Battipaglia, Santomauro riabilitato dopo 12 anni - Le Cronache Cronaca
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Cronaca Battipaglia

Battipaglia, Santomauro riabilitato dopo 12 anni

Battipaglia, Santomauro riabilitato dopo 12 anni

Una vicenda giudiziaria lunga tredici anni, che ha segnato profondamente la storia politica e amministrativa di Battipaglia, torna al centro del dibattito cittadino. Con la sentenza numero 73/2026 della Prima Sezione Penale del Tribunale di Salerno, divenuta irrevocabile lo scorso 13 ottobre, si sarebbe chiuso definitivamente, secondo quanto comunicato dall’ex amministrazione comunale, il capitolo legato alle presunte infiltrazioni camorristiche che portarono allo scioglimento del Consiglio comunale nel 2014. Una decisione che l’ex sindaco Giovanni Santomauro e gli esponenti della sua amministrazione accolgono come il riconoscimento di una verità attesa per oltre un decennio. Al centro della vicenda il provvedimento adottato il 7 aprile 2014, quando il Governo dispose lo scioglimento del Consiglio comunale per presunti condizionamenti della criminalità organizzata. Una decisione che arrivò dopo l’interruzione dell’esperienza amministrativa guidata da Santomauro, in carica dal 24 giugno 2009 all’8 maggio 2013, e che ebbe pesanti ripercussioni sull’immagine della città. Secondo quanto riportato nella nota diffusa dall’ex amministrazione, la pronuncia del Tribunale di Salerno avrebbe riconosciuto l’insussistenza dei fatti e delle motivazioni poste alla base del provvedimento, escludendo che l’attività amministrativa dell’epoca fosse stata condizionata da infiltrazioni camorristiche. Una ricostruzione che, tuttavia, necessita di essere distinta dagli effetti giuridici della decisione: senza l’esame del testo integrale della sentenza non è possibile confermare che la pronuncia penale abbia formalmente annullato anche gli atti amministrativi di scioglimento adottati dal Governo e dal Presidente della Repubblica. Per Santomauro e gli ex amministratori, resta comunque il significato politico e morale di una vicenda che avrebbe compromesso non soltanto la reputazione dei protagonisti, ma anche quella dell’intera comunità battipagliese. Nella nota si parla di una «grave ingiustizia» e di una «falsa narrazione» che avrebbe accompagnato la città per oltre tredici anni, alimentando sospetti e pregiudizi nei confronti dell’amministrazione e del territorio. Particolarmente duro il giudizio sulle conseguenze che quella stagione avrebbe prodotto sul percorso di sviluppo cittadino. Secondo gli esponenti dell’ex amministrazione, l’interruzione dell’esperienza di governo avrebbe bloccato un progetto di risanamento e rilancio economico e sociale, impedendo la realizzazione di iniziative considerate strategiche per il futuro di Battipaglia. «L’8 maggio 2013 è stato brutalmente interrotto un percorso virtuoso», si legge nella nota, nella quale si sottolinea come la città abbia pagato un prezzo elevato in termini di immagine, opportunità di crescita e coesione sociale. Accanto alla soddisfazione per l’esito giudiziario, emerge anche l’amarezza nei confronti di quanti, secondo gli ex amministratori, non avrebbero difeso adeguatamente la città durante gli anni più difficili. Il riferimento è soprattutto ai rappresentanti istituzionali accusati di aver mantenuto il silenzio di fronte a una vicenda che avrebbe richiesto una presa di posizione a tutela dell’onorabilità della comunità battipagliese. Una critica che riapre inevitabilmente anche il confronto politico su una delle stagioni più controverse della storia amministrativa locale, segnata da tensioni, polemiche e profonde divisioni. Per l’ex amministrazione Santomauro, la pronuncia rappresenta dunque un punto di svolta e l’occasione per rivendicare la correttezza del proprio operato, chiedendo che venga restituita alla città un’immagine libera dai sospetti che l’hanno accompagnata per anni. «Oggi Battipaglia rialza la testa», è il messaggio conclusivo della nota, che individua nella decisione giudiziaria l’inizio di una nuova stagione di riscatto. Una vicenda destinata a riaccendere il dibattito pubblico, anche alla luce della necessità di chiarire nel dettaglio la portata della sentenza e le sue conseguenze sul piano amministrativo. Resta, intanto, la rivendicazione di chi, a distanza di tredici anni, chiede che venga riconosciuta una verità ritenuta fondamentale non soltanto per la propria storia personale e politica, ma per la dignità dell’intera città.