, dalla sezione salernitana dell’ Associazione aeronautica che compirà ben 75 anni, nel 2028, la città ha sfoderato il più bello dei suoi panorami settembrini, luce dorata, clima fresco, profili definiti, qualche nuvola decorativa in un blu stordente. Tutto perfetto, dal concerto della banda dell’Arma Azzurra, alle acclamate frecce tricolori, sino alla sfilata degli aviatori intervenuti alla manifestazione, ieri mattina, con la formazione musicale ancora protagonista, con il tradizionale repertorio marciabile. Nell’ ormai abituale concerto in un teatro Augusteo sold out, compresa la galleria, la Banda Musicale dell’Aeronautica si è confermata una delle compagini di fiati e percussioni più raffinate e versatili del panorama orchestrale contemporaneo, capace di coniugare il rigore formale della tradizione, con un’inconsueta sensibilità interpretativa. Nel programma presentato, l’organico ha dimostrato un virtuosismo collettivo e una varietà cromatica che valicano a più riprese i confini del repertorio puramente trascritto, restituendo una lettura densa, dinamica e filologicamente consapevole di ogni brano eseguito. L’apertura e il respiro sinfonico messi in mostra hanno posto subito in luce una sezione di legni dall’intonazione impeccabile, capace di sostenere campate melodiche fluide e prive di asperità, bilanciata alla perfezione da un settore d’ottone imponente, ma mai prevaricante. È proprio la gestione del colore timbrico a stupire: la tavola orchestrale non è apparsa mai monolitica, bensì articolata in un gioco continuo di chiaroscuri e sfumature traslucide, dove le percussioni hanno agito da punteggiatura ritmica precisa, nitida e dal grande impatto drammatico. La direzione del Maestro Maggiore Pantaleo Leonfranco Cammarano si è distinta per una concertazione lucida, esigente nella resa metrica e attentissima alle micro-dinamiche, riuscendo a far respirare l’insieme nei momenti di lirico abbandono senza mai perdere la tensione propulsiva nei passaggi più complessi e contrappuntistici. Dalla brillantezza dei fortissimo fino alla delicatezza quasi cameristica dei pianissimo espressi nei soli delle prime parti, la banda ha offerto prova di un controllo del suono maestoso e di una compattezza strutturale di assoluto rilievo. Un’esibizione di alto valore artistico che riafferma come la Banda dell’Aeronautica rappresenti una vera ed eccellente orchestra di fiati, capace di trasformare ogni programma in una preziosa lezione di architettura sonora e rigore espressivo. Intenso l’omaggio al Maestro Luigi Avallone con la marcia sinfonica Smeralda che ha inaugurato il concerto e chiusa da un arrangiamento sempre del maestro vietrese di gemme della letteratura partenopea, quali Reginella, ‘O marinariello, ‘O sole mio e Funiculì, funiculà, attraverso cui la formazione ha schizzato un acquerello di fine Ottocento. Dopo la marcia sinfonica, che ha seguito quella splendida d’ordinanza di Alberto Di Miniello, il Maestro Cammarano ha scelto di eseguire la Sinfonia del “fiasco” buffo di Giuseppe Verdi “Un giorno di regno”, dall’ orchestrazione limpida ed efficacissima, caratterizzata da crescendo, strappate ritmiche decise e un uso del timbro che anticipa già la prontezza teatrale delle opere della maturità, con il primo flauto Luca Lombardi e l’ottavino di Paola Filippi, in bello spolvero. Desidereremmo che una formazione del genere ritornasse al repertorio classico, non so’ qualche pagina di Ottorino Respighi, che le bande non eseguono più, piegandosi a certo repertorio che certamente viene maggiormente incontro al pubblico che lo riconosce, ma mortifica un organico di tale levatura. Ecco l’immancabile Ennio Morricone con Nuovo Cinema Paradiso, ove su tutti si è elevato il sassofono contralto di Sebastiano Ventriglia, erede della scuola salernitana dei Maestri Francesco e Antonio Florio, ancia del ricordo per il love theme, dal legato e controllo unico, per il suono della melanconia. Ma la banda, oltre il Maestro Cammarano, parla un po’ salernitano, a cominciare dal clarinetto di Massimo Buonocore, Giuseppe Costa alle percussioni, Enzo Cozza fido flicornino del Maestro Vincenzo