di Raffaella D’Andrea
La crisi dei trasporti non si ferma ai campi e non riguarda soltanto chi produce ortaggi. Le ripercussioni raggiungono la ristorazione, il comparto caseario e il mercato florovivaistico, coinvolgendo attività diverse, accomunate dalla difficoltà di far arrivare i propri prodotti a destinazione e di sostenere i costi di gestione. A Ceraso, nel Cilento, l’Osteria del Notaro cerca di proseguire l’attività puntando sulla stagionalità e sulle materie prime ancora reperibili sul territorio. A pesare sono anche i prezzi di alcuni ingredienti: secondo quanto riferito, i pomodorini sarebbero arrivati a costare tra i nove e i dieci euro al chilo anche presso alcuni produttori locali. Un dato che merita di essere approfondito, considerando le differenze legate alla varietà, alla qualità e al mercato di riferimento. A Pomigliano d’Arco, lo chef Daniele Unione di J’adore deve fare i conti con una disponibilità più limitata di ingredienti, ma anche con un altro problema: la diminuzione dei clienti. Tra il costo del carburante e le difficoltà negli spostamenti, anche raggiungere un ristorante può diventare una scelta da rimandare. Così, alle difficoltà di approvvigionamento si aggiunge il rischio di una contrazione dei consumi. A Salerno, la situazione non è diversa, come racconta lo chef Riccardo Cannizzaro. Fino al fine settimana, spiega, non hanno particolari problemi di approvvigionamento, ma a mancare è la clientela. Il motivo è legato alle spese sostenute dalle famiglie per far fronte all’emergenza: «Chi ha due auto in casa ha fatto il pieno di carburante e magari anche una spesa più consistente per fare scorta. Il budget familiare è stato assorbito da queste necessità e, in questo momento, per andare al ristorante restano meno soldi» . Una difficoltà che evidenzia come le conseguenze della crisi non riguardino soltanto la disponibilità delle merci, ma anche la capacità di spesa delle persone, con ricadute dirette sulle attività della ristorazione. Sul fronte caseario, invece, arriva un segnale di ripartenza. I caseifici contattati stanno preparando il ritorno alla piena produzione, previsto da domani, dopo i problemi di commercializzazione registrati nei giorni precedenti e lo sblocco dei trasporti. Il latte è già stato acquistato dagli allevatori e deve essere lavorato: fermarsi significa mettere a rischio non soltanto la vendita del prodotto finito, ma anche l’equilibrio dei rapporti con chi fornisce la materia prima. A Pompei, intanto, anche i fiori aspettano di partire. Al mercato florovivaistico, tra scaffali e carichi pronti per la distribuzione, la preoccupazione riguarda soprattutto i crisantemi, il fiore simbolo della ricorrenza dei defunti. La produzione viene programmata con mesi di anticipo e proprio in queste settimane si concentra una parte importante delle vendite del settore. «Il crisantemo è il fiore del momento: lo produciamo da sei mesi per rendere omaggio ai nostri cari defunti», raccontano dal mercato. A una settimana da Ognissanti, i carichi sono pronti, ma i ritardi nei trasporti rischiano di compromettere la distribuzione nel momento più importante della stagione. Il problema è il tempo. Trascorsi tre o quattro giorni senza essere venduti, spiegano gli operatori, i fiori possono perdere le caratteristiche necessarie per la commercializzazione e rischiare di finire al macero. Dietro ogni carico ci sono mesi di lavoro, gli investimenti delle aziende, l’impegno degli operai e quello di tanti piccoli produttori. Intanto, gli operatori segnalano costi già aumentati e temono che il blocco delle consegne possa compromettere una stagione commerciale decisiva. Ortaggi, ingredienti per la ristorazione, latte, formaggi e fiori raccontano così le diverse facce della stessa emergenza. Quando la distribuzione si interrompe o rallenta, le conseguenze non restano circoscritte a un singolo comparto: raggiungono le imprese, i lavoratori e, infine, i consumatori. Perché dietro ogni prodotto che non arriva sugli scaffali o non raggiunge il mercato c’è una filiera di persone che ha già sostenuto costi e investimenti e che ora rischia di non riuscire a recuperare il proprio lavoro.








