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Gregge, ecco le criticità

Gregge, ecco le criticità

di Erika Noschese

Non soltanto testimonianze di ex appartenenti, lettere e contestazioni. Nuovi elementi si aggiungono all’inchiesta de Le Cronache sull’Opera del Gregge del Bambino Gesù. A riaccendere i riflettori sull’associazione religiosa è il resoconto, pubblicato sul blog “Extra Gregem” dedicato alla vicenda, dell’incontro del 18 ottobre 2024, durante il quale i tre commissari nominati dall’arcivescovo Andrea Bellandi illustrarono agli associati le conclusioni del lavoro svolto nei mesi precedenti. Una ricostruzione che restituisce un quadro articolato delle criticità riscontrate, dalla formazione religiosa alla gestione dell’associazione, fino ai rapporti con le parrocchie e alle pratiche liturgiche. L’incontro si svolse nei locali dell’Opera a Pagliarone, alla presenza di soci e aderenti. A illustrare il lavoro furono monsignor Erasmo Napolitano, monsignor Pasquale Silvestri e don Antonio Russo. Secondo quanto riportato dal blog, il 1° ottobre 2024 la terna aveva consegnato all’arcivescovo una relazione contenente gli elementi raccolti e alcune proposte per il futuro dell’associazione. Complessivamente sarebbero state ascoltate 121 persone, tra cui l’arcivescovo emerito monsignor Luigi Moretti, Lucia Salito, 24 sacerdoti, due diaconi permanenti e 14 seminaristi. Un lavoro che, stando alla ricostruzione, avrebbe consentito ai commissari di raccogliere testimonianze e valutazioni differenti sulla vita della comunità. Il resoconto riconosce anche diversi aspetti positivi dell’Opera, dall’intensa attività di preghiera all’impegno caritativo, passando per l’assistenza alle persone in difficoltà e il senso di fraternità tra gli appartenenti. Accanto a questi elementi, tuttavia, emergono questioni particolarmente delicate. Una delle criticità principali riguarda il concetto di obbedienza. Secondo il blog, i commissari avrebbero rilevato una concezione della fede caratterizzata da un affidamento totale, che in alcuni casi rischierebbe di trasformarsi in un’obbedienza priva di spirito critico. Durante gli incontri sarebbero state riferite espressioni come «obbediamo, non chiediamo» e «si obbedisce e basta». Parole che richiamano alcune delle testimonianze già raccolte da Le Cronache, nelle quali ex appartenenti hanno raccontato presunte dinamiche di condizionamento nelle scelte personali e religiose. Un altro punto riguarda la formazione spirituale e il ruolo attribuito alle parole di Caterina Tramontano, figura storicamente legata all’esperienza del Gregge. Secondo il resoconto, i commissari avrebbero evidenziato un’eccessiva centralità delle espressioni attribuite alla donna rispetto alla Sacra Scrittura e al Magistero della Chiesa. Particolarmente significativo il riferimento ad alcune dichiarazioni raccolte durante gli incontri. Un interlocutore avrebbe sostenuto che le parole attribuite a «zia Rina» rappresentassero un aggiornamento del Vangelo, mentre un altro avrebbe affermato: «A noi bastano le parole, il resto è superfluo». Si tratta di posizioni riferite da singole persone, che non possono essere automaticamente estese all’intera associazione, ma che avrebbero suscitato interrogativi sulla formazione religiosa impartita agli aderenti. Proprio per questo, i commissari avrebbero proposto all’arcivescovo l’istituzione di una commissione di esperti incaricata di esaminare gli scritti e la vita di Caterina Tramontano, oltre alle esperienze spirituali attribuite a Lucia Salito, con l’obiettivo di ottenere un pronunciamento ecclesiastico chiaro. Il resoconto affronta anche il contrasto tra l’associazione e gli eredi di Caterina Tramontano. Durante l’assemblea sarebbe stata richiamata una comunicazione formale inviata dall’avvocato Francesco Albano, figlio della