Cammarano, che abbiamo notato in sala insieme all’intera famiglia e la violinista Daniela, e ancora Emiliano Martino al flicorno soprano. La banda ha, quindi, messo a confronto due pagine orchestrali di straordinario impatto emotivo e virtuosistico: la suite da Robin Hood: Prince of Thieves di Michael Kamen e il poema sonoro The Last Letter from Murdoch di Masanori Taruya. Ottoni in evidenza per Robin Hood con gli squilli iniziali di corni e trombe hanno staccato il celebre tema principale con fierezza e precisione timbrica eccezionali. Nessuna sbavatura nelle entrate, con un suono caldo, solenne e mai arido o sforzato, quindi le figurazioni rapide ed estenuanti dei legni hanno garantito il costante motore ritmico e la tensione drammatica senza mai venire sopraffatte dalla possente sezione degli ottoni. Se con Kamen la banda ha sfoggiato muscoli e brillantezza, con il capolavoro per banda di Masanori Taruya l’ensemble ha dimostrato una matura sensibilità poetica e una profonda tenuta drammaturgica. L’incipit contemplativo, evocazione della lettera inviata dal primo ufficiale William Murdoch alla famiglia, ha visto protagoniste le sezioni dei legni. Il suono sottile, quasi sospeso, e l’espressività dei soli hanno creato un’atmosfera nostalgica di rara intensità, capace di ammutolire la sala. Il repentino cambio di registro — con il crescendo che descrive l’impatto con l’iceberg — è stato gestito con spaventosa efficacia dinamica. L’uso virtuosistico ed energico delle percussioni, unito all’incalzare serrato dei ritmi, ha reso palpabile la concitazione e il panico del tragico affondamento del 1912. Nel finale, il contrasto tra il caos del naufragio e la nobile rassegnazione al dovere del marinaio scozzese è emerso in un climax orchestrale maestoso e commovente, sostenuto da un legato profondo di tutta la famiglia dei bassi. Il crooner della banda Matteo Guarino, ha lasciato la sezione ottoni, per swingare sulla luna sulle tracce di Frank Sinatra sulle note di Fly Me to the Moon, e continuare con il “Cantina Band” (noto ufficialmente come “Mad structural/Cantina Band” o “Figrin D’an and the Modal Nodes”) composto da John Williams per la colonna sonora del IV episodio di Star Wars “Una nuova speranza”, datato 1977, tra la brillante combinazione di stilemi Ragtime e Dixieland degli anni ’30, riletti attraverso la lente caleidoscopica della fantascienza. Gli esecutori hanno sfoggiato una precisione ritmica impeccabile con la sezione fiati in dialogo con fraseggi serrati e ricchi di swing. Applausi e standing ovation per tutti e la richiesta di un bis un vero e proprio exercice de virtuosité, quel Rolling Thunder di Henry Fillmore, una marcia brillante e travolgente, considerata una delle composizioni più impegnative ed esaltanti per banda da concerto, datata 1916. Tempo di esecuzione velocissimo e l’energia inarrestabile. La caratteristica principale dell’opera è l’incredibile virtuosismo richiesto al registro grave, tromboni, euphonium, e abbiamo riconosciuto quello di Samuele Traficante e tuba, che esegue passaggi di semi-minime e crome estremamente veloci e tempestosi, i quali simulano proprio il “rombo del tuono”, mentre i legni e le trombe intrecciano contro-melodie squillanti e dal forte impatto ritmico. Saluto della madrina della manifestazione la grandissima ginnasta, la farfalla Milena Baldassarri che ha paragonato la musica, la sua arma allo sport e i saluti delle autorità, Giulio Mainini, Presidente Nazionale dell’Associazione Arma Aeronautica – Aviatori d’Italia, che ha fatto debuttare la moglie nel ruolo di presentatrice, il Generale di Squadra Aerea Alberto Biavati, comandante del Comando Aeronautica Militare Roma e il Generale di B.A. Urbano Floreani, Comandante dell’Istituto di Scienze Militari Aeronautiche di Firenze. Ieri mattina, al sole settembrino nella cornice di piazza della Libertà, la grande sfilata sulle note del grande repertorio marciabile eseguito dalla Banda, da Amici veri di Vincenzo Cammarano a Tricolore di Gesualdo Coggi, quindi, Gran Varietà di Antonio Petrillo, la splendida Vecchia Marcia di Alessandro Vessella e Parata d’Eroi di Francesco Pellegrino.