Orlando Santoro
La più antica università d’Europa e del mondo, abbraccia circa dodici secoli, dall’ VIII al XIX, e conobbe diverse fasi, da quella longobarda, a quella postmuratiana conclusasi con il Decreto De Sanctis del 16 febbraio 1861. Durante la sua esistenza, diverse furono le sedi di insegnamento e conferimento lauree, e queste erano ripartite secondo un ordine cronologico. Nei secc.VIII – XII la reggia di Arechi o le sue adiacenze; le “Antiche Scole” sul monte Bonadies costituenti la “Scola Salernitana” fuori della Porta S. Nicola della Palma, tra le quali ricordiamo quella del “celeberrimus medicinae professor nominatus magister Salernus” che, fiorito secondo il De Renzi dal 1140 al 1166, “medicinam Latinis de litera latina docebat in loco dicto bonae diei” con ogni probabilità, se non con certezza, i monasteri di S. Benedetto del sec. VIII, di S. Massimo del sec. IX; di S. Lorenzo del sec. X, di S. Nicola della Palma del sec. XI; secc.XI – XVIII la Cappella superiore e inferiore di S. Caterina nell’atrio ed ai piedi della scalinata marmorea del Duomo, ossia le odierne Sala San Tommaso e Sala San Lazzaro; il Duomo stesso, per le dispute dei dottorandi; la Schola Salerni che, secondo il Mazza, gli iatrofisici splendidamente costruirono sul “monte” e ancora in piedi ai suoi tempi, e quindi nel 1681, l’anno della pubblicazione della sua Historiarum; secc.XIV – XIX Epitome de rebus Salernitanisa, che rimase la principale sede fino al Decreto Murat 29 novembre 1811, anzi fino al 25 gennaio del 1812, ossia il cosiddetto Palazzo dell’ Antica Pretura, ubicato in Via Trotula De Ruggiero n. 27, meno noto con i nomi di Palazzo Copeta o Martucci o Clarizia; il “Palatium Civitatis”, ossia il “nostrum Salernitanum Palatium”, dai primi del ‘600 al 1811, anch’esso per le dispute dei dottorandi; alcune aule due del Seminario Arcivescovile dal 1742 allo stesso 1811; dopo il 1811, e fino all’aprile del 1861, alcune aule del Real Liceo ex grande Monastero di S. Maria Maddalena, oggi Convitto Nazionale “T. Tasso” con annessa Scuola Elementare e Media Statale, per ospitarvi le superstiti cattedre di Medicina e di Diritto. Sedi di conferimento delle lauree, in ordine cronologico e spesso in contemporaneità, furono: secc. VIII – XVI, Chiesa di S. Pietro a Corte, o Cappella Palatina, la sede più antica, già ai tempi di Arechi; la Cappella superiore di S. Caterina; il Duomo stesso, fino alla fine del ‘500; il “nostrum Salernitanum Palatium nei secoli XVII – XIX “, di cui parlano, e solo di esso, tutte le pergamene di laurea dai primi del ‘600 al 1811, che, è da identificare appunto con il “Palatium Civitatis”; talvolta la stessa casa del Priore, ad esempio la casa del Priore Metello Grillo: “in edibus Prioris, Ianuis apertis”. Di tutte queste sedi, rimangono ancora oggi , la Cappella Superiore e la Cappella inferiore di santa Caterina presenti nel Duomo di Salerno, che sono state col tempo destinate ad altri usi col nome di Sala San Tommaso, e Sala San Lazzaro; La chiesa di San Pietro a Corte, che fu appunto la cappella palatina, dello scomparso palazzo di Arechi, la vecchia Pretura, in via Trotula de Ruggero, 27. Le due aule dell’ex seminario Arcivescovile, oggi sede dell’Archivio storico, e del Museo Diocesano, nonché l’istituto superiore di Scienze Religiose, in Largo Plebiscito, dove la scuola chiuse i battenti. Il Palatium Civitatis, ovvero l’antico palazzo di città, detto Municipio Vecchio, ubicato in via dei Canali, ed anche le aule postmuratiane, dell’attuale Convitto Nazionale – Liceo T. Tasso. Il giuramento dei medici, sicuramente venne influenzato da quella celebre corporazione ereditaria di medici – sacerdoti dell’antica Grecia, tradizionalmente