di Angelo Parisi
Ci sono due modi di raccontare Salerno. Il primo è quello patinato delle fiere del turismo, delle brochure patinate, dei cartelloni promozionali e dei grandi numeri rivendicati con orgoglio durante la stagione dei grandi eventi (1,3 milioni di euro di tassa di soggiorno: Una cifra record incassata nei primi 7 mesi del 2026 (fino a metà luglio), che segna un incremento di circa il 37,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, configurandosi come il dato più alto registrato nell’ultimo decennio; Flussi turistici straordinari (Dati Istat completi dell’ultimo anno solare): Un bilancio complessivo che sfiora 1,6 milioni di arrivi (+13%) e oltre 6,4 milioni di presenze (+23,1%), posizionando Salerno al vertice della crescita tra tutti i capoluoghi campani; Oltre 225.000 arrivi e 520.000 pernottamenti concentrati solo nella prima metà del 2026, a dimostrazione di una destagionalizzazione e di una permanenza media dei visitatori sempre più prolungata). Questi dati sono la dimostrazione che Salerno vuole competere con le grandi mete del Mediterraneo, che si propone come porta d’ingresso ideale per la Costiera Amalfitana e il Cilento, capace di attrarre visitatori da ogni parte del mondo. Poi, però, c’è la seconda Salerno: quella dei residenti, dei commercianti di quartiere, delle strade periferiche e dei servizi essenziali che arrancano non appena si spengono le luci dei riflettori del centro. Entrambe queste realtà esistono, ma il rischio — sempre più evidente — è che la seconda finisca per minare irrimediabilmente la credibilità della prima. Il turismo contemporaneo non è più un semplice affare di monumenti da fotografare o di paesaggi da ammirare dal finestrino di un autobus. Oggi il turista cerca l’esperienza complessiva di una città: valuta la qualità dell’aria, la pulizia dei marciapiedi, la frequenza dei trasporti pubblici, la sicurezza delle strade e persino lo stato di manutenzione delle aree verdi e dei corsi d’acqua. In una parola, valuta la vivibilità. E qui casca l’asino. Perché se un visitatore trova il centro storico tirato a lucido, ma basta girarsi alle spalle o facendo una passeggiata verso la zona orientale per imbattersi in asfalto colabrodo, erbacce e micro-discariche a cielo aperto, la narrazione della “città ideale” crolla all’istante. Non si può pensare di costruire un’economia turistica solida e duratura lavorando solo sulle “vetrine” e dimenticando i “retrobottega”. Accogliere non significa solo installare luminarie o moltiplicare i posti letto nelle strutture extralberghiere. Accogliere significa offrire una città che funziona prima di tutto per chi la abita ogni giorno. Un quartiere pulito, ben illuminato, con strade sicure e mezzi efficienti è un beneficio diretto per il residente, ma diventa automaticamente il miglior biglietto da visita per il viaggiatore. Puntare sul turismo richiede una visione d’insieme che vada oltre la logica del grande evento o della misura d’emergenza. Serve la manutenzione ordinaria, costante, capillare. Serve decoro in ogni singolo rione, dal Carmine a Pastena, fino alle frazioni collinari. Tuttavia, sarebbe ingiusto non riconoscere il percorso compiuto finora. Rispetto al passato, è innegabile che tante cose pian piano si stiano muovendo nella direzione giusta: dagli sforzi per la bonifica dei corsi d’acqua alla riqualificazione di diversi spazi pubblici, fino a una crescente attenzione verso la promozione del brand Salerno su scala internazionale. I cantieri aperti e le iniziative messe in campo dimostrano che la volontà di cambiare passo esiste e che i frutti di questo lavoro iniziano gradualmente a vedersi. La sfida per il futuro resta quella di dare continuità e capillarità a questo processo. Con la giusta pazienza, una programmazione costante e la collaborazione di tutti, Salerno ha tutte le carte in regola per essere una capitale dell’accoglienza, ma deve smettere di rincorrere la sola immagine pubblica per iniziare a prendersi cura del proprio tessuto urbano profondo. Perché una città è davvero turistica solo quando è, prima di tutto, a misura dei propri cittadini.