donna, contenente la richiesta di non utilizzare più il nome della madre in relazione all’Opera. Secondo il blog, la comunicazione non sarebbe mai stata trasmessa agli associati, nonostante una richiesta formale. Una circostanza che necessita di ulteriori verifiche. Sotto osservazione anche la gestione dell’associazione. I commissari avrebbero segnalato la presenza di persone appartenenti allo stesso nucleo familiare negli organi direttivi e tra i responsabili di alcune realtà collegate. Pur non essendo prevista un’incompatibilità dallo statuto, sarebbe stata auspicata una revisione delle regole interne, con limiti alla presenza di familiari negli organismi di gestione e alla durata degli incarichi. Altre criticità riguarderebbero i rapporti con le parrocchie. Alcuni interlocutori avrebbero descritto una comunità percepita come chiusa, poco coinvolta nelle iniziative diocesane. Tra le motivazioni riferite per la mancata partecipazione alle celebrazioni parrocchiali figurerebbero espressioni come «il sacerdote non è dei nostri» oppure «il Signore non lo ha scelto». Sarebbe emersa, inoltre, la percezione di appartenere a un gruppo di persone particolarmente elette dal Signore. Non meno delicato il capitolo delle pratiche liturgiche. Secondo quanto pubblicato, i commissari avrebbero acquisito i pareri dell’Ufficio liturgico diocesano, che avrebbe segnalato alcune irregolarità nella cappella dell’associazione e nelle preghiere utilizzate. Tra le questioni richiamate figurerebbero la collocazione impropria di reliquiari sull’altare, la presenza di numerose immagini sacre e l’utilizzo di un libretto di preghiere privo dell’imprimatur ecclesiastico. Particolarmente significativo il riferimento all’invocazione pubblica «Zia Rina e don Peppino pregate per noi» e all’esposizione della fotografia di Caterina Tramontano sull’altare. Pratiche che, secondo la ricostruzione delle valutazioni dei commissari, sarebbero state considerate non conformi alla disciplina liturgica, alla luce del canone 1187 del Codice di diritto canonico, relativo al culto pubblico dei santi e dei beati. Il documento affronta anche le divisioni interne sorte dopo l’uscita di don Emmanuel Vivo, rispetto alle quali i commissari avrebbero auspicato un confronto capace di ricomporre le contrapposizioni. Al termine del commissariamento sarebbero state formulate diverse proposte, dalla revisione delle regole associative al rafforzamento della formazione religiosa, fino all’approfondimento delle esperienze spirituali legate alle figure di riferimento dell’Opera. Le elezioni del nuovo consiglio direttivo erano state annunciate per il 15 dicembre 2024. È proprio su quanto accaduto successivamente che restano aperti gli interrogativi più importanti. Quali indicazioni dei commissari sono state effettivamente recepite? È stata istituita la commissione per il discernimento degli scritti di Caterina Tramontano? Sono state modificate le pratiche liturgiche segnalate? E quali interventi sono stati adottati per migliorare i rapporti con le parrocchie? Domande che assumono ulteriore rilevanza alla luce della lettera dell’arcivescovo Bellandi del 26 marzo 2025 e delle testimonianze emerse nel corso dell’inchiesta de Le Cronache. Il resoconto pubblicato dal blog, che non equivale alla relazione ufficiale dei commissari, non consente di stabilire se le criticità individuate nel 2024 siano state superate. Offre, tuttavia, ulteriori elementi di approfondimento su una vicenda che continua a sollevare interrogativi. Resta dunque centrale la necessità di conoscere quali provvedimenti siano stati effettivamente adottati dall’autorità ecclesiastica e quale sia oggi la situazione dell’Opera del Gregge del Bambino Gesù. Risposte che richiedono un confronto con la Curia, l’associazione e la documentazione ufficiale del commissariamento.