considerati i discendenti diretti di Asclepio, il dio della medicina. Il membro più illustre fu appunto Ippocrate , riconosciuto universalmente come il padre della medicina moderna. La città di Salerno, con la sua scuola medica , fu molto legata alla cultura greca, infatti fondava i suoi studi e le sue terapie sulle teorie di Ippocrate e Galeno, ricollegandosi idealmente alla grande tradizione della medicina dell’antica Grecia, e da qui la definizione di Salerno in “Hippocratica Civitas”. Coloro che erano insigniti del titolo di dottore dovevano seguire e mantenere diversi doveri deontologici, ed oltretutto erano sottoposti ad un esame molto complesso. Prima di tutto, i requisiti di ammissione erano basati su di un’età minima di 21 anni, la durata degli studi doveva essere di circa 7 anni di frequenza pubblica in medicina, secondo le leggi regie; inoltre, bisognava provare la legittimità della nascita e della buona condotta, tramite testimoni. Il candidato doveva superare un esame pubblico su alcuni testi cardini della cultura accademica dell’epoca: Tegni o Ars Medica di Galeno, i Canoni di Avicenna, gli Aforismi di Ippocrate, Fisica e Analitici Posteriori di Aristotele. Il giuramento, anticipava i moderni codici medici, unendo il giuramento di Ippocrate, ai precetti della controriforma cattolica, infatti ogni candidato aveva l’obbligo di curare i poveri gratuitamente, invitare il malato a confessarsi, poiché la guarigione dello spirito era considerata legata a quella del corpo. Il divieto di fare accordi segreti e speculativi con i farmacisti, per spartirsi i guadagni delle medicine, il divieto assoluto di procurare l’aborto o di avvelenare. Altri due principi fondamentali da rispettare, erano quelli di non opporsi all’Almo Collegio, e di non insegnare cose false e mendaci. L’Almo Collegio Medico Salernitano (o Almo Collegio Salernitano) rappresenta il corpo accademico indipendente della celebre Scuola Medica Salernitana. Mentre la Scuola era il luogo deputato all’insegnamento e alla cura, il Collegio era l’istituzione formale incaricata di esaminare i candidati e conferire il privilegio dottorale (la laurea), un’autorità ratificata fin dal 1231 dalle Costituzioni di Melfi dell’imperatore Federico II. Il Collegio era composto da un nucleo ristretto di medici anziani e presieduto dal Priore, il membro più anziano o eletto alla guida della corporazione. La consegna delle insigne, durante il rituale della laurea, era fortemente simbolica. Il libro chiuso indicava la conoscenza da custodire, il libro aperto il dovere di insegnarla e diffonderla. L’anello all’anulare sancisce il “matrimonio” simbolico dello studente con la scienza. La formula finale concede la Iubilatio o licentia ubique docendi, cioè il diritto di esercitare la professione in tutto il mondo. Con il decreto del 29 novembre 1811 (n. 1146), Gioacchino Murat emanò il nuovo ordinamento per la pubblica istruzione nel Regno di Napoli, sancendo la chiusura dell’antica Scuola Medica Salernitana e l’organizzazione generale degli studi e trasferì definitivamente il potere di conferire le lauree, all’Università di Napoli. Una delle frasi più celebri del Regimen Sanitatis Salernitanum recitava, ” Se ti mancano i medici, siano per te medici queste tre cose: l’animo lieto, la quiete e la moderata dieta. Da qui è nata la ricerca, la scienza medica fatta di personaggi illustri, come Costantino l’Africano, Garioponto, Trotula de Ruggero, Alfano I, e tanti altri, che hanno reso questa Scuola una delle istituzioni più importanti e celebri, del mondo occidentale, che attraverso tre grandi fasi storiche, ha potuto dare un grande contributo alla scienza ed appunto, alla medicina.






